Giuliano Bigoni

Giuliano Bigoni MOSTRA FOTOGRAFICA

26/12/2024
08/04/2024

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03/03/2024

Era un rischio concreto, come aveva scritto il FattoQuotidiano, ed è successo. Denis Verdini torna in carcere. All’ex senatore di Ala è stata revocata la detenzione domiciliare dal tribunale di sorveglianza di Firenze.

A Verdini era stato contestato di aver violato le prescrizioni del tribunale di sorveglianza partecipando a tre cene in ristoranti della capitale, mentre scontava nella villa di Pian dei Giullari la condanna definitiva a 6 anni per il crac del Credito Cooperativo Fiorentino.

25/11/2023

Santanchè rilancia se stessa. Altro che lo scandalo Visibilia: la premier, La Russa e Lollobrigida corrono dalla ministra al Forum internazionale del Turismo. E da quest’altare la Pitonessa concede la grazia al sodale Francesco Lollobrigida, cui ora tocca lo stesso momentaccio capitato a lei in estate (a settembre Meloni era pronta a mollarla) e che qui prende il solenne impegno, annunciando di non candidarsi alle europee.

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16/11/2023

Cento milioni di euro distribuiti scientificamente nella maggioranza, come un manuale Cencelli in base ai risultati elettorali. Meloni vuole evitare emendamenti alla legge di Bilancio: prende forma l’idea di una legge “mancia” collegata alla Manovra.

Dopo giorni di assedio, martedì notte Israele è entrato in forza nell’ospedale Al-Shifa, giustificando l'attacco con informazioni di intelligence, non diffuse. L’Idf fa saltare in aria il Parlamento di Gaza. E c'è ancora stallo sull'accordo per lo scambio di ostaggi.

Scontro frontale alla Camera tra Tajani e Conte: il leader M5s accusa il governo di “pavidità” e “codardia” per essersi astenuto sulla risoluzione dell’Onu e per non aver sospeso le forniture di armi a Israele. Crosetto: “Parla senza conoscere”.

Alla fine Salvini ha raggiunto l’obiettivo: la precettazione ha costretto la Cgil e la Uil a fare un passo indietro. Lo sciopero dei trasporti durerà solo 4 ore. Ma Landini e Bombardieri avvertono: “Valutiamo ricorsi, Salvini non ci fermerà”.

FdI presenterà oggi un emendamento al disegno di legge delle opposizioni sul salario minimo: una delega al Parlamento di stabilire una cornice normativa per un eventuale decreto legislativo. “Prendono altro tempo”, sbotta il Pd.

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21/04/2023

Un mese alla Festa dello Sport! Dal 19 al 21 maggio il Porto Antico si trasformerà nel villaggio sportivo più grande e affascinante d’Italia.

Benigni Renzi peggio del Pacciani e Lotti
15/02/2023

Benigni Renzi peggio del Pacciani e Lotti

Vi invito a leggere questo pezzo splendido, anti-conformista e coraggioso su Sanremo scritto da Tomaso Montanari per Il Fatto Quotidiano

"L’inquietante sensazione è che il marketing di Sanremo si sia mangiato proprio tutto: perfino il presidente della Repubblica, voluto e acquisito al Festival dall’onnipotente manager di Amadeus e Benigni, in una indecorosa “privatizzazione” della massima magistratura repubblicana, all’insaputa degli organi di governo del servizio (già) pubblico.

Del resto, la forza di Sanremo è questa: essere sempre, nel bene e nel male, lo specchio fedele dello stato delle cose. Ed è innegabile che l’imbarazzante rappresentazione della nostra eterna società di corte, col sovrano benedicente in persona e l’aedo osannante, sia stata terribilmente efficace: proprio perché capace di raccontarci per come siamo veramente, al di là delle intenzioni dei protagonisti. Per la stessa ragione, il preteso inno d’amore di Roberto Benigni è stato così imbarazzante: perché la Costituzione è tutto tranne che uno strumento di celebrazione del potere costituito. La Carta – diceva Piero Calamandrei – “è una polemica contro il presente, contro la società. Perché quando l’articolo 3 vi dice ‘È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana’ riconosce con ciò che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto, e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione! Un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare”.

Ebbene, la retorica fluviale di un Benigni autoridottosi a cantore dello stato delle cose è esattamente il contrario di queste parole acuminate: la Costituzione viene depotenziata, messa al guinzaglio, normalizzata. Diventa un bel sogno, del tutto inconferente con una realtà che, anno dopo anno, la contraddice sempre più profondamente. Bisognerebbe ricordare, allora, che la Costituzione è “sorella” di chi si batte davvero per farla rispettare e attuare: non di chi assiste inerte a questa deriva, rimanendo al potere da decenni. Altrimenti nulla rimane della “rivoluzione promessa” che, sempre secondo Calamandrei, vi è racchiusa: la Carta diventa un soprammobile trasmesso per via ereditaria, un innocuo sedativo utile ad addormentare del tutto le coscienze.

L’apice dell’ipocrisia si è toccato nel passaggio sulla prima parte del primo comma dell’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra”. “Il verso di una poesia, una scultura”, l’ha definita Benigni, esaltandone “la forza, la bellezza, la perentorietà”, e concludendo che “se questo articolo lo avessero adottato le altre Costituzioni del mondo non esisterebbe più la guerra sulla faccia della Terra”. Fosse stato presente un bambino, uno di quelli capaci di dire che il re è n**o, avrebbe potuto urlare che non basterebbe affatto che altri Paesi adottassero questo articolo: lo dovrebbero poi anche attuare! Perché se lo facessero con la stessa coerenza dell’Italia, allora le guerre sarebbero ben lungi dallo scomparire.

Un anno fa, al tempo dei primi invii di armi all’Ucraina aggredita dalle truppe di Putin, i costituzionalisti si divisero tra chi riteneva quell’aiuto compatibile con l’articolo 11 e chi invece riteneva che fossimo fuori dalla Costituzione. Tutti, però, concordavano che se quell’invio non fosse stato immediatamente accompagnato da una forte azione diplomatica allora si sarebbe configurata la situazione di una risoluzione di una controversia internazionale solo attraverso l’uso della forza. Che è esattamente ciò che la Costituzione vieta: ed è anche esattamente ciò che, purtroppo, è poi puntualmente successo. Ci possono essere ben pochi dubbi, oggi, sul fatto che il continuo invio di armi, e la nostra partecipazione a un fronte occidentale che prolunga la guerra come mezzo per contrastare l’influenza di Russia e Cina, sia contrario allo spirito e alla lettera della Costituzione. Appare chiaro che l’Italia non sta lavorando per la pace, ma per la “vittoria” contro Putin: ciò che la Costituzione ci proibisce di fare! La guerra, insomma, non la stiamo affatto ripudiando: come dimostra a usura la presenza di un esponente di spicco dell’industria delle armi al ministero della Difesa.

Non è la prima volta che accade, purtroppo. Nel 1999 il primo governo D’Alema (di cui Sergio Mattarella era vicepresidente del Consiglio; per poi passare alla Difesa nel secondo dicastero D’Alema) partecipò a una guerra illegittima sia per la Carta dell’Onu sia per la nostra Costituzione. Non c’è da stupirsi: la logica del potere non è la logica della Costituzione. Quel che invece deve stupirci, e indignarci, è l’ipocrisia con cui un artista si piega al servo encomio e alla propaganda che tutto questo vorrebbe nascondere. “L’arte e la scienza sono libere”, dice la Costituzione: ma se sono gli artisti a consegnarsi a una servitù volontaria, allora per l’ennesima volta quelle parole rimangono inerti.

Indirizzo

Livorno
57122

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