18/06/2026
Questa testimonianza straziante inviata a Nessuno tocchi Caino, descrive il livello di civiltà di un Paese una volta noto come la “culla del Diritto” e che oggi del Diritto è diventato la tomba.
Letteralmente. Il carcere non è solo una parte, è la parte per il tutto di un Paese, la cifra della sua civiltà, della sua umanità, della sua “cristianità”. Filippo Turati definiva il carcere il “cimitero dei vivi”. Il , il carcere duro, è un cimitero e basta o peggio: una tomba senza fiori, senza lacrime, senza pietà. Leggete questa storia e poi dite se possiamo considerarci uno Stato Civile, se possiamo dire di essere umani, se possiamo ancora affermare che “non
possiamo non dirci cristiani”.
Così Sergio D'Elia introduce la testimonianza di Gesuela Commisso pubblicata oggi da L'Unità che ti invitiamo a leggere.
Tu cosa ne pensi?