15/05/2026
Insegnare il potere delle parole.
Quando svolgo le lezioni di graphic design, per chi è nella fase della consulenza o all prima lezione, una domanda che sorge spesso è: "Ma se io non so disegnare, posso comunque fare il graphic designer?"
Spesso la figura del designer viene confusa con quella dell'illustratore: certo, sicuramente avere una mano allenata può aiutare, tuttavia non risulta essenziale.
Tornando alla domanda, quando mi viene posta, racconto della mia esperienza come visual designer, prima con una dose di autoironia, poi con consapevolezza: condivido l'aneddoto di un mio disegno di mani, che avevo fatto nel periodo dell'accademia, dove in famiglia e tra amici, talmente era brutto, che è diventato un meme; per poi passare ad un racconto più profondo.
"Non ho ancora imparato a disegnare in modo realistico, tuttavia lavoro come designer... Ma senti come suona diverso? Non dico non sono capace, dico che non lo so ancora fare"
Non è limitante, non è deciso.
È uno stato attuale, che può essere cambiato a nostra scelta.
Stessa cosa con la fotografia, spesso i miei studenti finiscono per demoralizzarsi, perché si trovano nell'era del tutto e subito: se dopo un mese di corso non sanno ancora fare fotografia, si demoralizzano.
Semplicemente non hanno ancora imparato, ma loro si etichettano dicendo che non sono capaci, non sono portati.
E qui entrano in gioco tante altre dinamiche, che possono portare all'auto sabotaggio: la fretta, il perfezionismo inesistente, il non credere in sé stessi.
Tutte queste dinamiche personali, possono avere un sano punto di partenza: come parliamo a noi stessi.
Le parole che ripetiamo a noi stessi, plasmano completamente il nostro modo di pensare e di agire: questo l'ho imparato tanto grazie al mio caro amico e life coach Simone Bontempi
Passare dal “non sono capace” al “non lo so ancora fare” sembra una sfumatura, ma in realtà cambia tutto.
Perché le parole non descrivono soltanto chi siamo: spesso decidono anche chi diventeremo.