I Grandi Fotografi del Novecento

I Grandi Fotografi del Novecento Le vite, gli scatti e le opere più importanti dei Fotografi che hanno segnato la storia del '900.

Incontri online e in presenza, in collaborazione con associazioni fotografiche e culturali.

“GLI OCCHI DELL’ODIO”. Tra la foto di sinistra e la foto di destra ci sono milioni di morti. Il soggetto è sempre lo ste...
27/01/2025

“GLI OCCHI DELL’ODIO”.
Tra la foto di sinistra e la foto di destra ci sono milioni di morti.
Il soggetto è sempre lo stesso: Joseph Goebbels, ministro della propaganda Nazista.
Il fotografo, anche: Alfred Eisenstaedt. Attenzione al suo cognome.

In quel giorno di settembre del 1933, Goebbels è a una riunione della Lega delle Nazioni a Ginevra. Eisenstaedt, fotoreporter tedesco che stava muovendo i primi passi di una carriera poi straordinaria, se lo trova davanti: il fotografo sa chi è Goebbels, ma Goebbels non sa – ancora - chi sia il fotografo. Nel primo scatto, Goebbels ne esce quasi allegro, spensierato, in un primo piano leggero e sorridente. Sembra un volto qualunque in un pomeriggio di sole.

Poi, probabilmente, qualcuno dello staff di Goebbels gli ricorda il nome – anzi, il cognome – del fotografo. Cognome di evidente origine ebraica.

La seconda foto è il volto di un nazista che sa che un ebreo lo sta fotografando. La seconda foto passerà alla storia come “Gli occhi dell’odio”.

Eistenstaedt ricorderà quel momento con queste parole: “Lo trovai seduto da solo ad un tavolo pieghevole sul prato dell’hotel. Lo fotografai a distanza senza che lui se ne rendesse conto (la prima immagine sorridente). Come reportage documentario l’immagine può avere un certo valore: essa suggerisce il suo distacco. Più tardi lo trovai allo stesso tavolo circondato da assistenti e guardie del corpo. Goebbels sembrava così piccolo, mentre le sue guardie del corpo erano enormi. Camminai vicino al tavolino e lo fotografai. Fu orribile, mi guardò con un’espressione piena d’odio. Il risultato fu una fotografia fortissima. Mi guardò con occhi intrisi d’odio e si aspettò che mi dileguassi, ma non lo feci. Se ho una macchina fotografica in mano non conosco la paura”.

Alfred Eisenstaedt fuggirà presto dalla Germania nazista nel 1935, per affermarsi negli Stati Uniti come uno dei più grandi fotoreporter di LIFE e regalandoci momenti indimenticabili – e decisamente più “leggeri” – di quel pomeriggio gelido del settembre 1933.

ACCADDE OGGI. 60 anni fa se ne andava Winston Churchill. Ecco la storia della celebre foto di Yousuf Karsh, “The Roaring...
24/01/2025

ACCADDE OGGI. 60 anni fa se ne andava Winston Churchill. Ecco la storia della celebre foto di Yousuf Karsh, “The Roaring Lion”
“Tu sei in grado di far sì che un leone ruggente stia fermo per essere fotografato”. Ecco le parole di Churchill da cui nasce il titolo di questa foto.
Siamo nel 1941: Winston Churchill ha appena terminato il suo discorso presso la Camera dei Deputati canadesi, a Ottawa. Viene informato dal suo staff che dovrà posare per un ritratto con il fotografo canadese di origini armene Yousuf Karsh. Churchill non la prende bene, non lo avevano preallertato. È terribilmente irritato, ma si concede. Punta l’obiettivo con sguardo severo, di sfida, ma soprattutto con estrema irritazione. Il motivo? Lo racconta lo stesso Karsh: “Appena arrivato davanti alla macchina fotografica, si Churchill accese un sigaro fresco, lo sbuffò e poi cedette magnanimamente: "Puoi scattarne giusto una" – mi disse. Il sigaro di Churchill era sempre presente. Allora gli ho allungato un posacenere, ma non lo ha minimamente considerato. Ho aspettato….continuava a masticare energicamente il suo sigaro. Ho aspettato ancora. Poi ho fatto un passo verso di lui e, senza premeditazione ma sempre con rispetto, gli dissi: «Forgive me, Sir» e gli strappai il sigaro dalla bocca.
Quando sono tornato alla mia macchina fotografica, sembrava così bellicoso che avrebbe potuto divorarmi. Fu in quell'istante che scattai la fotografia".

Esiste anche un secondo scatto, con un Churchill più sorridente. Forse, aveva riavuto il suo inseparabile sigaro...

Sono tantissimi i ritratti di Yousuf Karsh a personaggi che hanno fatto la storia: Fidel Castro, Ernest Hemingway, Mohamed Alì, Einstein, Jung, Picasso. Si possono vedere sul suo sito ufficiale: https://karsh.org/overview/portraits/

Non perdetevi infine questo racconto di Karsh (e la bellissima pagina) di Giuseppe Cicozzetti per Scriptphotography! https://www.facebook.com/scriptphotography/posts/552938638495353

[© Yousuf Karsh, The Roaring Lion, 1941]

Semplicemente Giovanni Chiaramonte, dal suo "Ultima Sicilia". Un libro meraviglioso di un fotografo italiano da riscopri...
22/01/2025

Semplicemente Giovanni Chiaramonte, dal suo "Ultima Sicilia". Un libro meraviglioso di un fotografo italiano da riscoprire ogni giorno.

“...La dolcezza del tuo cuore aperto e sensibile è visibile ovunque ti sei fermato: ogni portone e ogni gesto ti ha dato qualcosa da cogliere e custodire, fosse anche insignificante o momentaneo. Si vede quanto tutto fosse importante per te; come nella seconda immagine, quella del bambino che attraverso le rovine ti guarda negli occhi, in un confronto del “sé” dell’uno con il “sé” dell’altro, in un incontro diretto quasi non ci fosse in mezzo l’obbiettivo. La trasparenza di questo sentimento ti accompagna attraverso gran parte delle fotografie… Caro Giovanni, credo che il tuo libro in bianco e nero sia sensazionale. Tenero, sapiente, cordiale, acuto, triste, pieno di gioia; un giovane che apre gli occhi, come per la prima volta, sulle meraviglie del mondo ordinario e che guarda ogni cosa come fosse un’istantanea tratta dal gran film della vita che stava scorrendo davanti ai suoi occhi. Sono felice di poter scrivere qualcosa che celebri quest’opera senza tempo della tua giovanile e gioiosa passione per il mondo di fronte a te.” - Joel Meyerowitz

http://www.giovannichiaramonte.com/ultima-sicilia/
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Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, un terremoto di magnitudo 6.4 colpì la Valle del Belìce in Sicilia orientale...
14/01/2025

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, un terremoto di magnitudo 6.4 colpì la Valle del Belìce in Sicilia orientale, nelle province di Trapani, Agrigento e Palermo. Il sisma causò la morte di 296 persone, provocò 1000 feriti e lasciò 100 mila sfollati. Tra i paesi colpiti, Gibellina fu ricostruita grazie all'arte contemporanea, per iniziativa del sindaco Ludovico Corrao. Artisti, letterati e architetti di fama mondiale, inclusi Alberto Burri, contribuirono alla ricostruzione e Burri realizzò il monumento Grande Cretto sulle rovine. Invitato, insieme ad altri artisti dal sindaco Corrao, l’artista volle la sua opera nella vecchia città lacerata, ricoprendola con una distesa di cemento, a tenere salde le materie e i ricordi. Il Cretto si fa così toccante testimone ed eterno custode della Storia e delle persone che in quei luoghi hanno vissuto, sancendo un legame tra il bisogno di elaborazione del trauma e lo scenario storico in cui esso si materializza, antico e mitico.

Cinquant’anni dopo, il fotografo Aurelio Amendola, Massimo Recalcati e Magonza Editore hanno lavorato a un libro sul Grande Cretto di Gibellina. Nelle parole di Recalcati: «Il Cretto di Gibellina di Burri non è solo un gesto umanissimo di pietas. Non si limita a commemorare poeticamente una tragedia. Esso mostra il valore profondo che accompagna l’azione dell’arte in quanto tale: la morte non è l’ultima parola sulla vita, la forma dell’opera salva il mondo dal puro orrore».

Nel volume, una ricca selezione di inedite immagini in bianco e nero di Aurelio Amendola, custode dell’archivio fotografico più ricco di Alberto Burri, in una reinterpretazione nuova ed esaustiva, dopo il completamento nel 2015, del Grande Cretto di Gibellina.

Addio a Oliviero Toscani. A 82 anni se ne va uno dei più conosciuti fotografi italiani, noto per le pubblicità di Benett...
13/01/2025

Addio a Oliviero Toscani. A 82 anni se ne va uno dei più conosciuti fotografi italiani, noto per le pubblicità di Benetton e per le sue collaborazioni con varie riviste di moda.

In occasione dei quarant’anni dalla sua prima edizione,   ripubblica Viaggio in Italia.Ideato da Luigi Ghirri, uscito pe...
08/01/2025

In occasione dei quarant’anni dalla sua prima edizione, ripubblica Viaggio in Italia.
Ideato da Luigi Ghirri, uscito per la prima e unica volta nel 1984, è un caposaldo della storia della fotografia contemporanea. Le idee che lo guidarono sono il manifesto della Scuola italiana di paesaggio.

Ecco la foto dell'anno per il World Press Photo 2024: “Una donna palestinese abbraccia il corpo di sua nipote”, già riba...
19/04/2024

Ecco la foto dell'anno per il World Press Photo 2024: “Una donna palestinese abbraccia il corpo di sua nipote”, già ribattezzata “La Pietà di Gaza”.

Il fotografo è Mohammed Salem, classe 1985, fotoreporter palestinese con sede nella Striscia di Gaza. Lavora con Reuters dal 2003. E ci descrive questa foto, scattata pochi giorni dopo il parto di sua moglie, come un “momento potente e triste che riassume il senso più ampio di ciò che stava accadendo nella Striscia di Gaza”. Ha trovato Inas accovacciata a terra, abbracciata al bambino, all'obitorio dell'ospedale Nasser, dove i residenti stavano andando alla ricerca dei parenti scomparsi. Inas era corsa alla casa della famiglia quando aveva saputo che era stata colpita, e poi all'obitorio.
Nelle motivazioni, la Giuria del World Press Photo ha dichiarato di essere rimasta “profondamente commossa da come questa immagine susciti una riflessione emotiva in ogni spettatore. Composta con cura e rispetto, offre allo stesso tempo uno sguardo metaforico e letterale su una perdita inimmaginabile. Ambientata in un contesto medico geograficamente distante, risuona a livello globale, esortandoci ad affrontare la nostra desensibilizzazione sulle conseguenze dei conflitti umani”.

Copyright: “A Palestinian Woman Embraces the Body of Her Niece” © Mohammed Salem, Reuters, World Press Photo

📣 NOVITA' IN LIBRERIA! Dopo oltre 40 anni torna disponibile "Morire di Classe", storica gemma fotografica a firma di Car...
02/04/2024

📣 NOVITA' IN LIBRERIA! Dopo oltre 40 anni torna disponibile "Morire di Classe", storica gemma fotografica a firma di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, e a cura di Franco e Franca Basaglia. Merito a il Saggiatore per questa necessaria e attualissima pubblicazione, proprio nell'anno in cui ricorrono i 100 anni della nascita di Franco Basaglia.
Un libro fotografico che fu originariamente pubblicato nel 1969, e che ha contribuito a raccontare e a denunciare (o meglio, a "smascherare") l'istituzione manicomiale in Italia, proprio mentre Basaglia stava portando avanti la sua cruciale rivoluzione.

Bellissimo l'apparato di citazioni che accompagnano gli scatti: da Brecht a Weiss, passando per Pirandello e Primo Levi, il libro esplora volti, architetture, emozioni e solitudini di umanità a lungo custodite più che curate, marginalizzate più che incluse.

Ne parlerò ancora su questo canale: sfogliare questo libro è un viaggio profondo, e ogni scatto, ogni parola, ogni sguardo ci pone domande, ci invita all'azione, ci chiede di non restare impassibili.

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