27/01/2025
“GLI OCCHI DELL’ODIO”.
Tra la foto di sinistra e la foto di destra ci sono milioni di morti.
Il soggetto è sempre lo stesso: Joseph Goebbels, ministro della propaganda Nazista.
Il fotografo, anche: Alfred Eisenstaedt. Attenzione al suo cognome.
In quel giorno di settembre del 1933, Goebbels è a una riunione della Lega delle Nazioni a Ginevra. Eisenstaedt, fotoreporter tedesco che stava muovendo i primi passi di una carriera poi straordinaria, se lo trova davanti: il fotografo sa chi è Goebbels, ma Goebbels non sa – ancora - chi sia il fotografo. Nel primo scatto, Goebbels ne esce quasi allegro, spensierato, in un primo piano leggero e sorridente. Sembra un volto qualunque in un pomeriggio di sole.
Poi, probabilmente, qualcuno dello staff di Goebbels gli ricorda il nome – anzi, il cognome – del fotografo. Cognome di evidente origine ebraica.
La seconda foto è il volto di un nazista che sa che un ebreo lo sta fotografando. La seconda foto passerà alla storia come “Gli occhi dell’odio”.
Eistenstaedt ricorderà quel momento con queste parole: “Lo trovai seduto da solo ad un tavolo pieghevole sul prato dell’hotel. Lo fotografai a distanza senza che lui se ne rendesse conto (la prima immagine sorridente). Come reportage documentario l’immagine può avere un certo valore: essa suggerisce il suo distacco. Più tardi lo trovai allo stesso tavolo circondato da assistenti e guardie del corpo. Goebbels sembrava così piccolo, mentre le sue guardie del corpo erano enormi. Camminai vicino al tavolino e lo fotografai. Fu orribile, mi guardò con un’espressione piena d’odio. Il risultato fu una fotografia fortissima. Mi guardò con occhi intrisi d’odio e si aspettò che mi dileguassi, ma non lo feci. Se ho una macchina fotografica in mano non conosco la paura”.
Alfred Eisenstaedt fuggirà presto dalla Germania nazista nel 1935, per affermarsi negli Stati Uniti come uno dei più grandi fotoreporter di LIFE e regalandoci momenti indimenticabili – e decisamente più “leggeri” – di quel pomeriggio gelido del settembre 1933.