21/09/2026
Un cane che si morde la coda ci è sembrato una buona metafora per esprimere questo concetto.🐶
Ma perché abbiamo sentito la necessità del flusso di coscienza che seguirà nelle prossime righe?
Tutto è partito dall’aver visto su LinkedIn il post di un* professionist* del nostro stesso settore che ha pubblicato una sorta di “denuncia” circa il fatto che l’Intelligenza Artificiale non può essere considerata il tuo Social Media Manager.
Il post verteva sul fatto che non basta scrivere due righe di “prompt” all’AI e aspettarsi i risultati di un essere umano che fa da anni questo mestiere, che si tiene aggiornato, che conosce perfettamente il registro del cliente.
C’era anche un importante disclaimer: non si deve demonizzare l’AI poiché, se utilizzata nel modo giusto, certamente è una validissima alleata per ottimizzare i tempi, fare brainstorming, rendere più efficienti i processi.
☑️Da addetti ai lavori: tutto giusto!
❌Quindi, cosa stonava in questo famigerato post?
Il fatto che fosse interamente prodotto dal’AI: dalla caption alla grafica.
Perché per quanto l’intelligenza artificiale possa essere trainata bene, un occhio attento (ma anche uno più vergine!) lo vede se una cosa è scritta/prodotta da un copywriter o un graphic designer o dall’AI.
Ne sono indicatori i rientri curiosi negli elenchi puntati, i “non solo, ma anche”, le maiuscole ad ogni parola della stessa frase, i periodi poco articolati senza subordinate, i font calligrafici horror a 45°, le strisciate effetto brush per evidenziare, i duecento font diversi nella stessa grafica, il watermark di Gemi… (ah no forse questo non dovevamo scriverlo).
Tutto questo non ha una morale ma almeno tra addetti ai lavori facciamo fronte comune e cerchiamo di essere intellettualmente onesti! Non predichiamo bene e razzoliamo al contrario… e soprattutto lasciamo le locandine generate con l’AI a chi fino a ieri le faceva con Paint.🎨
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