28/08/2026
L'Amore nel tempo di Matilde e Guglielmo: tra corteggiamento e algoritmo.
Nel tredicesimo secolo, Acquapendente era un borgo pulsante lungo la Via Francigena. È tra questi vicoli che è nato l'amore proibito tra Guglielmo, un artigiano ceramista dal talento straordinario, e Matilde, la figlia del nobile feudatario locale. Un legame consumato nell'ombra e sigillato per sempre in un pezzo unico: un catino in maiolica che ritraeva i due amanti insieme a un serpente, simbolo della saggezza e del tempo, a protezione del loro segreto. Era l'epoca dell'amor cortese, un gioco fatto di sguardi rubati, attesa, distanza e idealizzazione.
Cosa resta di quel mistero oggi?
Se Guglielmo e Matilde vivessero ai nostri giorni, la loro storia abiterebbe il rumore dei social network. In un flusso infinito di immagini esplicite, gratificazioni istantanee e algoritmi che consumano la carne prima ancora che possa nascere un sentimento, sembra che si sia persa la pazienza del desiderio. Eppure, la fame di legami veri sopravvive sotto la superficie digitale. Secoli dopo, le strade di Acquapendente hanno fatto da sfondo all'incontro tra Elara, un'affermata restauratrice d'arte, e Brando, uno storico locale.
Davanti a quel leggendario piatto di maiolica esposto al museo, i loro sguardi si sono incrociati in un autentico shock analogico. Tra le sale del museo, l'eros antico racchiuso nella ceramica si è risvegliato, fondendo la carnalità moderna con la sacralità dell'attesa medievale in un legame potente che trascende il tempo e le mode virtuali.
Per lasciarvi incantare da questa stessa magia e per riscoprire il valore del desiderio oltre lo schermo di uno smartphone, visitate il Museo della Città di Acquapendente.
Lì potrete guardare da vicino il leggendario catino e toccare con mano i segreti custoditi nel cuore della Tuscia.
👇🏼👇🏼👇🏼👇🏼 Tutta la storia nel link dei commenti
© Maurizio Di Giovancarlo Tuscia Fotografia