20/07/2026
Ho notato una cosa interessante. Quando hai tantissimo lavoro, le idee nuove quasi smettono di arrivare. Fai semplicemente quello che c’è da fare. Servizio fotografico, post-produzione, messaggi, di nuovo un servizio fotografico. E avanti così. Poi, a un certo punto, finisce tutto. Torna il silenzio. Quasi un po’ di noia. Ed è proprio lì che inizi ad accorgerti di cose che sono sempre state davanti ai tuoi occhi.
Negli ultimi giorni è successo proprio questo. Mi sono dedicata con calma alla preparazione del workshop, senza la solita corsa, e all’improvviso ho pensato: ma quanto è bella la luce naturale che entra dall’altro lato dello studio. Non avevo mai provato a fotografare lì. Così ho montato un fondale e mi sono detta: faccio una prova, fotografo me stessa, solo per curiosità.
Solo quando ho aperto le fotografie sul computer mi sono ricordata che avevo l’herpes sul labbro. Il primo pensiero, ovviamente, è stato toglierlo. Due secondi. Poi l’occhio è caduto sul mento. Poi sulle rughe. Poi ho pensato che avrei potuto sistemare ancora qualcosina… E a un certo punto mi sono fermata.
Io ritocco le fotografie e sono convinta che una buona post-produzione faccia parte del nostro lavoro. Ma in quel momento mi sono fatta una domanda: dov’è il confine? Dove finisce il ritocco e dove inizia una persona che, in realtà, non è mai esistita?
Non ho una risposta. Forse è proprio per questo che cerco sempre di lasciare le persone riconoscibili a sé stesse. Perché tra dieci anni mi piacerebbe riguardare questa fotografia e vedere me. Non una versione perfetta inventata da Photoshop. Ma la persona che ero, esattamente quel giorno.