05/04/2020
Il progetto fotografico STROMBOLI. NATURAL ENVIRONMENT prende forma nel dicembre del 2018, con l’inizio della ricerca Analisi dei rischi geoambientali per una gestione territoriale locale sostenibile nell’isola di Stromboli (ME).
L’indagine sui fattori di rischio, condotta all’interno del microcosmo eoliano, ha dato avvio ad una ricerca visiva finalizzata a tradurre in immagini le articolate relazioni fra insediamento antropico ed ambiente naturale. Nel corso dei secoli, infatti, l’attività vulcanica (fatta di esplosioni e colate laviche) ha costantemente modellato il territorio urbanizzato e non urbanizzato stravolgendone gli equilibri, dettandone le regole insediative e trasformando gli elementi del paesaggio. A tal proposito fu emblematica l’esplosione del 1930, fra le più violente mai registrate, che spinse la quasi totalità della popolazione ad abbandonare l’isola ed emigrare in America o in Australia. Queste considerazioni riguardano lo spazio sino a 700 metri s.l.m., laddove le pendenze e le condizioni del suolo non sono proibitive per la residenza, l’attività agricola ed il turismo. A quote superiori lo scenario cambia drasticamente, diventando impervio e, talvolta, persino inaccessibile: in prossimità delle bocche crateriche, di fronte al manifestarsi dell’attività vulcanica, lo spettatore non può che sentirsi inerme e realmente vulnerabile.
La mostra fotografica si concentra esclusivamente sull’elemento naturale dominante: il vulcano. "Iddu" (così viene chiamato dalla popolazione locale), uno fra i vulcani più attivi al mondo, è ritratto lungo il percorso che congiunge il paese di Stromboli a quello di Ginostra, passando per le bocche crateriche e la “valle della luna”: da un versante all’altro dell’isola si incontrano paesaggi molto diversi, fatti di spazi immobili e dinamici, morfologie dure e morbide, ambienti vegetati o del tutto spogli. I forti contrasti generano scenari antitetici, talvolta onirici e talaltra del tutto reali. La duplice natura del luogo trova riscontro nelle parole degli abitanti, permeate contemporaneamente di una sorta di misticismo ancestrale e di una forte consapevolezza del fenomeno naturale.
“Lo vedo come una divinità e gli do anche un viso, degli occhi, un naso… Ho tanto rispetto! Perché se consideri che, dai primi del ‘900 ad ora, ci sono stati al massimo 12-15 morti […], in percentuale forse ci sarà stato 1 morto ogni dieci anni! Diciamo che è un vulcano tendenzialmente buono. Essendo un vulcano, per quello che ha fatto nel tempo e per quello che potrebbe fare… non ha fatto niente, ha fatto il vulcano! E’ come se alle volte ti avvertisse che stai esagerando… Io lo percepisco così, come una divinità; non esiste una divinità Vulcano ma noi ce l’abbiamo!”.
Ristoratore, 46 anni, Stromboli
“Mio babbo ci faceva spaventare. Siccome lui aveva visto [l’esplosione] del ‘30, lo tsunami, eccetera… a noi c’ha fatto sempre terrorizzare! Non ci ha fatto mai salire sul vulcano, a noi. Io non sono mai salita! Perché lui ci faceva spaventare, voleva che ce ne andassimo di qua.”
Pensionata, 75 anni, Stromboli
“Eh… bisogna avere rispetto di Iddu e basta! Capire che Iddu può fare e che è la forza della natura, lui! […] Il botto è stato forte, un po’ di paura c’è sempre… Ma questo è normale. Sappiamo che è più incavolato del solito il bambino! Siamo consapevoli che viviamo su un qualcosa che è acceso, quindi [tutto ciò] è normalissimo!”
Farmacista, 68 anni, Stromboli
“Sul fatto del vulcano attivo [un tempo] c’era ‘sta cosa di camminare senza scarpe; si diceva dell’energia, che poteva portare un cambiamento o qualche [altra] cosa! Ora, magari, non lo distinguo più dopo tanti anni.”
Noleggiatore di barche, 51 anni, Stromboli
“Da quando sono qui, rappresenta energia, libertà e respiro. Ha sicuramente il fascino per cui, forse, quest’isola ci ha attratto. Il fascino principale… E’ un riferimento! Tu la mattina lo guardi, la sera lo guardi ed è un po’ una compagnia… Certo è che un po’ di inquietudine, ma la giusta inquietudine, te la lascia con queste sue manifestazioni. Essendo un vulcano, ci sta! Un vulcano fa il vulcano.”
Commerciante, 58 anni, Stromboli.
“[A Stromboli] ho la sensazione del sublime, studiato anche a storia dell’arte, del dilettevole, no?! Da un lato la paura, dall’altra lo stupore e la meraviglia. Ricordarsi che nulla è confrontabile con la natura. Una sorta di forza superiore… Da un lato è bello, dall’altro mi fa ricordare che per quanti piani possiamo fare nella nostra testa […], di fronte a questi eventi (esplosioni) che vanno oltre ogni nostro piano, c’è la necessità di tornare a qualcosa di primordiale, no?!”
Agricoltore, 28 anni, Stromboli
“[A Stromboli hai] una dimensione un po’ più reale, per quanto riguarda il rapporto con la natura o con quel poco di natura che resta, no?! Un rapporto più reale, non lo so… Anche se siamo isolati, se siamo in un microcosmo, una mini realtà… penso che ci sia tutto ciò che riguarda gli aspetti umani, nel bene e nel male. Almeno vivi, o almeno per me è così! [Hai] un rapporto stretto con gli elementi, con la natura! Ad esempio, te ne rendi conto se è una bella giornata… Spesso devi per forza fare caso agli elementi, alla natura; anche perché è quello che ci rimane. Tutto è così virtuale! Invece uno viene qua, ha l’orto, gli dà da bere, raccoglie un pomodoro. E’ una cosa che può sembrare banale, però… è il poco che rimane!”
Agricoltore, 28 anni, Stromboli
“Diciamo che con questi due eventi (esplosioni), specialmente con quello del 3 di luglio, noi siamo dei miracolati se siamo vivi! Abbiamo provato cosa significa morire per risuscitare di nuovo, no?! Quindi tutte le sensazioni che si provano quando si sta per lasciare il mondo…”
Pensionato, 70 anni, Ginostra
“Il vulcano è qualcosa di serio e ci vorrebbe forse un po’ più di rispetto perché ogni minuto viene calpestato da migliaia e migliaia di persone e forse lui non le gradisce tanto. E ogni tanto si risveglia… Noi abbiamo distrutto tutto, è stato abbandonato tutto; ogni tanto bisogna [dare origine ad] una nuova generazione! Lui adesso ci pensa da sé, a rigenerare tutto. […] lui può fare tutto quello che vuole, io da qua non mi muovo. Perché il nostro destino è segnato!”
Pensionato, 75 anni, Ginostra