23/07/2026
Nessuno ti dice, prima di imbarcarti, quanto sarà difficile lasciare andare il mare.
È strano da spiegare, perché si crea uno strano attaccamento fisico, quasi viscerale, alla nave e alla vita di bordo — e ad ogni sbarco, riadattarsi alla vita di terra non è per niente semplice. A me è sembrato di perdere il baricentro. Paradossalmente, quando ero sulla terraferma, mi sentivo meno stabile di quando ero in nave.
E così, alla fine, come un'enorme calamita, la nave finiva sempre per richiamarmi a sé. Noi marittimi la chiamiamo "𝐋𝐚 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐭𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐞𝐫𝐫𝐨".
Ho cercato a lungo, in questi giorni, di capire da dove arrivasse per me questo magnetismo. Poi mi sono lasciata guidare dal mio inconscio, che ha scelto questa foto.
E' qui che ho riconosciuto quella nostalgia, quel richiamo.
Navigare e vedere il mondo allontanarsi piano piano ogni sera, nel silenzio dell'immenso oceano, nutriva la mia anima di un senso infinito di libertà, di un'energia magica. Mi faceva sentire la versione migliore di me, quasi invincibile e pronta a qualunque avventura, illudendomi di poter essere padrona del mio destino..
Solo molto più tardi capii che il mio destino non dipendeva affatto da me...