16/10/2021
Dal Prof. Salvatore Annaloro
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Alle ore 22.15 del prossimo 22 di ottobre, il Sole entrerà nello Scorpione. Il nome in greco suona come Skorpios, termine legato all’indoeuropeo (s)quere, con significato di squarciare, dividere in due. Nella mitologia greca il cacciatore Orione fa una br**ta fine perché, invece di darsi all’autoerotismo, come ogni buon maschione alfa, si mette a “ngiuriare” Artemide (la nostra Diana reggina quella della mitica colonna conservata in Cattedrale e che la leggenda racconta si infiammó nel discorso di Paolo di Tarso ai reggini) evidentemente Diana era troppo bella per non lanciarle un bel “ah bonaaaa”.
Beh, Diana che non si teneva la pastina risponde a tono e dalle profondità della terra fuoriesce uno scorpione che colpisce e atterra Orione. Per premio Diana colloca in cielo lo scorpione e stessa cosa fa per Orione (che come ogni mito, ad esempio Maradona, è un uomo sia santo che peccatore ed ha diritto per questo ad un posto tra gli astri).
Cosa c’entra Scilla, direte?
Beh non c’è solo un’assonanza tra le radici sonore in Sk; Scilla dall’alto sembra un bel rapace e secondo la tradizione antica (quella per la quale c’è una associazione tra segni zodiacali fissi ed evangelisti: Toro-Luca, Leone-Marco, Acquario (Uomo o Angelo)-Matteo, Aquila (Scorpione)-Giovanni), l’aquila è la “faccia sublime” dello Scorpione.
Ogni volta che guarderete Scilla, posta sulla testa di quello squarcio tra l’Italia e la Sicilia, guardatela con occhio diverso, aguzzate la vista come un’aquila. Dall’altra parte vedrete Capo Peloro (che altri non è, sempre per suffragare questo breve onanismo mentale, uno dei tanti nomi di Orione come dice Omero).
Ed è per questo che alle nostre latitudini, proprio in questi giorni di piogge, si alza all’orizzonte lo Scorpione dei cieli, tramontano le stelle d’Orione che fugge la punizione della dea simbolo mitico del femminismo.
Occhio quindi, attenti ca muzzica!
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