Ormai nel mondo ci sono sempre meno zone dove la natura incontaminata regna sovrana. Quando l'uomo interviene sull'ambiente modificandone l'equilibrio, allora alcune azioni sono possibili e necessarie per limitare i danni arrecati e cercare di non compromettere l'esistenza delle specie animali e vegetali. Prima che il genere Homo acquisisse la capacità di modificare l'ambiente, la natura era in gr
ado di mantenere il proprio equilibrio raggiunto con milioni di anni di evoluzione. L'uomo stesso era elemento integrante al pari di ogni altro organismo vivente, ma in seguito ha assunto un ruolo preponderante: a differenza degli animali che si adattano all'ambiente ritagliandosi una specifica nicchia ecologica, l'uomo adatta l'intero ambiente alle proprie esigenze. Dopo quella che forse è stata la più grande rivoluzione culturale dell'uomo, vale a dire il passaggio dalla condizione di cacciatore a quella di agricoltore, avvenuto nel Neolitico, le popolazioni umane hanno cominciato a modificare profondamente il paesaggio, eliminando le foreste per far posto ai campi coltivati e ai pascoli. Tale comportamento è proseguito ininterrottamente fino a qualche decennio fa, quando si è cominciato a verificare un'inversione di tendenza a favore dell'ambiente. Una presa di coscienza avvenuta in seguito alla consapevolezza che questi grandi cambiamenti hanno ovviamente modificato l'equilibrio naturale e richiedono quindi interventi di tutela dell'ambiente e di conseguenza delle specie animali e vegetali. Non dovremmo mai dimenticare che la protezione di animali e piante significa salvaguardia dell'ambiente e quindi, indirettamente, tutela della salute e benessere dell'uomo stesso. Essa infatti è un potente mezzo di divulgazione di questo pensiero conservazionista e ha il potere di mostrare con estrema fedeltà le meraviglie della NATURA con lo scopo di sensibilizzare la persona che guarda e rendere possibile una maggior comprensione del perchè debba essere rispettata.