25/06/2026
Selezionavo della foto e mi sono fermato su questa e le rotelle cominciano a girare, ci sta un racconto: Il destino di un ciuffo di rucola
Sono le sei e ventotto del mattino. Il mondo, almeno quello che finirà nei piatti, deve ancora svegliarsi. I camerieri preparano il servizio con gesti rapidi, quasi meccanici. Poi, all'improvviso, il caso rallenta.
Un piccolo ciuffo di rucola cade al centro di un piatto bianco. Nessuno ci fa caso. È solo un'erba, una delle tante. Eppure, osservandola, sembra aver scelto una posizione precisa, come se un invisibile calligrafo avesse disegnato quella forma e non un'altra.
Mi domando se sia davvero il caso a governare tutto o se l'universo, attraverso l'entropia, ami ogni tanto concedersi un istante di ordine. Quella rucola, nata libera in un campo, strappata alla terra, trasportata, lavata, dimenticata per un attimo su un piatto, racconta la stessa storia di noi.
Anche noi veniamo sradicati mille volte dalla vita, spostati da eventi che non comprendiamo, convinti che tutto sia casuale. Poi basta fermarsi un istante e guardare meglio: perfino ciò che sembra abbandonato disegna un significato.
Forse la felicità consiste proprio in questo. Avere ancora gli occhi per vedere un universo intero nascosto dentro un semplice ciuffo di rucola. E sorridere, alle sei e ventotto del mattino, sapendo che perfino il banale, quando lo osservi davvero, smette di esserlo. Aggiungo una riflessione zen, la foto ha qualcosa che ricorda l'estetica giapponese del ma, cioè il valore dello spazio vuoto. Il vuoto qui non manca di qualcosa: è ciò che permette alla rucola di esistere. Se il piatto fosse pieno, quel piccolo ciuffo sarebbe invisibile. Così, invece, diventa una metafora della nostra vita: spesso non sono le cose grandi a definirci, ma lo spazio che lasciamo loro intorno.