09/06/2024
Lì dove i due fiumi si incrociano, fondendosi assieme in un unico corso d’acqua, la storia vuole che sia stato sepolto il sovrano visigoto Alarico assieme al prezioso bottino trafugato a Roma nel 410 d. C. (Il sacco di Roma). Per scavare la tomba di Alarico, il fiume venne temporaneamente deviato e tutti gli schiavi coinvolti nei lavori vennero uccisi per impedire di rivelare il luogo preciso del bottino.
Un mistero che continua ad affascinare e che, probabilmente, rimarrà tale per sempre. In molti hanno provato a scoprire la tomba, finanche il gerarca nazista Himmler, il 1938, arrivò in Calabria con un’archeologa francese, Amélie Crevolin, e provò a dragare il fiume fino a otto metri di profondità, senza ottenere risultati!
Cosenza ha scelto di ricordare il sovrano visigoto con la scultura dell’artista Paolo Grassino.
Come da tradizione, il re Alarico è raffigurato in piedi, sulla testa del suo cavallo: entrambi sorretti idealmente e fisicamente da trampoli o sostegni geometrici, che slegano la figura dalla materialità.
La superficie, inoltre, è come una “pelle“ incisa da ideogrammi onirici che accentuano l’idea di mistero che avvolge la sepoltura del re.
“L’intento di questo progetto – afferma Grassino – è di proteggere un segreto, esporlo ma tenerlo coperto da un “velo”. Rispettare e tentare di non dare delle risposte a degli eventi in modo razionale. Lasciare che un mistero rimanga tale e sentirsi appagati nel condividere questo.”