30/07/2026
NON È SOLO UN PROBLEMA DI SICUREZZA. È UN'EMERGENZA EDUCATIVA
Dalle aggressioni di Bari a Treviso: la violenza dei giovanissimi interroga famiglie, scuola e istituzioni. La riflessione dell'europarlamentare M5S Valentina Palmisano
Negli ultimi giorni la cronaca ha restituito un'immagine brutale e sempre più frequente.
A Bari, una ragazza di 26 anni pestata da una baby gang.
A Grumo Nevano, un uomo di 70 anni preso a calci in volto da un 18enne, ora arrestato per tentato omicidio. L'anziano è in pericolo di vita.
Nelle Marche, una donna di 65 anni aggredita da un branco di minorenni.
Nel Trevigiano, due ragazzini di 14 anni sequestrati, umiliati e picchiati per ore da coetanei.
Episodi diversi per geografia e protagonisti, ma uniti da un filo comune: una violenza gratuita, di gruppo, che sembra aver smarrito ogni rispetto per la dignità umana e per le regole basilari della convivenza.
Di fronte a questo, la risposta non può essere solo repressiva.
"Chi sbaglia deve risponderne. Certo. Ma se continuiamo a intervenire solo dopo l'ennesima aggressione continueremo a rincorrere le emergenze," sottolinea l'europarlamentare del Movimento 5 Stelle Valentina Palmisano.
Il punto, per Palmisano, è spostare il fuoco da valle a monte. Dobbiamo tornare a parlare di educazione.
Del ruolo delle famiglie, della scuola, dello sport, della cultura, di tutte quelle comunità educanti che formano i cittadini di domani. Il rispetto non nasce nelle aule di tribunale: nasce molto prima. Nelle case, nelle classi, nelle palestre, negli oratori.
"Come madre di tre figli - scrive Palmisano - so bene quanto tempo, sacrificio e responsabilità richieda educare dei ragazzi. E fa male vedere quanto sia stato svuotato questo tema dal dibattito pubblico".
Da qui anche l'affondo politico. Palmisano critica duramente la strumentalizzazione del tema:
"Fa male vedere esponenti politici che fanno propaganda sulla pelle dei giovani. Un ministro come Salvini che arriva a rivendicare l'applicazione di una norma sull'imputabilità dei minori che non è neppure in vigore, confondendo un disegno di legge con una legge dello Stato. Un errore che chi ricopre un incarico istituzionale così importante non dovrebbe commettere".
Il riferimento è al disegno di legge sulla sicurezza che prevede l'abbassamento della soglia di imputabilità, al centro del dibattito politico in questi giorni, ma non ancora legge.
La chiusura è un rovesciamento di prospettiva che va oltre le appartenenze:
"Quando un quattordicenne finisce, giustamente, in carcere è una sconfitta per tutti. Non c'è nulla da festeggiare. Bisogna occuparsi dei frutti marci ma se è l'albero a essere malato, servirà a poco: continueranno a crescere".
La sicurezza, in questa visione, non si costruisce con gli slogan. Si costruisce educando, prevenendo, offrendo ai giovani valori, opportunità e punti di riferimento veri.