17/06/2026
Ringraziamo il nostro ospite di ieri sera Sanna, una piacevolissima scoperta e , speriamo, l'inizio di una piacevole collaborazione con la sua associazione sarda Associazione fotografica "Mastros De Lughe".
ecco il commento del nostro Pippo Pappalardo:
Pippo Pappalardo
“Cosa rimane della fotografia nel XXI secolo come frammento e vestigia, come atto di curiosità e archiviazione? Come fa a persistere in un’era di post-verità e di selfie, di “finestre sul cortile” dei social media e dell’intelligenza artificiale e generativa?”
Queste domande (poste da Joan Fontcuberta, in tempi più recenti) sono le domande che sempre più spesso ci poniamo nei nostri circoli e non ci resta se non la necessità di approfondire gli aspetti latenti delle immagini: le tracce, le impronte attraverso cui la fotografia lascia i segni sull’esperienza umana, collettiva e individuale, emotiva, sociale e politica.
Invero, la fotografia come l’abbiamo vissuta fino ad oggi ha abbandonato l’aura dell’indice con cui aveva blindato la pretesa di essere depositaria di certezze inscalfibili (la cd.verità) ed ha accettato la sua autentica natura di immagine, di costruzione e non di riflesso, d’illusione e non di prova.
Ora non si tratta di chiarire che cosa sia l’esperienza fotografica: più semplicemente, le nuove intelligenze devono aiutarci sempre meno a giocare nella nostra ricerca e sempre più aiutarci nella nostra progettazione.
Ed allora, Marco Sanna, con rigore e con tenacia, ci suggerisce sommessamente di seguirlo sulla strada dell’humanitas. Non soltanto quella gloriosa dei Cartier Bresson , Doisneau, Ronis, Boubat, Izis, ma anche quella che, nella storia dell’arte, generò l’attenzione dell’uomo per l’uomo (e per il suo destino).
Il nostro Sanna, dopo l’esperienza civilissima di Rizzitello, ieri sera, ci ha parlato dei suoi progetti, delle sue aspirazioni, dei suoi risultati. Ha nascosto, in parte, la sua persona e l’ha rivelata più propriamente, attraverso la sua sincera ed asciutta passione fotografica. Ha usato la vicenda storica, politica e sociale della nazione curda - che non è riuscita a divenire stato (da lui studiata con rigore scientifico) - per confidarci come l’uso attento, critico, consapevole del mezzo sia ancora capace di condurre in porto un’analisi oggettiva, perspicace, condivisibile. E si possa farlo sia assaporando i valori estetici della ricerca (v. i nudi antropologicamente proposti) sia sottolineando le infinite “connessioni” in cui la fotografia ci spinge. Sicché un apparente reportage diventa un carotaggio geologico sulla condizione umana; e riflettere sul cibo, sull’infanzia, sull’arte, paradossalmente ci racconta quanto il mondo sia piccolo e da condividere. E la ricerca della bellezza in fotografia diventa uno strumento per liberare la bellezza diversa, una forma nuova con cui rivedere la bellezza.