Carmelo Stompo

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Carmelo Stompo Photographer, Sicilian, I live and work in Catania. I listen, observe, Membro del collettivo siciliano “Seething”, mi occupo di fotografia sin dagli anni ‘90.

I have been dedicating myself to photography for over 30 years making it a tool to tell stories, a "humble" and "violent" photography that not only documents but observes and strikes. Originario di Enna, vivo e lavoro a Catania, dove insieme a mio figlio Mattia gestisco dal 2014 “2LAB”, progetto culturale con al centro la fotografia. Numerose le personali allestite anche all’estero, fra le quali “Sicily in Celebration”, al Museo Italo Americano di San Francisco. Nel 2018 il mio primo libro, “Never Stop”; miei lavori sono stati pubblicati su magazine di settore, National Geographic, Gente di Fotografia, Suq Unconventional Sicily, Il Fotografo, Perimetro, Discorsi Fotografici, Agorà di Cult - Fiaf. Fra gli ultimi progetti “Pasquasia”, la miniera più discussa d'Europa.

08/09/2026

“Evviva Maria, Maria sempre viva, evviva Maria e Iddio che la creò, e senza Maria salvare non si può”

È questo che si canta nella grotta sotto il santuario di Papardura, nei giorni prima della festa, mentre le mani preparano le cudduredde: farina e acqua, un cordone sottile annodato a forma di delta greca.

Si canta a Maria in una festa del Crocifisso. Nella devozione popolare siciliana le due cose non si escludono: il canto è quello che tutti sanno, quello che tiene il tempo del lavoro e si impara prima di capirlo. Al tavolo ci sono nonne, figlie e nipoti, e passa da una all’altra senza che nessuno lo insegni davvero.

La tradizione nasce dalla carestia del 1746. Si salì scalzi al santuario, si prepararono le prime cuddureddi per propiziare il raccolto, e il grano tornò. Da allora il gesto si ripete identico, custodito dai Massari, i procuratori contadini che amministrano il santuario da secoli: una festa nata tra chi la terra la lavorava, e rimasta nelle loro mani.

Dalla fame, il pane. Dal pane, la festa.

A festa do Signuri, Enna, 13 e 14 settembre.
📍 Santuario del SS. Crocifisso di Papardura

Da cinque anni fotografo SANT’AGATA OFF.
Non il rito, ma ciò che succede intorno.Mi interessa l’economia degli ultimi:
q...
08/02/2026

Da cinque anni fotografo SANT’AGATA OFF.
Non il rito, ma ciò che succede intorno.
Mi interessa l’economia degli ultimi:
quella che si muove ai margini,
tra un banco improvvisato e una notte intera in piedi,
tra il sacro che passa
e la necessità che resta.
Qui la festa non è folklore.
È un meccanismo che attiva lavori precari,
coinvolge famiglie,
espone corpi,
cresce bambini.
Questo lavoro nasce per guardare lì dove di solito non si guarda.
Fuori scena.
Fuori campo.
Dove si campa.

È solo un bambino.
Dentro la festa, prima di capirla.UNDER TABLE vuol dire crescere così:
la devozione addosso,
la vita ...
05/02/2026

È solo un bambino.
Dentro la festa, prima di capirla.
UNDER TABLE vuol dire crescere così:
la devozione addosso,
la vita che chiede di resistere

Campare Sant’Agata: restare in piedi mentre passa.          camparesantagata
04/02/2026

Campare Sant’Agata: restare in piedi mentre passa.

camparesantagata

“Lato terra” è il mio viaggio tra Sicilia e Calabria, lungo quella linea di mare che separa, ma che da sempre unisce.
Ho...
11/08/2025

“Lato terra” è il mio viaggio tra Sicilia e Calabria, lungo quella linea di mare che separa, ma che da sempre unisce.
Ho camminato nei luoghi dove il ponte dovrebbe nascere: case che presto potrebbero non esserci più, campi che perderanno il loro orizzonte, strade che cambieranno direzione.
Qui la gente parla piano ma con chiarezza: c’è chi ha paura di perdere tutto, c’è chi spera in qualcosa di nuovo, c’è chi non sa più a chi credere.
E intanto le decisioni vengono prese lontano, da chi non vede, non ascolta, non vive questa terra.
Lato Terra è questo: restare con chi resta. Raccontare ciò che c’è oggi, prima che qualcuno decida cosa ci sarà domani.
E tu, se fosse la tua terra, cosa vorresti salvare?


Oggi il giudice ha confermato la permanenza di Arouna al CPR di Caltanissetta.Quello di Trapani aveva intravisto la sua ...
29/07/2025

Oggi il giudice ha confermato la permanenza di Arouna al CPR di Caltanissetta.
Quello di Trapani aveva intravisto la sua fragilità. Aveva riconosciuto che espellerlo era ingiusto.
Ma a quanto pare Arouna non è una persona. È un “problema”.
Un pericolo per la società, ci dicono.
Da espellere, non da ascoltare.

E noi? Che lo abbiamo accolto, nutrito, protetto come un figlio?
Forse siamo pericolosi anche noi.
Perché abbiamo disobbedito al cinismo.
Perché abbiamo scelto di amare.

Oggi ci vergogniamo.
Di vivere in un Paese dove chi è fragile viene schiacciato.
Dove chi è diverso viene punito.
Dove la dignità si toglie senza vergogna, come fosse niente.

Ma c’è una cosa di cui siamo fieri:
di averlo amato.
E di continuare a lottare per lui.

Grazie a chi è stato vicino ad Arouna in questi giorni.
A chi gli ha restituito un po’ di libertà, un sorriso, un senso.
A chi gli ha fatto sentire che sì, anche lui merita di essere visto, curato, rispettato.

Arouna mi ha insegnato una cosa.
Mi ha sempre detto: “Dio è grande. E quelli che oggi si credono grandi, un giorno dovranno rispondere a Dio. E allora capiranno di essere stati molto più piccoli di quanto pensavano.”

Non ti abbandoneremo mai.
Never Stop Arouna

Indirizzo

Via Porta Di Ferro, 36/38
Catania
95131

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