08/09/2026
“Evviva Maria, Maria sempre viva, evviva Maria e Iddio che la creò, e senza Maria salvare non si può”
È questo che si canta nella grotta sotto il santuario di Papardura, nei giorni prima della festa, mentre le mani preparano le cudduredde: farina e acqua, un cordone sottile annodato a forma di delta greca.
Si canta a Maria in una festa del Crocifisso. Nella devozione popolare siciliana le due cose non si escludono: il canto è quello che tutti sanno, quello che tiene il tempo del lavoro e si impara prima di capirlo. Al tavolo ci sono nonne, figlie e nipoti, e passa da una all’altra senza che nessuno lo insegni davvero.
La tradizione nasce dalla carestia del 1746. Si salì scalzi al santuario, si prepararono le prime cuddureddi per propiziare il raccolto, e il grano tornò. Da allora il gesto si ripete identico, custodito dai Massari, i procuratori contadini che amministrano il santuario da secoli: una festa nata tra chi la terra la lavorava, e rimasta nelle loro mani.
Dalla fame, il pane. Dal pane, la festa.
A festa do Signuri, Enna, 13 e 14 settembre.
📍 Santuario del SS. Crocifisso di Papardura