12/02/2021
“A costo di apparire impopolare, non appoggio la tesi per la quale un vino è caro in ogni caso.Il vino, in via teorica ma anche pratica, è uno dei prodotti che più hanno il diritto di «tirarsela».
Il vino è qualcosa di difficilissimo da creare. Dal momento in cui pianti la vigna fino al giorno in cui ritieni concluso l’affinamento in bottiglia e lo metti in commercio. […]
Il vino è fatica e incoscienza. Variabili impazzite, rischi continui, camminare sul filo su e giù sapendo che si potrà cadere da un momento all’altro. Basta un niente, una grandine, una pioggia di troppo, e il lavoro di un anno va in frantumi. Nessun lavoro è così soggetto agli interventi esterni, al ghiribizzo di colui che i vinificatori chiamano «il capo-condomino del piano di sopra». […]
La vigna, pianta simbionte, somiglia l’uomo che la cura, anche nella sua fragilità. Può ammalarsi da un momento all’altro, e per curarsi da sola impiegherà anni. Anni di raccolti - e rendiconti - perduti. La vendemmia, che va fatta spesso a mano perché i terreni sono impervi per le macchine e perché l’uva «chiede» di essere raccolta a mano, p un’operazione delicatissima.
Arrivati in cantina, ogni giorno può essere fatale. Basta una macerazione incontrollata, la fermentazione troppo tumultuosa, un taglio frettoloso e molto sarà compromesso: colore, profumi, gusto, struttura. […]
E perfino quando credo di aver finito, quando penso di avere adempiuto al mio complicatissimo lavoro, potrebbe tradirmi la banalità di un tappo sbagliato, che andrà a contaminarmi inesorabilmente anni di impegno e di intuizioni.
È giusto che un vino costi, perché un vino è vita e, di fatto, più dolore che piacere (per chi lo fa, almeno).”
Da “Elogio dell’invecchiamento” di Andrea Scanzi.