10/05/2020
Lungo un viale storico di origine Borbonica, nascosto tra i rovi, per puro caso, mi avventurai in questo edificio a due piani completamente abbandonato. Entrando, mi accorsi che si trattava di un allevamento suino dismesso. Nella prima stanza, notai subito i compartimenti di cemento e lunghe mangiatoie, tubi di ferro che probabilmente spruzzavano acqua nei periodi caldi, per evitare collassi. Le stanze successive erano quasi uguali, ma suddivise in reparti: svezzamento, ingrasso e parto. In una delle stanze più piccole dell’edificio, c’era una gabbia per isolare i suini gravidi; dal piano inferiore si accedeva in altri due reparti, quelli dell’ingrassamento, in cui ogni box era numerato ed aveva mangiatoie un po’ più lunghe e larghe rispetto a quelle delle altre stanze. Ultimamente, hanno esposto in vari programmi televisivi il problema igienico e di come venissero trattati gli animali in questi lager suini, alcuni allevamenti sono stati sequestrati, alcuni denunciati appunto per problemi igienici e per il sovraffollamento dei poveri animali. L’allevamento si mostrava in parte abbracciato dai roveri e dall’edera, quasi ad entrare nelle finestre ed è ubicato su una strada risalente all’epoca borbonica lungo la quale c’erano altri ruderi, quello di un vecchio mulino che in passato forniva acqua all’allevamento in questione e di una piccola ca****la probabilmente della stessa epoca.