15/07/2026
Sapete, si dice che una madre non dovrebbe avere figli preferiti, ma se dovessi scegliere il progetto che mi ha fatto ba***re il cuore più di tutti, la scelta ricadrebbe senza dubbio su questo. Lavorare a qualcosa di così corposo e complesso è stata un’emozione pazzesca, e giuro che vedere il risultato finale tra le mani degli artisti o spuntare in giro per la città mi regala ancora una scarica di adrenalina incredibile.
L'obiettivo? Missione quasi impossibile: inserire l’intera produzione artistica in una veste grafica che fosse, allo stesso tempo, semplice e distintiva. Ho dovuto rispettare pedissequamente le gerarchie e le indicazioni dell'artista, il che si è trasformato in un complesso gioco di incastri: dimensioni, proporzioni, didascalie... una sfida da vero "Tetris editoriale".
Per la gestione dei capitoli, ho scelto di giocare con degli sfondi pieni. È stato il mio modo furbo — e decisamente efficace — per segnalare il cambio sezione a colpo d’occhio, evitando rubriche costose (e fuori budget) che avrebbero complicato inutilmente la produzione.
E poi, i famosi "muri di testo". Sappiamo tutti quanto spaventino il lettore, vero? Per evitare l'effetto "noia mortale", ho lavorato d'astuzia sulla gerarchia tipografica. Usando grassetti e corsivi con precisione chirurgica, ho trasformato blocchi di testo densi in percorsi di lettura agili, dove anche chi sfoglia velocemente riesce a cogliere subito l'essenziale.
Sono profondamente fiera di questo lavoro: è la prova che, quando la tecnica incontra l'organizzazione, anche il libro più impegnativo può diventare un piacere per gli occhi.