18/12/2025
La parte più fastidiosa del cosiddetto Signorini Gate non è nemmeno il fatto in sé, quanto ciò che gli è cresciuto attorno:
il pullulare di meme, battute e allusioni sull’omosessualità, su corpi ridotti a caricature, su “culi doloranti” e “bocche larghe”.
Un linguaggio che colpisce non i singoli coinvolti, ma un’intera comunità, riattivando luoghi comuni che per decenni hanno alimentato stigma, ridicolizzazione e marginalizzazione della comunità gay.
In questo rumore tossico si perde completamente di vista il punto centrale della questione.
Se si parla di patti tra persone adulte e consenzienti, allora non esistono vittime né carnefici. Non c’è abuso nel senso morale che molti cercano disperatamente di costruire per legittimare l’indignazione.
Il vero problema, semmai, è il sistema: un meccanismo opaco, abusivo nella sua struttura, che prospera proprio perché nessuno ha mai avuto il coraggio — o l’interesse — di denunciarlo come tale.
Non per moralismo, ma per responsabilità.
Trasformare tutto in una barzelletta sessuale o in una gogna basata sull’orientamento non solo è vile, ma è anche un modo comodo per non guardare in faccia il vero nodo del potere, che resta intatto, invisibile e assolto.