Fotovideotecnica 2MILA di Salvatore Porcu

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02/03/2025

Quando ero giovane io, noi ammiravamo i professionisti. Fotografi professionisti, intendo. Non solo i grandi nomi, quelli famosi, fighissimi e

16/10/2024
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06/10/2024

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25/08/2024

Non mi ero mai accorto ci fosse tanta attenzione quando affonda una barca nel mediterraneo

25/07/2024

TRATTO DA UNA STORIA VERA.

Di Enrico Galliano.

Ho fatto il cameriere per undici anni.

Fra le tantissime cose che ho imparato c'è questa, che il mondo si divide in due categorie: quelli che passano il piatto al cameriere, e quelli che non passano il piatto al cameriere.

Quelli che ti passano il piatto sono quelli che ti vedono, si accorgono che sei lì che ti stai facendo un c**o tanto... Di solito ti dicono anche "Grazie", come non fossero loro in realtà ad averti fatto un favore.

Un gesto da niente, non costa nessuna fatica. Ma un gesto che dice tutto.

Ho sempre amato quelli che ti passano il piatto, perché sono quasi sempre persone molto umili, riconoscono la tua dignità, non trattano come un servo il cameriere: lo sanno quanta parte ha la fortuna nel fatto che loro sono seduti lì a mangiare e lui là in piedi a farsi il mazzo.

Tutto questo per dire che nella mia vita mi è successo di trovarmi a tavola con tante persone: scrittori, uomini politici, a volte anche personaggi della tv, e la maggior parte di loro, per quanto potenti e importanti, magari anche simpatici a volte, erano persone che non passavano il piatto al cameriere. Alcuni anzi spesso lo trattavano proprio male.

E ieri, però, ieri ero a pranzo con Clara Sànchez. Non so se la conoscete, ma è una scrittrice che vende milioni di copie in tutto il mondo. Una che ha qualche motivo per sentirsi arrivata. Per sentirsi importante.

Ecco, tutto questo per dire che Clara Sànchez passa il piatto al cameriere.

Non è che sei arrivato quando hai f***e oceaniche che ti osannano o conti in banca faraonici.

Sei arrivato quando ovunque tu sia arrivato, sei ancora uno che passa il piatto al cameriere."

Enrico Galiano

JOAN MULHOLLAND: STORIA DI UN'EROINA ORDINARIA CHE NON HA MAI SMESSO DI LOTTAREAvere vent'anni anni e finire nel braccio...
20/07/2024

JOAN MULHOLLAND: STORIA DI UN'EROINA ORDINARIA CHE NON HA MAI SMESSO DI LOTTARE

Avere vent'anni anni e finire nel braccio della morte insieme ai peggiori criminali dello stato del Mississippi.

Questa la sorte di Joan Mulholland, che non era né un'assassina né una delinquente seriale, ma soltanto una ragazza, una ragazza piena di coraggio.

Era il 1961 e Joan, originaria della Virginia e figlia di genitori razzisti, aveva scelto di passare dall'altra parte della barricata e lottare contro la segregazione degli afroamericani. Per questo aveva aderito al movimento per i diritti civili e si era unita ai Freedom Riders, gli attivisti che per far rispettare la legge che vietava la segregazione sugli autobus, avevano deciso di attraversare in pullman tutti gli stati del sud.

Il viaggio era stato bloccato in Mississippi dove i Freedom Riders vennero prima duramente malmenati da alcuni appartenenti al Ku Klux Klan armati di mazze e tubi di ferro e poi arrestati dalla polizia locale. Condotti in carcere furono sottoposti a trattamenti profondamente umilianti. Le donne, in particolare, vennero denudate e costrette a subire invasivi esami vaginali. Divisi l'uno dagli altri, gli attivisti vennero poi condotti nelle celle del braccio della morte e qui tenuti per quasi un mese in condizioni inumane.

Ma per Joan il carcere fu soltanto una palestra di vita. Ne uscì ancora più rafforzata nelle sue convinzioni. Negli anni seguenti fu la prima donna bianca a iscriversi a una scuola per afroamericani, si sedette al fianco dei neri in un ristorante per soli bianchi a Jackson e partecipò in prima linea alla marcia di Washington. Nella cosiddetta Freedom Summer, durante la quale il movimento dei diritti civili lanciò una grande campagna per far iscrivere gli afroamericani alle liste elettorali, divenne uno dei bersagli conclamati del K*K, che uccise tre attivisti a Neshoba.

Venne insultata, malmenata, ricevette minacce, fu sottoposta a esami psichiatrici dalle pubbliche autorità ma non mollo mai di un centimetro.

Per anni nel suo portafoglio portò un pezzo di vetro delle finestre della chiesa battista di Birmingham, fatta saltare in aria dal Klan, per non dimenticare mai i 4 bambini innocenti che erano morti nell'attentato.

Oggi Joan ha 82 anni e non ha smesso di lottare, fedele alla massima che si è imposta secondo cui "finché ci saranno ancora persone non libere, nessuno sarà libero".

Cronache Ribelli

23/06/2024

NELL'ITALIA SCHIAVISTA, PATRIOTI BELLA GENTE
"Ma come è possibile, domando, che se io prendo una multa per ritardo nei pagamenti, per divieto di sosta mi inseguano per anni con maggiorazioni e more e che
l’Agenzia delle Entrate, i finanzieri, i controllori non
vedano trentamila schiavi nelle baracche che lavorano
nei campi dell’Agro Pontino a un’ora da Roma, dal
Vaticano e da Palazzo Chigi, lo sanno tutti che sono lì.
Come mai nessuno va a vedere, una mattina qualsiasi,
domani. Fantasmi. Trecentomila in Italia. Di più, molto probabilmente. La famosa sovranità alimentare. La celebre eccellenza italiana: gli schiavi, la fanno, e se
muoiono pazienza.
Ora certo. Il caso di un giovane uomo di 31 anni a cui la
macchina per coprire con un telo il campo di fragole ha
tranciato un braccio — buone le fragole, no? Avete
comprato un cestino a buon prezzo di recente? — sia
stato scaricato come un rifiuto, il braccio buttato in
una cassetta della frutta, tolti i telefoni ai suoi connazionali ugualmente schiavi perché non chiamassero i soccorsi, se no l’azienda poteva patire un
danno. Si poteva salvare, l’hanno ucciso. È anche
abbastanza schifoso che alla compagna abbiano dato i
documenti solo ora che è vedova. Solo a lei e non agli
altri. Sono trentamila, in provincia di Latina: vogliamo
dare i documenti a tutti o solo ai parenti di chi muore?
La legge esiste, è stata scritta dopo la morte di Paola
Clemente, cercatela su Google. Non la rispetta nessuno. La verità è che lo sanno tutti, che il lavoro agricolo si basa sulla schiavitù degli stranieri. Che
fanno un lavoro che nessuno vuole fare, che sperano di
avere una vita e un posto, prima o poi, ma qualcuno gli
sequestra le carte. Come nei campi di cotone.
Qualcuno, italiano, fa soldi tenendoli schiavi. Lo sanno
tutti, basterebbe andare a fare un sopralluogo domattina. Che ne dite. Mandiamo qualcuno a controllare o restiamo così: a dire che gli stranieri ci
invadono ci rubano il lavoro, a dire che la stirpe italica
è da preservare. La stirpe dei sequestratori di telefoni,
degli scaricatori di monconi. Un bel bacino elettorale
da non disturbare. Bella gente, patrioti." (Concita de Gregorio, la Repubblica)

Aggiungo che molti di quelli che ora si indignano sono gli stessi che hanno smantellato lo Stato che dovrebbe fare i controlli, che hanno azzerato i diritti dei lavoratori per aggraziarsi Confindustria, che in nome dell'austerità e del pareggio di bilancio hanno privatizzato ogni risorsa e annientato ogni diritto conquistato nel dopoguerra.
Molti sono gli stessi che hanno sostenuto tutti i governi neoliberisti di questo paese e che hanno smembrato il nostro stato sociale.
Sono quelli che hanno fatto i tagli negli ispettorati del lavoro, nei servizi e nelle strutture pubbliche necessari per garantire il controllo del territorio, nella sanità pubblica.
"Meno Stato, più privato", hanno urlato per decenni. Questo era il loro slogan e hanno vinto.
Ora tutti si accorgono delle nefaste conseguenze, anche se erano palesi da sempre.

19/06/2024

"Credo nel Dio di Spinoza": la curiosa risposta che Einstein dava a chi gli chiedeva se credesse in Dio.

Il Dio di Spinoza.

Deus sive natura: Dio ovvero la Natura.

C'è chi sostiene che il Dio di Spinoza possa pronunciare queste parole:

"Smettila di pregare e di batterti sul petto.
Divertiti, ama, canta e goditi tutto ciò che questo mondo ti può dare.
Non voglio che tu visiti i templi freddi e bui che tu dici essere la mia casa!
La mia casa non è in un tempio, ma nelle montagne, nelle foreste, nei fiumi, nei laghi e nelle spiagge. È li che si trova la mia casa ed è lì che esprimo il mio amore.
Non farti ingannare dai testi scritti che parlano di me: se vuoi avvicinarti a me guarda un bel paesaggio, prova a sentire il vento e il calore sulla tua pelle.
Non chiedermi nulla, io non ho il potere di cambiare la tua vita, tu sì.
Non avere paura, io non giudico e non critico, non dispenso punizioni.
Non credere a chi mi semplifica in delle semplici regole da rispettare: quelle servono solo a farti sentire inadeguato ed in colpa per quello che fai, servono a mantenerti sotto controllo.
Non pensare sempre al mondo dopo la morte e non credere che è lì che conoscerai la vera bellezza: questo mondo ha da offrirti tanta di quella bellezza, e spetta solo a te scoprirla.
Non pensare che io ti ponga delle regole: sei solo tu il padrone della vita, e decidi tu cosa farcene.
Nessuno può dire cosa c'è dopo la morte, ma affrontare ogni giorno come se fosse l'ultima possibilità di amare, di gioire e di far qualsiasi cosa, ti aiuterà a vivere meglio.
Non voglio che tu creda in me perché qualcuno sostiene fortemente che io esista, ma voglio che tu mi senta sempre in te ed intorno a te."

È possibile immaginare che il pensiero di Spinoza non sia stato ben visto all'epoca, ma forse non lo è tutt'oggi: il Dio che Spinoza predica è un Dio di libertà, slegato dalle azioni umane del perdono e della punizione. Spinoza è stato uno dei filosofi che ha riportato la vita nelle mani della persona di chi la vive.

di Claudia Melucci

https://sc.wikipedia.org/wiki/Marianna_Bussalai
15/05/2024

https://sc.wikipedia.org/wiki/Marianna_Bussalai

Marianna Bussalai (Orane, 1904-1947), connota fintzas comente Mariannedda de sos bator moros,[3][4][5][6][7][8] est istada un'intelletuale, iscritora e poetissa sarda, indipendentista e ativista de su Partidu Sardu de Atzione.[3][9]

07/05/2024
30/04/2024

Puoi lucidare le tue scarpe e vestirti elegante
pettinarti i capelli e apparire attraente
puoi nascondere la tua faccia dietro un sorriso
ma una cosa non puoi nascondere è quanto sei marcio dentro
puoi indossare una maschera o dipingerti la faccia
puoi persino considerarti parte della razza umana
puoi metterti un colletto e una cravatta
ma una cosa non puoi nascondere quanto sei marcio dentro.
John Lennon,

prime due strofe di 'Crippled Inside', 1971

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