23/06/2024
NELL'ITALIA SCHIAVISTA, PATRIOTI BELLA GENTE
"Ma come è possibile, domando, che se io prendo una multa per ritardo nei pagamenti, per divieto di sosta mi inseguano per anni con maggiorazioni e more e che
l’Agenzia delle Entrate, i finanzieri, i controllori non
vedano trentamila schiavi nelle baracche che lavorano
nei campi dell’Agro Pontino a un’ora da Roma, dal
Vaticano e da Palazzo Chigi, lo sanno tutti che sono lì.
Come mai nessuno va a vedere, una mattina qualsiasi,
domani. Fantasmi. Trecentomila in Italia. Di più, molto probabilmente. La famosa sovranità alimentare. La celebre eccellenza italiana: gli schiavi, la fanno, e se
muoiono pazienza.
Ora certo. Il caso di un giovane uomo di 31 anni a cui la
macchina per coprire con un telo il campo di fragole ha
tranciato un braccio — buone le fragole, no? Avete
comprato un cestino a buon prezzo di recente? — sia
stato scaricato come un rifiuto, il braccio buttato in
una cassetta della frutta, tolti i telefoni ai suoi connazionali ugualmente schiavi perché non chiamassero i soccorsi, se no l’azienda poteva patire un
danno. Si poteva salvare, l’hanno ucciso. È anche
abbastanza schifoso che alla compagna abbiano dato i
documenti solo ora che è vedova. Solo a lei e non agli
altri. Sono trentamila, in provincia di Latina: vogliamo
dare i documenti a tutti o solo ai parenti di chi muore?
La legge esiste, è stata scritta dopo la morte di Paola
Clemente, cercatela su Google. Non la rispetta nessuno. La verità è che lo sanno tutti, che il lavoro agricolo si basa sulla schiavitù degli stranieri. Che
fanno un lavoro che nessuno vuole fare, che sperano di
avere una vita e un posto, prima o poi, ma qualcuno gli
sequestra le carte. Come nei campi di cotone.
Qualcuno, italiano, fa soldi tenendoli schiavi. Lo sanno
tutti, basterebbe andare a fare un sopralluogo domattina. Che ne dite. Mandiamo qualcuno a controllare o restiamo così: a dire che gli stranieri ci
invadono ci rubano il lavoro, a dire che la stirpe italica
è da preservare. La stirpe dei sequestratori di telefoni,
degli scaricatori di monconi. Un bel bacino elettorale
da non disturbare. Bella gente, patrioti." (Concita de Gregorio, la Repubblica)
Aggiungo che molti di quelli che ora si indignano sono gli stessi che hanno smantellato lo Stato che dovrebbe fare i controlli, che hanno azzerato i diritti dei lavoratori per aggraziarsi Confindustria, che in nome dell'austerità e del pareggio di bilancio hanno privatizzato ogni risorsa e annientato ogni diritto conquistato nel dopoguerra.
Molti sono gli stessi che hanno sostenuto tutti i governi neoliberisti di questo paese e che hanno smembrato il nostro stato sociale.
Sono quelli che hanno fatto i tagli negli ispettorati del lavoro, nei servizi e nelle strutture pubbliche necessari per garantire il controllo del territorio, nella sanità pubblica.
"Meno Stato, più privato", hanno urlato per decenni. Questo era il loro slogan e hanno vinto.
Ora tutti si accorgono delle nefaste conseguenze, anche se erano palesi da sempre.