27/04/2020
| Eclipsis: la parte che non vedi |
Eclipsis è un progetto a cui tengo molto, dedicato ad una persona a me cara che ora purtroppo non c'è più.
E' stato il più difficile e doloroso.
Eclipsis è diventato il mio progetto di tesi ed è nato con l'intenzione di porre attenzione al delicato tema della depressione.
Ecco, oggi devo dire di sentirlo ancora di più, ancora più attuale.
Siamo esseri fragili, fatti di sogni e di gesti concreti.
Mai come oggi percepisco così forte il significato di sentirsi soli, chiusi in una gabbia.
E immagino il dolore di chi soffre, di chi è isolato, di chi è malato.
Penso a chi in questo momento così assurdo della propria vita non sappia più dove sb****re la testa, a chi ha iniziato a fare brutti pensieri, a chi soffriva o ha iniziato a soffrire di questa odiosa malattia.
A chi si sente abbandonato, a chi non ha più certezze, a chi già faticava e ora non ce la fa più.
E' un periodo di difficoltà economica, di isolamento forzato, di vicinanza solo virtuale, come se poi con uno schermo si potesse sostituire il calore di un abbraccio.
Perchè è di questo che abbiamo bisogno. Di contatto, di risate, di una parola di conforto o anche solo di una vicinanza silenziosa.
Ne sentiamo tutti la necessità; proviamo quindi solo ad immaginare chi vive in solitudine con un dolore più grande di lui.
E' difficile, ma ricordiamo che non siamo soli.
Bisogna dare importanza alla parola, tornare ad ascoltare e ad ascoltarci, a saper prendere del tempo per noi stessi.
Imparare a non vergognarsi delle proprie debolezze e diversità, imparare che quando la vita stringe troppo è meglio fermarsi, respirare e trovare il coraggio di chiedere aiuto.
Sarà difficile, ma ce la si può fare.