25/10/2025
L’A Bao A Qu
C’è un antico mito, raccontato da Borges ne Il manuale di zoologia fantastica, che parla di una creatura chiamata A Bao A Qu.
Vive sulla scala della Torre della Vittoria, a Chitor, in India.
È un essere trasparente, quasi invisibile, che si risveglia solo quando qualcuno inizia a salire i gradini della torre.
A ogni passo, la creatura prende forma, colore, luce.
Diventa sempre più viva, più intensa — ma raggiunge la perfezione solo se chi sale arriva in cima, in uno stato di assoluta purezza d’animo.
E poiché nessuno è mai completamente puro, l’A Bao A Qu resta incompiuto: scivola di nuovo verso il basso e torna a dormire, in attesa di un nuovo sguardo che lo ridesti.
Nella mia fotografia, io mi sento un po’ come quell’essere.
Ogni ritratto, ogni autoritratto, è un tentativo di salire la mia scala, di dare forma alla luce, di toccare per un istante qualcosa di autentico.
Quando fotografo una persona, o quando mi pongo davanti all’obiettivo, ciò che cerco non è la perfezione, ma quella zona di incompletezza viva, dove la purezza di un’emozione si manifesta per un attimo e poi svanisce.
Ogni volto mi restituisce un frammento di quella purezza, e per un momento l’immagine sembra compiersi.
Poi la luce cambia, il momento passa, e torno giù — incompiuta, ma viva, pronta a ricominciare.
Forse la mia ricerca fotografica è proprio questo:
accettare l’imperfezione come condizione della verità,
e riconoscere che la bellezza più profonda nasce solo nel movimento, nel continuo salire e scendere,
nel tentativo infinito di essere visti — e di vedere.