daily1980

daily1980 Il sentimento più bello che possiamo provare è il senso del mistero. Colui che non abbia mai conos

22/01/2020

Ancora un Labirinto
Labirinto di Creta
Leggendario labirinto costruito a Creta da Dedalo, in cui il Re Minosse aveva segregato il Minotauro ...
Non si sa se sia veramente esistito, gli scavi archeologici in corso da più di un secolo, non hanno ancora rivelato lesistenza di una costruzione di quel genere, si suppone si trovasse sotto il Palazzo reale di Cnosso. Un fatto è che la pianta stessa del Palazzo di Minosse è labirintica, con una struttura architettonica aggrovigliata, molto diversa dalla cristallina simmetria dell'arte ellenica. E sono stati individuati, qua e là, sotterranei con passaggi ciechi e corridoi che non conducono da nessuna parte o di cui si ignora la funzione: forse facevano parte dell'antico labirinto. E` difficile dirlo: sono passati più di 4000 anni. Alcuni scrittori classici dei primi secoli dopo Cristo (cioè 2500 anni dopo l'epoca del mitico Dedalo) parlano del labirinto come di qualcosa che ai loro tempi esisteva veramente a Creta e che ne costituiva una delle principali attrattive. Ma forse si riferiscono alle grotte di Gostina, un intricato sistema di gallerie naturali situate in un'altro punto dell'Isola, che molti riengono abbia dato origine alla leggenda (ma come si sa, ogni leggenda contiene sempre un fondo di verità)

Massimo (Daily)

10/01/2020

Mohenjo-Daro
si trova nella Valle dell'Indo, nell'odierno Pakistan.
Risalente a due-tremila anni prima di Cristo, che con Harappa, Kalibangan e molte altre città ritrovate nel secolo scorso (XIX), dai nostro Archeologi, testimonia una fiorente civiltà mella fertile pianiura alluvionale dell'Indo. La civiltà dell'Indo formava probabilmente un'unico grande Stato, di cui, a giudicare dalle dimensioni degli edifici, Mohenjo-Daro era la capitale. La civiltà dacadde intorno al 2000 a.C., per cause tuttora ignote, ma che qualche studioso di fantarcheologia, come Peter Kolosimo, ha creduto di indicare nei tragici risultati un'antichissima guerra atomica. Su quali basi? Il Ramayana, antico poema indiano, narra con dovizia di particolari la guerra tra Rama e Ravana, combattuta con l'uso di armi straordinarie e di macchine volanti, i Vimana. Molti studiosi indiani e occidentali hanno indentificato nella pianura dell'Indo in Mohenjo-Daro una delle città distrutte dalle micidiali armi "atomiche". Tale teoria è illustrata nel libro di Davenport e Vincenti 2000 a.C. - Distruzione atomica, edito da Sugar. Libro consigliabilissimo ai fans mysteriani, per l'approccio documentato e convincente a un argomento così fantastico. Le prove fornite dai due autori sono soltanto indiziarie: oltre agli antichi testi, la presenza, a Mohenjo-Daro, di tracce di antiche esplosioni. Ma come spiegare allora, che la maggior parte delle rovine non ne riporta invece alcuna traccia? Una risposta definitiva al mistero non è possibile (altrimenti che mistero sarebbe?)
Per i curiosi dell'argomento, c'è un'altro libro interessante:
Antichi poemi - Ramayana e Mahabharata, filosofia e fantastiche superarmi.

Massimo (Daily)

10/01/2020

Cannone a onde sonore
In questi tempi, quando ogni momento si prospetta una guerra alle porte, sembra brutto parlare di armi che i tedeschi avevano ideato (o volevano ideare), come se avessimo nostalgia di quelle giornate, ma ci arrivano informazioni a rate, man mano che si scoprono nuovi documenti o si scoprono bunker d ricerca segreti.

Il Cannone a onde sonore è una delle tante armi al confine tra Scienza e Fantascienza realizzata dai tedeschi verso la fine del secondo conflitto, quando la Germania impegnò gran parte delle energie rimaste nella ricerca di una nuova arma che potesse ribaltare a proprio favore le sorti della guerra. Nacquero così molte armi "futuribili", alcune delle quali micidiali e funzionanti. Come il cannone, trovato nel centro di ricerche di Peenemünde, che nelle intenzioni dei suoi inventori avrebbe dovuto ovviare al sempre più critico approviggionamento di munizioni. Infatti, emettendo una potentissima onda sonora, esso faceva vibrare l'aria... l'unico tipo di munizione di cui i tedeschi potevano ormai disporre in abbondanza. L'incalzare dell'avanzata nemica e la successiva occupazione del centro di ricerche impedirono che questo cannone uscisse dalla fase sperimentale e fosse impiegato sul campo di battaglia.

Massimo (Daily)

23/12/2019

In fuga da Arwad
Gli Arabi hanno dato il nome a quest'Isola, che nel corso della storia ha avuto molti nomi, tra cui ARados e Raud. Qui i Templari, sfuggiti alla distruzione di San Giovanni d'Acri, si sono rifugiati per tentare un'ultima disperata resistenza. Dopo la caduta di Gerusalemme, che nel 1137 si era arresa alle forze di An-Nasir Salah ad-Din, noto come Saladino, la città di San Giovanni d'Acri, nell'attuale Israele, l'aveva sostituita come capitale del Regno crociato. Nel 1291 fu attaccata dalle truppe Egiziane dei Mamelucchi. Questi erano tra i pochi in grado di tenere testa ai Templari, il corpo di Monaci guerrieri che la presidiavano, fondato da Bernardo da Chiaravalle, nel 1129 per difendere il Santo Sepolcro e, divenuto in pochi decenni, enormemente potente e ricco. Era composto da combattenti abilissimi, spietati e sopratutto motivati da una sorta di fanatismo Cristiano. Erano gli unici nemici che Saladino, passato alla Storia anche per la sua generosità nei confronti degli avversari, faceva mettere immediatamente a morte quando venivano catturati, in quanto sapeva che non accettavano trattati di pace o patti di alcun genere e, se fossero sopravvissuti, avrebbero ripreso a combattere ancor più determinati di prima. Ad Acri, i Templari resistettero per dieci giorni nel loro fotilizio dopo che la città era stata conquistata, poi furono sterminati a loro volta, ma, prima della distruzione del forte, il Gran Maestro Thibaud Gaudin e alcuni uomini riuscirono a fuggire approfittando della notte, portando con se il tesoro e mettendolo in salvo a Sidone. E` molto robabile che alcuni Templari avessero raggiunto la piccola Isola di Arwad/Raud, che costituiva l'ultimo baluardo Cristiano in Terra Santa. Arwad fu conquistata dai Mamelucchi nel 1302, e, benchè fosse stato siglato un patto che garantiva la libertà ai suoi occupanti, questi vennero sterminati e i Templari imprigionati al Cairo.

L'America vanta l'insolito record di essere il Continente più scoperto del mondo. Stando a varie versioni, essa è stata raggiunta da Fenici, Egizi, Irlandesi, Vichinghi, Gallesi, Cinesi, Giapponesi, e persino dai Templari, che vi sarebbero giunti quasi due secoli prima di Colombo. L'idea della loro presenza nel Nuovo Mondo non è nuova: in qualche momento tra il XII e il XIV secolo erano comparse in Messico alcune tribù di uomini bianchi dalle concezioni religiose molto diverse da quelle locali, che i nativi battezzarono Tecpantlacs, ovvero "Popolo del Tempio". La notizia è riportata nel XVI secolo nel Codex Vaticanus 3738, traduzione in Italiano dello Spagnolo Codex Tellario-Remensis attribuito al domenicano Pedro de Los Rios. Nel 1831, Lord Kingsborough, nel suo mastodontico saggio Antiquitiles of Mexico, aveva dato l'inizio dell'immigrazione dei Tecpantlacs (che lui riteneva eredi delle Tribù Perdute di Israele) dal Sud America verso il Messico al 1272. Antiquities of Mexico era composta da nove volumi in formato "in folio" (circa 40x30 Cm) e conteneva tra l'altro estratti di molti codici, riprodotti in modo estremamente fedele e colorati a mano; stamparlo costò caro che lo studioso finì in prigione per debiti e vi morì a soli 41 anni.
Nel 1902, lo storico e archeologo Eugène Beuvois, si interessò a lungo dei Tecpantlacs, di seguito la questioni dei Templari in Messico fu popolarizzata da libri molto fantasiosi come Les Mystères Templiers di Louis Carpentier, secondo il quale i Cavalieri facevano la spola dal loro porto di La Rochelle al Nuovo Mondo e trasportavano segretamente in Europa l'argento estratto nel continente americano. Il mito dei Templari in America ha dato spunto a varie opere di Fiction ed alcuni albi a fumetti, purtroppo, però, a parte il nome Tecpantlacs e il ritrovamento di pietre con inciso croci vagamente patenti (cioè le cui braccia si allargano alle estremità come nelle insegne templari) non esistono reali prove a supporto della loro presenza.

Ugolino Vivaldi e suo fratello Vadino, navigatori del XIII secolo, hanno ralizzato un'epica impresa. Dopo la sconfitta Cristiana, i territori del Vicino Oriente erano impraticabili, e si rendeva necessaria una via commerciale alternativa. Affascinati dai racconti di un prigioniero francese e dalla leggenda del ricchissimo Prete Gianni, i fratelli Genovesi convinsero un consorio di commercianti e maggiorenti Genovesi a finanziare una spedizione per verificare se si poteva andare "ad partes Indiae per mare oceanum" (dalle parti dell'India navigando l'Oceano). Ovvero circumnavigando l'Africa come fecero secoli dopo Bartolomeo Diaz e Vasco de Gama. I fratelli saparono da Genova nel 1291 al comando delle Galee Sant'Antonio e Allegranza. Dopo aver superato le Colonne d'Ercole e aver veleggiato lungo le coste inesplorate dell'Africa Occidentale, discesero lungo le coste africane, ma, ai confini meridionali del Marocco, della spedizione (pur gestita in modo esperto e con strumenti allora all'avanguardia come bussola e astrolabio) si p***e ogni traccia. Ugolino e Vadino furono ricercati invano dalle Canarie fino al Senegal. Nel 1315 Sorleone, il figlio di Ugolino, organizzò e condusse un'infruttuosa spedizione sulle tracce del Padre e dello Zio in base a dicerie secondo le quali i fratelli Vivaldi, dopo aver effettivamente circumnavigato l'Africa, sarebbero giunti in Etiopia, e qui sarebbero stati catturati da Prete Gianni o dal Sovrano dell'immaginario Regno africano di Abdeselib, attiguo e alleato a quello del Prete Gianni. Secondo altre leggende, nel XV secolo, nell'attuale Senegal, dimoravano uomini bianchi che parlavano il genovese e dichiaravano di discendere dai superstiti della spedizione dei Vivaldi.
Negli anni '50, l'Etnologo Franco Prosperi, più noto per la sua successiva carriera di regista, durante uno dei suoi frequenti viaggi di studio in Africa, trovò e fotografo in Zimbabwe una roccia su cui era incisa la scitta "V V AD 1294", ora coperta dalle acque del bacino di Kariba. Immaginò che potesse riferirsi a Vadino Vivaldi, e, in base a questo presupposto, scrisse il romanzo "Due vele per un sogno". I fratelli non sarebbero scomparsi in mare. SI sarebbro inoltrati nel Cotinente nero verso un regno che sapevano inesistente, ma che permetteva loro di non smettere di sognare.

Alfredo Castelli

19/12/2019

Società segrete
l'Ordine Ermetico della Golden Dawn è una famosa società segreta dell'Inghilterra inizio secolo. Tra i suoi membri c'erano i narratori del terrore Bram Stoker, Arthur Machen e Sax Rohmer (autori, rispettivamente, di Dracula, de Il grande dio Pan e del ciclo di Fu manchu), e il grande poeta Irlandese William Butler Yeats, che della Golden Dawn divenne il Presidente. Si pensava che questa Società, fosse di ispirazione al Nazismo, che avesse spinto ad abbracciare queste idee. Non era così... Tra le loro file c'erano alcuni membri particolari, dall'Occultista Dion Fortune allo scrittore Algernon Blackwood, dal mago Samuel Liddel Mathers al famigerato Aleister Crowley. La Golden Dawn ("Alba d'oro") era un'associazione Rosacrociata che si dedicava a rituali di magia basati sulla Cabala e sugli studi di Elphas Levi: magia ebraica, insomma, che certo non poteva essere apprezzata dagli antisemiti nazisti. Tuttavia, alcuni aspetti marginali dell'attività dell'Ordine hanno qalcosa in comune con la mistica nazista: lo studio dei miti celtici (a opera, sopratutto, di Yeats); la ricerca di contatti con misteriose entità superumane, i cosiddetti "Superiori Sconosciuti"; la rievocazione di riti pagani, e una sorta di controiniziazione diabolica (aspetti sopratutto presenti in Crowley, dopo che si staccò dall'ordine, ma anche Yeats, il cui nome segreto era Diabolus est Deus inversus). Nel 1941, Rudolf Hess, braccio destro di Hi**er, volò in Inghilterra per concordare un'improbabile pace con gli Inglesi: cercò di entrare in contatto, si dice, con gli Iniziati Britannici. Lo stesso Aleister Crowley simpatizzò per il nazismo prima che questo prendesse il potere; ma durante la guerra lo combattè patriotticamente con le sue arti magiche.

Massimo (Daily)

27/11/2019

Labirinto
Dopo i tre film di "Maze runner"), mi sono interessato ai Labirinti, dalla Settimana enigmistica fino a risalire al più antico.

Il labirinto artificiale più antico non esiste più, si trovava in Egitto, probabilmente presso Fayum, a Sud del Lago Moeris. Era stato edificato intorno al 2000 a.C.. Lo storico Erodoto, che asseriva di averlo visto, ce lo descrive come una costruzione che era costata più fatica e denaro "di tutte le opere greche messe insieme". Aveva "dodici cortili coperti, sei a Nord e sei a Sud, comunicanti e circondati da una muraglia"; era diviso in tremila stanze, sia sotterranee, sia al livello del suolo; alcune contenevano le tombe dei re dei coccodrilli sacri, e potevano essere visitate solo dai Sacerdoti. Il tutto, scrisse Plinio molti secoli più tardi . "immerso in un'oscurità quasi totale". Era così maestoso che persino la colossale piramide che sorgeva a uno dei suoi lati impallidiva al confronto. Le sentinelle armate disposte all'ingresso delle corti avrebbero sbarrato la strada a chiunque altro avesse voluto entrare. Sempre secondo Erodoto, le stanze superiori erano gigantesche e collegate da un sistema di passaggi intricatissimo. Negli scritti dello Storiografo greco si dà anche molto risalto a un grande Lago artificiale costruito accanto al Labirinto. Esso era affiancato da due piramidi (ognuna delle quali sosteneva una gigantesca statua seduta) e riceveva acqua direttamente dal Nilo attraverso un canale. Nel corso dei secoli altri storici. Viaggiatori e avventurieri hanno parlato nei loro scritti e resoconti di viaggio con stupore e ammirazione del Labirinto. La sua ubicazione fu identificata nel 1888 dal professor Flanders Petrie a Est del Lago Moesis, di fronte all'antica città di Arsinoe ("Città dei Coccodrilli"), a Sud della piramide Hawara, nel distretto conosciuto oggigiorno come Fayum. Ormai del Labirinto rimangono solo poche rovine, pallida ombra della costruzione originale, dalle quali tuttavia è stato possibile determinare le sue dimensioni, e la sua pianta. In una dele stanze del Labirinto sono stati ritrovati i resti mummificati del Faraone Amenemhet III, della XII Dinastia, a cui generalmente viene attribuita la sua costruzione, anche se in realtà alla realizzazione di una così straordinaria opera devono aver contribuito molti altri Faraoni, almeno uno per ciascuna delle dodici corti.

Per chi volesse saperne di più, consiglio il libro "Mazes and Labyrinths" di W.H. Matthews, edito da Diver Pubblications.

Massimo (Daily)

Il quadrato del SATORE` stato rinvenuto in molti luoghi sparsi per tutta Europa, fra cui Verona (Oratorio di Santa Maria...
27/11/2019

Il quadrato del SATOR
E` stato rinvenuto in molti luoghi sparsi per tutta Europa, fra cui Verona (Oratorio di Santa Maria Maddalena di Campomarzio), Siena (il Duomo), Bolzano (Castel Mareccio), in Francia a Rochemaure, e in Austria ad Althofen, ma nessuno è mai riuscito a decifrarlo. Il quadrato è composto dalle parole SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS. La prima teoria risale al 1868, quando su un intonaco di rovine romane a Cirencester, in Gran Bretagna, fu trovato un esemplare del quadrato risalente al III secolo d.C.. Si ipotizzò che si trattasse di una croce simulata, un simbolo usato dai primi Cristiani per potersi riconoscere. Infatti la parola TENET, palindroma (cioè che letta in senso inverso mantiene lo stesso significato), era disposta a croce. Tuttavia, negli anni Venti e Trenta nel corso degli scavi fra le rovine di Pompei, la città romana seppellita dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., vennero alla luce altri due quadrati che resero l'ipotesi difficilmente accettabile, poichè, a Pompei, il Culto Cristiano si era appena sviluppato. Tra le molteplici interpretaioni citiamo quella dello studioso Ludwig Diehl, il quale ipotizzò che la frase si dovesse leggere in maniera bustrofedica (cioè alternativamente da sinistra a destra e da destra a sinistra): SATOR OPERA TENET - TENET OPERA SATOR. A questo p**o la traduzione sarebbe "Il seminatore possiede le opere, ovvero Dio è il Signore del Creato" ma a quel tempo si parlava latino, e articoli come è, il e le non esistevano, la frase non avrebbe un senso compiuto, l'ipotesi non ha trovato nè conferme, nè smentite. Tra laltro i Cristiani usavano una frase ben diversa fra di loro "Iêsous Christos Theou Yios Sôter" (Gesù Cristo Figlio "di" Dio, Salvatore).

Massimo (Daily)

26/11/2019

Oera Linda
fu pubblicato a Londra nel 1876 da una seria Casa editrice, la Trubner & Co., che sosteneva fosse la traduzione di un manoscritto del XIII secolo. In realtà, dopo successivi studi, si appurò che il testo - in Frisone, un dialetto Olandese - era stato scritto (ricopiato o inventato di sana pianta) soltanto all'inizio del secolo precedente. Secondo la Famiglia Linden (modernizzatore di "Linda") che aveva procurato il manoscritto all'Editore, il testo era in possesso della Casata da tempi immemorabili. Parlava di un'Isola-Continente chiamata "Atland" e situata nel Mare del Nord, dove aveva vissuto un popolo altamente civilizzato proveniente dall'India. Nel 2193 a.C. l'Isola era sprofondata a causa di un maremoto, ma gran parte dei suoi abitanti era riuscita a fuggire, dando origine alla Civiltà Minoica e influendo profondamente su quella Greca ed Egiziana. Il libro cita anche Ulisse, situato nel 1188 a.C. il suo viaggio a Calipso (qui chiamata Kalip) che avrebbe fatto parte del territorio di Atland. L'Oera Linda è una cronaca di carattere storico e non si abbandona a voli di fantasia; alcuni studiosi - comparandola con alcune leggende Celtiche a proposito di un maremoto che investì l'nghilterra in tempi remoti - non sono Alieni dal ritenere che contenga qualcosa di vero. Resta in ogni caso, un'enigma: perchè costruire un falso di questo genere all'inizio del '700, quando argomenti come Atlantide e i Continenti perduti non interessavano a nessuno?

Massimo (Daily)

25/11/2019

Madame Blavatsky Helena Hahnn
nacque in Russia (Ekaterinoslav - Ukraina) nel 1831 ed a soli sedici anni andò sposa al Vicegovernatore Blavatsky, che ne aveva quaranta. Ma abbandonò il tetto coniugale all'indomani del matrimonio (che non fu consumato) per andare a lavorare in un Circo come cavallerizza. Visse per lo più di espedienti. A Parigi diede lezioni di pianoforte, a Londra divenne assistente del famoso Medium Daniel D. Home e cominciò ad interessarsi di spiritismo. Combattè in Italia contro i Papalini prima della presa di Roma. Organizzò sedute Spiritiche in Egitto. Avventuriera e instancabile viaggiatrice, percorse in lungo ed in largo, oltre all'Europa, l'America del Nord e l'Asia, spingendosi fino alle frontiere proibite del Tibet. Si trasferì in America, qui nel Vermont, conobbe un certo Colonnello Olcott, appassionato spiritista, e aprì uno studio insieme a lui. Durante una seduta comparve dal nulla (tecnicamente si trattò di un "apporto") un messaggio di "Tituit Bay" della "Fratellanza di Luxor", un'essere incorporeo con cui Madame Blavatsky era spiritualmente collegata. Nel 1877 pubblicò l'opera "Iside svelata" due ponderosi volumi in cui fondeva arditamente le sue conoscenze di Buddismo, Ermetismo, Cabala e altre Dottrine occulte e svelava al mondo il segreto delle Antiche Razze che a suo dire avrebbero in passato dominato la Terra, tra cui la "Dottrina segreta" e "La chiave della Teosofia", la Blavatsky enuncia la sua complessa filosofia, basata sulla reincarnazione, che ebbe una certa fortuna nell'ottocento. Nel 1879, Madame Blavatsky stabilì a Madras, in India, il quartier generale della Società Teosofica, sempre con l'appoggio e aiuto di Olcott e divenne universalmente nota come medium; affermava di ricevere i propri insegnamenti dai padroni segreti del mondo, i "Mahatma". Uno di loro, Koot Hoomi Lai Singh, le inviava lettere che si materializzavano misteriosamente in uno scrigno nella stanza Occulta del Tempio Teosofico di Madras. La fortuna di Helena Blavatsky cominciò a declinare quando si scop***e che lo scrigno aveva un'apertura nascosta, in corrispondenza con un pannello scorrevole nella parete a cui era appoggiato. Le lettere di Koot Hoomi erano dunque opera della stessa fondatrice della Teosofia.
Tornata a Londra continuò a lavorare con lo stesso accanimento, benchè la sua fama era ormai distrutta. Morì in Inghilterra nel 1891, dopo quattro anni trascorsi in dignitoso riserbo.

Massimo (Daily)

23/11/2019

Notizie farlocche 01
Nella North Carolina Valley, ci sono 23 teste come quelle nella famosa Isola di Pasqua, con tanto di foto, con una cartina che indica, approssimativamente, dove si trovano, lo scopritore, tale Richard Clatt, spiega che non ha voluto indicare la località precisa della scopera per evitare l'invasione di un'orda di Turisti. Come mai nessuno si è accorto di questo luogo, visto che le statue sono dei colossi?

La rivista che riporta la notizia è il "Weekly World News", un Settimanale davvero incredibile. Ogni numero pubblica, infatti, una serie di fandonie pazzesche: foto di mostri usciti dai crepacci generati dal terremoto di Los Angeles, immagini "Autentiche" dei demoni che incombono su Haiti, rivelazioni sugli Esorcismi compiuti dal Papa, anticipazioni su tremendi progetti di Saddam Hussein che aveva pronti per conquistare il mondo, e, al tempo, esortava a distruggere il suo regno del male con una pioggia di atomiche. C'è insomma, di che divertirsi, se non che il WWN ha il brutto vizio di spacciare queste notizia come vere. E ciò non rende, ovviamente, un buon servizio a chi sostiene che, nei vari fenomeni misteriosi che costellano la nostra Buona Vecchia Terra, ci sia un fondo di realtà.

Massimo (Daily)

19/11/2019

Australia misteriosa
"Nel lago Modewarre, come in molti altri dell'iterno, vive uno straordinario animale anfibio, che i nativi chiamano Bunyip e di cui io non riuscii mai a vedere altro che il dorso, apparentemente coperto di pelo o piume color grigio scuro. Dev'essere grande come un vitello, forse più grande ancora e si mostra solo quando il tempo è calmo... I Nativi ne hanno una gran paura, giacchè credono che i Bunyip abbiano poteri soprannaturali e possano causare agli uomini morte, malattie e altre disgrazie..."
Così si espresse il forzato William Buckley, che al principio del secolo scorso evase dal bagno penale di Indented Head, in Australia, e visse per trentadue anni con gli Aborigeni, guadagnandosi l'appellativo di "Selvaggio Bianco". La strana creatra da lui vista, è conosciuta anche col nome di Noocoonah, infesterebbe le Paludi ed i laghi dell'Australia e della Tasmania, lanciando nella notte un lugubre grido gutturale dal caratteristico rimbombo. Per gli Aborigeni l'esistenza del Bunyip è articolo di fede, e nel secolo scorso anche molti scienziati bianchi credettero alla possibile presenza nel continente di un animale ancora sconosciuto. Ossa gigatesche furono ritrovate nella regione di Geelong (dove viveva la tribù che diede ricetto a Buckley) e gli Aborigeni a cui furono mostrate le riconobbero come appartenenti al mitico animale. Nonostante molti altri avvistamenti da parte di bianchi e le storie raccapriccianti di donne Aborigene stritolate dal mostro mentre facevano provviste d'acqua, gli scettici Colonizzatori d'origine europea non hanno mai creduto al Bunyip, che nel dialetto di Sidney è addirittura divenuto sinonimo di frottola e impostura: uno dei non rari casi in cui le tradizioni Aborigene sono sbeffeggiate dalla "superiore" cultura europea. Per gi avvistamenti del lucido dorso della creatura sono state indiziate le Foche (intrappolate chissà come in laghi dacqua dolce), mentre le sinistre grida notturne sarebbero prodotte dall'ugola del Tarabuso, un uc***lo di Palude dal caratteristico "muggito".
Nessuna spiegazione, al contrario, è stata mai offerta per il Moha-Moha, misteriosa creatura. La testimonianza più famosa sul Moha-Moha è quella di una maestra di scuola, Miss Lovell, che nel Giugno 1890 vide un essere mostruoso, simile a un serpente marino, al largo di Sandy Cape, nel Queensland Cape, nel Queensland. Il mostro fu visto anche da due suoi piccoli allievi che abitavano nel vicino faro, ma ale domande incuriosite dei ragazzi la maestra dovette confessare la sua ignoranza. Fece tuttavia uno sc**zo della creatura e lo mostrò agli Aborogeni della regione, i quali gliene rivelarono il nome e la supposta pericolosità. La curiosa maestrina fece altri appostamenti, e infine inviò una dettagliata descrizione del mostro a una rivista scientifica inglese, che gliela pubblicò con molte riserve e una buona dose d'ironia.
Ancora nel 1914, tuttavia, un'altro serpente marino fu avvistato in Australia, a Nord di Brisbane, da due pescatori. La creatura aveva striature rosse e pelo dello stesso colore e divenne noto come Mooloolabah. Come spesso accade in questi casi, quando la notizia divenne di dominio pubblico molti si fecero avanti a testimoniare di aver visto in precedenza il mostro e di aver taciuto per prudenza.
Verità o fantasia, è certo che le immense distese selvagge dell'Australia ispirano fatalmente un senso di arcano e di soprannaturale, di una terra ai Confini della Realtà magistralmente evocata dai magici film di Peter Weir, "Picnic e Hanging Rock" e "L'Ultima onda".
L'interno è ancora selvaggio e disabitato come apparve ai primi esploratrori, dell'audace Edward John Eyre, che nel 1841 percorse per primo il Grande Deserto Australiano, alla tragica spedizione di Robert Burke e John Wills, che vi perirono nel 1861. E numerose leggende ne arricchiscono il fascino misterioso, non tutte di origine Aborigena come il mitico Bunyip, ma in gran parte nate dal retaggio Celtico (Scozzese e Irlandese) dei Colonizzatori. E` così possibile incontrare terribili spettri, come il carro fantasma che sferraglia sulle dune di Deep Creek o la mandria di Gippsland, dove nessun animale vivente osa avventurarsi.
Ci sono Sirene, tesori, Folletti luminosi noti come Min-Min, e c'è persino la leggenda di una valle nascosta tra le montagne del New South Wales, una sorta di Paradiso terrestre che i forzati evasi del secolo scorso cercavano invano di raggiungere, trovando solo la morte nel tentativo.

Massimo (Daily)

18/11/2019

Arca dell'Alleanza
Si sono sprecati fiumi d'inchiostro riguardo la ricerca di questo oggetto, chi dice che è magica, chi afferma che è un'oggetto extraterrestre, e altre storie del genere.
Addirittura si prospetta che sia a Roma, nei sotterranei della Banca d'Italia, in Via Nazionale. Difatti, tra le varie ipotesi uscite negli anni, vi è anche quella che l'Arca apartenesse al tesoro del defunto Negus Hallè Selassiè. Ma in questo caso, non si troverebbe in una Banca Svizzera, perchè il tesoro del Negus venne ritrovato nel 1936 dagli Italiani in una caverna sull'Amba Alagi, dove era stato frettolosamente nascosto; la Domenica del Corriere dedicò anche una copertina all'avvenimento. Molto probabilmente dovrebbe trovarsi ancora alla Banca d'Italia, dato che un simile non avrebbe interessato nè i Tedèschi nè la Repubblica di Salò, che pure s'era impossessata delle Corone del Negus, scomparse poi a Dongo con vari altri oggetti, tra cui i celebri carteggi Mussolini-Churchili e le liste dell'O.V.R.A., la polizia politica fascista. Con buona pace di Indiana Jones, che è andato nel Deserto, mentre se la sarebbe potuta cavare col prezzo di un biglietto per l'autobus.
Personalemente credo che l'Arca andò distrutta quando i soldati Romani, distrussero Gerusalemme nel 70 d.C., ai Romani non interessava trattenere l'Arca come bottino, mentre gli Ebrei, non avendo dei sentori che Roma avrebbe distrutto Gerusalemme, non aveva senso portare via l'Arca dal Tempio, visto che significava la Presenza di Dio.

Massimo (Daily)

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Via Monsignor Calandri
Boves
12012

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