04/01/2026
Quel giorno che i giovani dell’ capirono l’importanza della memoria.
La memoria è importante perché?
Perché non ha tempo. Non è vero che è rivolta solo al passato, dove spesso giace sopita.
Perché si attivi, infatti, ha bisogno della contingenza o dello stimolo di un tempo presente che la solleciti. Che possa essere, quindi, anche di incoraggiamento per idee e progetti a ve**re, affinché si possa modificare un passato che non ci piace in un futuro migliore.
Fu senz’altro così anche per Arnoldo Mosca Mondadori, quando visse quel presente sulla spiaggia di Lampedusa e vide davanti ai suoi occhi i relitti delle barche usate dai migranti. Pensò che tutta la sofferenza che quei legni colorati rappresentavano, dovesse essere relegata al passato, a un passato che non si trasformasse mai più in un presente di dolore.
Quello che vidi nella Sala Arazzi della Diocesi di Piacenza quella mattina di un passato prossimo, datato 14 novembre 2025, fu qualcosa di importante, quasi un miracolo. Fantasticai come la memoria di uno stimato editore, unita alla voglia di cambiamento, abbia potuto tramutare quei resti di imbarcazioni che rappresentano disperazione, in oggetti che donano un presente di speranza. Inoltre, quella mattina imparai che gli strumenti hanno in effetti un’anima, anzi possono averne addirittura tre, come quelli dell’Orchestra del mare.
La prima è quella di bambini, donne e uomini che hanno usato quelle imbarcazioni precarie per attraversare il Mediterraneo, con la speranza urgente di una vita migliore, mista alla paura di raggiungere i compagni che prima di loro non ce l’hanno fatta e che giacciono sui fondali di un mare, che, se pur ha visto tanti popoli prosperare, sembra a volte non voler dare a loro nessuna speranza dignitosa e futura di esseri umani.
La seconda è quella di quegli uomini che hanno sbagliato nel passato e hanno fatto della loro vita un campo di battaglia, con cicatrici profonde che chissà se mai si cicatrizzeranno negli anni che passeranno da reclusi in una cella da soli e senza aiuto. Uomini che hanno trovato chi crede in loro e provano nel costruire oggi strumenti musicali, una speranza per il domani, affinché quelle ferite si rimarginino per diventare migliori.
La terza è quella dei musicisti che, imbracciati questi strumenti colorati, percepiscono come queste due anime possano tramutarsi in suoni, note e accordi, per creare una musica che oltrepassi i confini. Confini, oggi, troppo spesso fatti di fili spinati, forgiati dall’indifferenza, dalla voglia inutile di vendetta e dalla ottusità di chi non vuole capire che l’umanità è una, senza distinzioni di razze e di ceti. Unica se pur nella sua diversità.
La memoria bisogna tenersela stretta. Stretta come fece quella ragazza dell’orchestra CinqueQuarti con il Tao di S. Francesco, fatto da un detenuto in isolamento con i legni delle barche con cui sono fatti gli strumenti, dopo che le chiesi di mostrarmelo per fotografarlo tra le dita della sua mano aperta.
La musica si fonda sul tempo, come anche il passato, il presente e il futuro , ma anche nello spazio quando si diffonde; ed in questa relazione bidimensionale che può attraversare e magicamente unire luoghi tanto diversi, che mai si sarebbero potuti immaginare cosi uniti nella speranza, come: il mare, un carcere e una sala da concerto.