04/04/2026
Lei gli porge la mano. Lui si china nel gesto del baciamano — senza contatto, come si usava, come si doveva. Un gesto minimo, carico di tutta la ritualità che solo due corpi consapevoli della propria bellezza sanno compiere — quel culto del dettaglio che D'Annunzio nel Piacere trasformò in ragione di vita.
E nella penombra del castello, per un istante, non sono più attori — sono Gabriele ed Eleonora, in una stanza che il tempo ha dimenticato di cambiare.
Questa foto è la seconda nata in quella sera di candele. Dopo aver chiuso le finestre e creato il buio che la scena chiedeva, sono entrati entrambi nella luce che avevo costruito. E loro hanno fatto il resto: un gesto intimo, non diretto, non richiesto. Un frammento di complicità che appartiene ai personaggi quanto agli attori che li abitano.
Nel Notturno D'Annunzio scrisse ferito e quasi cieco, su strisce di carta, nel buio. Le frasi brevi, i sensi accesi dall'assenza di luce, ogni percezione amplificata dalla penombra. In questa stanza è accaduto qualcosa di simile: tolta la luce del presente, i gesti sono diventati più veri, i volti più esposti, il silenzio più denso. Come se il buio avesse restituito ai sensi ciò che la luce nascondeva.
"Come il mare io ti parlo." Così D'Annunzio scriveva alla Duse — a ondate, con violenza e tenerezza nello stesso respiro. In questo scatto ho cercato la tenerezza. Quella che viene dopo la tempesta, quando le parole si sono esaurite e restano solo i gesti.