Marco Baciocchi Photography

Marco Baciocchi Photography Nulla è normale, se lo si sa vedere bene. A picture is worth a thousand words.

Fotografia d'autore dal carattere unico.
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Ritratti, eventi, foto sportive e di opere d'arte
Fine Art: fotoquadri, ArtFrame
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Separatamente: creazioni artistiche con IA
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Qui pubblico tutte e 3 le tipologie "Tutte le opere fotografiche pubblicate a mio nome in questa pagina sono di mia proprietà esclusiva e protette dalla legge sul diritto d'autore (Art.2575 c.c)"

"Lei è un valore aggiunto"Me l'ha detto l'arbitro ieri, quando mi sono presentato prima della partita per avvisarlo che ...
12/04/2026

"Lei è un valore aggiunto"

Me l'ha detto l'arbitro ieri, quando mi sono presentato prima della partita per avvisarlo che avrei girato a bordo campo. Non me l'aspettavo — e l'ho trovata bellissima.

Poi il campo mi ha regalato momenti come questo. Frazioni di secondo. Tutto da cogliere al volo — o perdere per sempre. E capisci perché ci vai, perché ti metti là, perché non molli mai il colpo.

Da domani a domenica, tre dei miei fotoquadri della collezione Urban Woods sono esposti a PaviArt — 13ª Mostra Mercato d...
09/04/2026

Da domani a domenica, tre dei miei fotoquadri della collezione Urban Woods sono esposti a PaviArt — 13ª Mostra Mercato d'Arte Moderna e Contemporanea.

Bologna di notte. Portici, vicoli, lampioni. Luce ambrata sui mattoni antichi. Ora vi aspettano a Pavia.

Stampe fine art su pannello rigido, edizioni limitate a 50.

📍 Palazzo Esposizioni, P.le Europa, Pavia
📅 10–12 aprile 2026
🕐 Sab-Dom 10:00–19:30 | Vernissage Ven 10 ore 17:00

Starting tomorrow through Sunday, three of my fine art photo panels from the Urban Woods collection are on display at PaviArt — 13th Modern & Contemporary Art Fair.

Bologna at night. Arcades, alleys, lanterns. Amber light on ancient bricks. Now they're waiting for you in Pavia.

Fine art prints on rigid panel, limited editions of 50.

📍 Palazzo Esposizioni, P.le Europa, Pavia
📅 April 10–12, 2026
🕐 Sat-Sun 10:00–19:30 | Opening Fri 10, 5pm

Lei gli porge la mano. Lui si china nel gesto del baciamano — senza contatto, come si usava, come si doveva. Un gesto mi...
04/04/2026

Lei gli porge la mano. Lui si china nel gesto del baciamano — senza contatto, come si usava, come si doveva. Un gesto minimo, carico di tutta la ritualità che solo due corpi consapevoli della propria bellezza sanno compiere — quel culto del dettaglio che D'Annunzio nel Piacere trasformò in ragione di vita.

E nella penombra del castello, per un istante, non sono più attori — sono Gabriele ed Eleonora, in una stanza che il tempo ha dimenticato di cambiare.
Questa foto è la seconda nata in quella sera di candele. Dopo aver chiuso le finestre e creato il buio che la scena chiedeva, sono entrati entrambi nella luce che avevo costruito. E loro hanno fatto il resto: un gesto intimo, non diretto, non richiesto. Un frammento di complicità che appartiene ai personaggi quanto agli attori che li abitano.
Nel Notturno D'Annunzio scrisse ferito e quasi cieco, su strisce di carta, nel buio. Le frasi brevi, i sensi accesi dall'assenza di luce, ogni percezione amplificata dalla penombra. In questa stanza è accaduto qualcosa di simile: tolta la luce del presente, i gesti sono diventati più veri, i volti più esposti, il silenzio più denso. Come se il buio avesse restituito ai sensi ciò che la luce nascondeva.
"Come il mare io ti parlo." Così D'Annunzio scriveva alla Duse — a ondate, con violenza e tenerezza nello stesso respiro. In questo scatto ho cercato la tenerezza. Quella che viene dopo la tempesta, quando le parole si sono esaurite e restano solo i gesti.

Il pennino tocca la carta. La fiamma oscilla. E per un istante il castello smette di essere un luogo e diventa un tempo....
22/03/2026

Il pennino tocca la carta. La fiamma oscilla. E per un istante il castello smette di essere un luogo e diventa un tempo.

L'ho visto così. Eleonora Duse scriveva di notte, a lume di candela, con quella concentrazione feroce che D'Annunzio trasformò nel capitolo più intenso del suo romanzo a lei dedicato: L'Impero del silenzio.
Elena Piccinini l'ha riportata in vita tra queste mura - e io ero lì, complice di un'evocazione.
La cera che cola lenta sul legno scuro. L'inchiostro che diventa confessione. Il chiaroscuro che nessun faretto potrebbe replicare, perché appartiene a un'epoca che conosceva la potenza della luce naturale.
Ho aspettato il gesto esatto — quel momento in cui la mano rallenta e il pensiero diventa visibile sulla carta. La stanza era già teatro d'altri tempi — gli arredi, le stoffe, la pietra — e ho percepito che dovevo dar vita al buio, quello in cui le candele smettono di decorare e cominciano a raccontare. Così ho avuto la mia illuminazione: ho socchiuso le finestre e modificato l'ambientazione.
La magia era servita.

"Io ho amato, ho sofferto, ho reso la mia parte di vita." Eleonora Duse lo scrisse di sé. In questa foto, Elena lo ha vissuto per lei.

Certe immagini non si creano e non si ricevono: si evocano.

C'è qualcosa di teatrale nella solitudine osservata a distanza. Lo spazio diventa palcoscenico, la luce diventa drammatu...
21/02/2026

C'è qualcosa di teatrale nella solitudine osservata a distanza. Lo spazio diventa palcoscenico, la luce diventa drammaturgia, e una figura qualunque — inconsapevole, immobile — diventa il centro esatto di tutto.
La luce radente del tardo pomeriggio, un uomo seduto sulla soglia di casa. Il vuoto di un cortile che pesa più di qualsiasi folla. Una sedia rossa che brucia contro l'ocra dei muri. La geometria silenziosa di un pomeriggio ordinario che chiede solo di essere rivelata — tutto era già lì, ma serviva qualcuno che lo vedesse davvero. Una scena che come altre esiste a metà.

Ho completato quella scena. La differenza tra scattare una foto e creare un'immagine è qui: nel riconoscere che la scena e il fotografo sono due metà di uno stesso istante. Il reale offre. Il mio occhio completa. E sai che completa perchè percepisci che quel puzzle aspettava solo questo per comporsi. Stavolta questo puzzle aveva anche un sentore di Hopper.

"La solitudine è lo spazio più vasto che un uomo possa abitare" (Rainer Maria Rilke). E a volte basta una fotografia per dimostrarlo.

Opera/Artwork: Still - Marco Baciocchi, 2022
Collezione/Collection: Inspiration

Un nuovo spazio. Stessa visione.Da oggi trovi il mio lavoro anche su LinkedIn: progetti, dietro le quinte, riflessioni s...
28/01/2026

Un nuovo spazio. Stessa visione.
Da oggi trovi il mio lavoro anche su LinkedIn: progetti, dietro le quinte, riflessioni su luce e immagine.

C'è un momento, ogni sera, in cui Bologna smette di essere una città e diventa un teatro d'ombre. I lampioni tracciano cerchi di luce sul selciato come pensieri lasciati a metà. Le figure attraversano la scena senza sapere di essere protagoniste. Quella finestra illuminata in alto — qualcuno ve...

Il tempo qui ha smesso di correre. Si è seduto, ha messo radici.Lo vedi nei mattoni che portano addosso secoli di pioggi...
18/01/2026

Il tempo qui ha smesso di correre. Si è seduto, ha messo radici.
Lo vedi nei mattoni che portano addosso secoli di pioggia e sole. Nelle piante che hanno deciso, generazione dopo generazione, di abitare questi muri. Nella luce che entra quasi in punta di piedi, come temesse di disturbare un equilibrio antico.
Sono cortili nascosti dietro portoni anonimi o invisibili a chi cammina troppo veloce. Sono i luoghi dove la città parla la sua lingua più vera: un dialetto di pietra, verde e silenzio.
Fotografarli è il mio modo di dire grazie. Di fermare qualcosa che resiste, ostinato, contro tutto ciò che vorrebbe renderlo uguale a tutto il resto. Di ricordare che la modernità più preziosa è saper ancora riconoscere ciò che merita di restare.

24/12/2025

Non una sposa che aspetta. Una donna che prende posto.Questa immagine va oltre il giorno del matrimonio e parla di un'af...
24/12/2025

Non una sposa che aspetta. Una donna che prende posto.

Questa immagine va oltre il giorno del matrimonio e parla di un'affermazione più ampia. La simmetria delle pareti affrescate, il giardino all'italiana dipinto come una corona sopra di lei, le geometrie perfette della boiserie che convergono verso il centro — e lì, una figura che non chiede permesso. Siede come chi sa che quello spazio le appartiene. Non per caso, ma per scelta.

L'abito è parte di questa dichiarazione. Le maniche che sfiorano l'aria come ali ripiegate, la gonna a sirena che si distende sul pavimento a mosaico reclamando spazio, ogni dettaglio sartoriale pensato per una donna che non vuole solo essere vestita — vuole essere armata della propria eleganza. Un abito contemporaneo che dialoga con secoli di storia, che non si lascia intimidire dagli affreschi ma li sfida a diventare sua cornice.

L'obiettivo cercava proprio questo: l'attimo in cui abito, donna e spazio diventano un'unica affermazione di autorevolezza. Una sposa che diventa regina.

Model: Lara Spinetti
Location: Villa Palazzetti
MUA: Claudia Braccini
Photo: Marco Baciocchi Photography

Argento liquido sulla pelle. Passerella come campo di battaglia. E lei che avanza come chi ha già vinto.C'è un momento i...
15/12/2025

Argento liquido sulla pelle. Passerella come campo di battaglia. E lei che avanza come chi ha già vinto.

C'è un momento in una sfilata in cui il tessuto smette di essere costume e diventa armatura. Quando il flash congela non una modella, ma una dichiarazione di intenti. L'attimo in cui la forza interiore esplode verso l'esterno e diventa impossibile da ignorare.

Non è questione di abbigliamento. È questione di presenza. Di occupare lo spazio come se ti appartenesse da sempre. E di ricordare a chi guarda che la propria versione più potente non è un sogno — è una scelta.

Model: Viviana Vizzini
Location: Fortezza Dabasso
Photo: Marco Baciocchi Photography

Indirizzo

Bologna

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