03/09/2026
In questi giorni ho letto Amanti elementari di Paolo Sortino.
È ambientato in un tempo remoto, prima delle parole. Un tempo in cui alcune cose vengono scoperte prima ancora di sapere come chiamarle: una carezza, un modo nuovo di stare accanto a qualcuno.
E mi è rimasta addosso questa idea: prima viene l’esperienza, poi il nome.
Mi sono chiesta anche cosa succede quando proviamo a rompere le regole del branco, quelle non scritte che ci dicono come comportarci per essere riconosciutə e accettatə da chi ci sta intorno. Cosa resta quando ci spogliamo delle sovrastrutture e torniamo a ciò che è essenziale, prima che il gruppo ci dica chi dovremmo essere?
Nel lavoro facciamo spesso il contrario: appena dobbiamo raccontarci cerchiamo subito una definizione. Fotografa, consulente, designer, strategist. Parole utili, certo. Ma a forza di usarle rischiamo di farle coincidere con tutto ciò che siamo.
E se per una volta non potessimo partire da lì? Se alla domanda “E tu, cosa fai?” non potessimo rispondere con una qualifica professionale?
Proprio da queste domande parte FUORI PROFILO: una carta d’identità per immagini, il workshop che terrò a Rimini.
Useremo il collage per stare, almeno per un po’, prima delle definizioni: scegliere un’immagine senza sapere bene perché, strapparla dal suo contesto, accostarla a qualcosa che apparentemente non c’entra. Lasciare che una forma o un dettaglio dicano qualcosa prima che intervenga la parte di noi che sa già come dovrebbe presentarsi, per vedere cosa rimane fuori dal profilo che abbiamo imparato a mostrare. Poi proveremo a raccontarci.
Domani e dopodomani sarò al Freelancecamp Italia, un posto dove far rete significa prima di tutto capire chi abbiamo davanti, ben oltre i titoli sui biglietti da visita.
Mi piace l’idea di cominciare proprio così: provando a incontrarci prima delle definizioni.
Se per una volta non potessi usare la tua qualifica professionale, con quale immagine ti presenteresti?