Tonio Altieri wildlife photographer

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Ordine: Gruiformes   Famiglia: Recurvirostridae  Elegante in volo, in grado di atterrare leggero, compiendo spettacolari...
10/05/2021

Ordine: Gruiformes Famiglia: Recurvirostridae

Elegante in volo, in grado di atterrare leggero, compiendo spettacolari circonvoluzioni in prossimità del terreno. Il Cavaliere d’Italia è anche un grande “camminatore”, pure se le lunghe zampe fanno sembrare la sua andatura insicura, in particolare sulla battigia, dove la sabbia lascia il posto al mare o agli acquitrini.
Amplissimo l’areale di nidificazione di questa specie, dall’Asia all’Europa, dall’Africa alle Americhe. Alle nostre latitudini la specie è presente sia come nidificante che, occasionalmente, come svernante: al contingente nidificante, infatti, si aggiunge in estate un limitato quantitativo di individui provenienti dall’Europa centrale, mentre l’Italia è zona di passaggio per tutta una serie di gruppi che scelgono l’Africa subsahariana per trascorrere l’inverno.
Esile e longilineo, il Cavaliere d’Italia può misurare anche 35-40 cm in altezza, grazie alle lunghissime zampe. Si fa notare, poi, il lungo ed affilato becco nero, e nero è anche il dorso, mentre la calotta scura presente sul capo del maschio – sempre più evidente con l’età – è nella femmina del praticamente assente.
Ghiotto di tutti i “prodotti” della palude quali insetti e piccoli invertebrati, ma anche alghe e resti di vegetazione acquatica, il pullo di Cavaliere d’Italia esce dal nido molto presto, poche ore dopo la schiusa. Un’abitudine molto pericolosa per gli individui più giovani, che vengono facilmente predati dal Falco di palude.

(fonte: www.uccellidaproteggere.it)

Ordine: CharadriiformesFamiglia: ScolopacidaeLa Pantana è un uc***lo di medie dimensioni (lunghezza 33-37 cm, apertura a...
28/04/2021

Ordine: Charadriiformes

Famiglia: Scolopacidae

La Pantana è un uc***lo di medie dimensioni (lunghezza 33-37 cm, apertura alare 54-63 cm), privo di dimorfismo sessuale. Nel piumaggio estivo presenta una colorazione grigio marrone nelle parti superiori con qualche screziatura fine più chiara e altre macchiettature nerastre. Il petto è bianco con una copertura di f***e macchiettature nerastre e che sfumano gradatamente verso l'addome bianco. Le zampe sono giallo verdi e il becco lievemente curvato verso l'insù è grigio azzurro alla base e nerastro verso la punta.
Nell'abito invernale la colorazione è più uniforme sul dorso e anche la macchiettatura sul petto si fa più sfumata e le zampe sono grigio verdi. I giovani somigliano agli adulti in abito invernale, ma sono più scuri sul dorso. In volo e in tutti gli abiti mostra le ali scure senza barre apprezzabili. La coda verso l'estremità ha una fine barratura. Osservandola da lontano da spesso l'impressione di un uc***lo quasi uniformemente grigio nelle parti superiori.
Si riproduce in brughiere aperte o foreste, durante la migrazione la si può incontrare nelle rive di laghi, stagni, paludi, lagune o estuari, raramente sulle coste del mare. In questo periodo la si scorge prevalentemente in piccoli branchi (7-15 individui). In Italia è specie parzialmente svernante e di doppio passo, da fine agosto a tutto settembre, e da metà marzo a fine aprile. I siti di inanellamento sono distribuiti essenzialmente in Italia settentrionale e in Toscana. L’area geografica di inanellamento dei soggetti segnalati in Italia abbraccia le coste dell’Europa nord-occidentale, una vasta zona continentale dell’Europa centro-orientale e l’area baltica, con una netta prevalenza della Finlandia, Paese che ospita una percentuale importante delle popolazioni nidificanti europee e dove la specie mostra attualmente tendenze demografiche positive. Le ricatture ricadono in un ampio spettro di distanze percorse, con una prevalenza della fascia compresa tra 500-1.500 chilometri. Gli spostamenti più lunghi sono nell’ambito dei 2.500 chilometri.

(fonte: www.uccellidaproteggere.it)

Ordine: Passeriformes   Famiglia: FringillidaeDall’aspetto inconfondibile, il Cardellino è un piccolo passeriforme lungo...
23/04/2021

Ordine: Passeriformes Famiglia: Fringillidae

Dall’aspetto inconfondibile, il Cardellino è un piccolo passeriforme lungo poco più di 10 cm, per circa 12 grammi di peso. La sua livrea è variopinta e sgargiante, con il muso rosso scarlatto, le guance bianche, la testa nera, il corpo beige, le ali nere con una striatura gialla intensa dalla punta bianca. Non ci sono differenze evidenti tra il maschio e la femmina, a parte il fatto che quest’ultima presenta tonalità relativamente più “sbiadite”. Il becco è possente e robusto, adatto a spezzare e a perforare i semi, che costituiscono la quasi totalità della sua dieta: predilige semi di cardo, cardo dei lanaioli e girasole, oltre a quelli di agrimonia, cicoria, romice, senecio, tarassaco, crespigno.
Il Cardellino è diffuso nelle zone boreali, temperate e mediterranee del Paleartico, dall’Africa del nord all’intera Europa – con l’eccezione dell’Islanda – fino all’Himalaya. Due i principali gruppi: la sottospecie nominale, Carduelis c. carduelis , ampiamente distribuita nel vecchio continente – con diverse varianti, alcuni autori ne contano ben otto – l’altra, la sottospecie caniceps , presente in Europa orientale e Asia. Sono registrati anche casi di ibridazione, anzitutto con il Verzellino ma anche con il Canarino selvatico (Serinus canaria ) dando origine alla specie ibrida chiamata comunemente “Incardellato”.
Migratore regolare e svernante, la specie è molto comune in Italia, dove preferisce vivere in aree – anche urbanizzate – con zone alberate. Non ama posarsi a terra, dove a causa delle sue caratteristiche appare goffo e poco elegante, mentre staziona spesso su rami. Quando si muove lo fa in piccoli stormi, soprattutto durante l’inverno, quando non è raro osservare gruppi di cardellini posati sui rami l’uno accanto all’altro, per combattere il freddo. Gli stormi sono talvolta “misti”: vi si possono infatti ritrovare altre specie come il Verdone o il Verzellino, con i quali condivide le aree di raccolta del cibo e può addirittura ibridarsi.
La fase riproduttiva inizia tra la primavera e l’estate: una coppia di cardellini può produrre fino a tre covate l’anno, con la femmina che depone da 2 a 7 uova maculate, che cova per circa 12 giorni. Il nido viene costruito generalmente a media altezza, alle estremità dei rami di abeti e altre conifere o su alberi da frutto. I pulcini vengono svezzati dopo circa un mese, alimentati in principio con semi immaturi e afidi per garantire il giusto apporto di proteine.

(fonte: www.uccellidaproteggere.it)

Ordine: PasseriformesFamiglia: TurdidaeNella bella stagione, il Codirosso spazzacamino frequenta prevalentemente aree mo...
28/03/2021

Ordine: Passeriformes

Famiglia: Turdidae

Nella bella stagione, il Codirosso spazzacamino frequenta prevalentemente aree montane. In Italia, arriva a toccare altitudini fino a 2.600 metri sulle Alpi, ma le popolazioni asiatiche che abitano l’area himalayana si spingono anche fino a 5.000 metri. In passato, la specie abitava solo le zone di montagna, mentre da qualche anno, durante la stagione invernale, preferisce scendere a valle fino alle pianure e nei centri abitati, ambiente a cui il Phoenicurus ochuros si è ormai perfettamente adattato, prediligendo comunque zone meno urbanizzate come piccoli paesi, centri suburbani e aree industriali. Ma è presente anche nelle grandi città dove, nella maggior parte dei casi, colonizza con il proprio nido gli edifici più alti dei centri storici.
L’areale di presenza del Codirosso spazzacamino comprende l’Europa, l’Asia minore e il Tibet. Durante lo svernamento, gli individui si spostano dall’Europa settentrionale verso le regioni mediterranee e il Nord Africa. Risulta invece pressoché assente in ampie zone dell’arcipelago Britannico e in Scandinavia. Una delle sottospecie, il Phoenicurus ochuros rufiventris , si spinge a Oriente verso il Mar Caspio e l’Iran, fino a raggiungere la Cina. Il Codirosso spazzacamino si ciba prevalentemente di bacche, invertebrati, insetti catturati in volo – soprattutto mosche e farfalle – e, nelle zone costiere, anche di piccoli crostacei.
Di dimensioni simili a quelle di un Passero comune, ha il suo tratto caratteristico nella coda rosso-arancione, che si presenta simile in entrambi i sessi. La sua lunghezza varia tra i 14 e i 16 cm, mentre il peso è di circa 17 grammi. Il dorso del maschio è di colore grigio scuro, mentre il petto, la gola e le guance tendono al nero. Le ali si caratterizzano per una striscia bianca ben visibile nel maschio adulto, assente nella femmina e negli individui più giovani. Becco e zampe sono neri. Il piumaggio della femmina presenta tonalità più smorzate, prevalentemente grigio cenere.
Il periodo della riproduzione coincide con il mese di maggio, quando il Codirosso spazzacamino costruisce il proprio nido in fessure di rocce in ambiente montano o nelle crepe e sui cornicioni degli edifici cittadini, più raramente nelle cavità di grossi tronchi. Il nido, a forma di coppa, viene preparato con erbe secche, radici, piume e muschio. La coppia è monogama. La femmina depone dalle 4 alle 7 uova, di colore bianco, particolarmente lisce e lucide. La cova dura circa due settimane ed entrambi i genitori si occupano della cura dei pulcini, che in genere abbandonano il nido a circa un mese dalla nascita.

(fonte: www.uccellidaproteggere.it)

Ordine: PasseriformesFamiglia: MotacillidaeLa Pispola è un Passeriforme di piccole dimensioni, che ama gli spazi aperti ...
20/03/2021

Ordine: Passeriformes

Famiglia: Motacillidae

La Pispola è un Passeriforme di piccole dimensioni, che ama gli spazi aperti di brughiere, praterie, lande e colline. Provvista di ali corte e di una coda sbarazzina, nel momento in cui spicca il volo emette il suo caratteristico verso. La sua dieta primaverile-estiva è variegata e proteica: si nutre di mosche e zanzare, ragni e vermi, a volte persino lumache; solo raramente cede a qualche seme.
Sul terreno si mimetizza molto facilmente, grazie al piumaggio marrone nella parte superiore e beige in quella inferiore, con una tonalità complessiva che tende al verde oliva. Presenta anche numerose striature nere su gran parte del corpo, concentrate su petto e fianchi. Le zampe sono di colore rosa pallido e il becco è sottile. Nei luoghi in cui trascorrono l’inverno le pispole si raggruppano in piccoli stormi, anche se non è raro vederne qualcuna appollaiata, solitaria, sui fili della luce.
Il nido viene costruito a terra, nascosto tra i fili d’erba. La femmina depone dalle due alle cinque uova che cova per circa due settimane, compito che condivide con il maschio. Anche se ama le aree aperte con vegetazione bassa, la Pispola per prudenza evita zone che presentano ampie superfici di suolo scoperto, terreni nudi, ma anche vegetazione erbacea troppo alta o folta. Nella zona più a sud del proprio areale – la Svizzera, in Italia si riproduce solo occasionalmente – frequenta soprattutto torbiere e prati montani, specialmente umidi.
In realtà, la popolazione nidificante sul territorio italiano è estremamente rara ed è limitata a segnalazioni sporadiche provenienti soprattutto dall’arco alpino centrale. In passato non sono mancate segnalazioni riportate sugli Appennini abruzzesi, ma oggi si sospetta che siano frutto di confusione tra la Pispola e alcune specie molto simili quali lo Spioncello e il Calandro.

(fonte: www.uccellidaproteggere.it)

Ordine: Passeriformes  Famiglia: MuscicapidaeIl Saltimpalo predilige ambienti aperti e semi-aperti con vegetazione rada,...
12/03/2021

Ordine: Passeriformes Famiglia: Muscicapidae

Il Saltimpalo predilige ambienti aperti e semi-aperti con vegetazione rada, come brughiere, praterie, campi incolti. Il suo habitat ideale è punteggiato di pietre e da recinzioni, muretti, siepi, arbusti o cespugli: tutti possibili posatoi sui quali gli individui si appostano durante la caccia. Il Saxicola torquatus abita prevalentemente ad altitudini medie o medio-basse.
La specie, nel continente europeo, è diffusa principalmente nell’area occidentale e meridionale – Regno Unito, Irlanda e coste iberiche occidentali – zone che frequenta soprattutto durante il periodo dello svernamento. Le sue sottospecie si distribuiscono tra l’Africa nord-occidentale e meridionale, la Turchia, il Caucaso, la Russia e l’Asia centrale e occidentale. In Italia si concentra soprattutto nelle regioni settentrionali – Lombardia, Veneto, Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta – con popolazioni anche in Toscana, Campania e Sicilia. In generale ha una diffusione piuttosto omogenea su tutto l’areale, fatta eccezione per le elevate altitudini dell’arco alpino alle quali, di solito, evita di spingersi.
Simile nell’aspetto allo Stiaccino, si differenzia da quest’ultimo per l’assenza del sopracciglio, una coda leggermente più lunga e un corpo più compatto. Il Saltimpalo raggiunge i 12-13 cm di lunghezza, 13 grammi di peso e 20-22 cm di apertura alare. Il maschio ha il capo prevalentemente nero, interrotto da un collare di tonalità biancastra. Il petto è tendente al castano con una macchia arancione al centro, mentre la gola è nera. Le ali sono marroni con una macchia bianca visibile anche quando l’individuo è in volo. La femmina presenta un piumaggio più sbiadito rispetto a quello del maschio e un sopracciglio bianco sporco appena accennato. Gli individui più giovani si caratterizzano per la tonalità bruna e da striature nere sulle parti superiori, mentre quelle inferiori sono grigio-bianche.
Il Saltimpalo si nutre di insetti, ragni e vermi catturati spesso sul terreno. Il periodo della riproduzione va da marzo ad agosto e la femmina depone in media due-tre covate. L’area di nidificazione è solitamente a livello del mare o raggiunge al massimo i 600 metri di altitudine. Il nido viene costruito in cavità del terreno utilizzando fili di erba, paglia, licheni e radici. La femmina depone 4-5 uova alla volta e nutre i pulcini con invertebrati e insetti.

(fonte: www.uccellidaproteggere.it)

Ordine: Charadriiformes  Famiglia: LaridaeLagune e saline sono l’habitat preferito durante la stagione estiva, per un uc...
08/03/2021

Ordine: Charadriiformes Famiglia: Laridae

Lagune e saline sono l’habitat preferito durante la stagione estiva, per un uc***lo che d’inverno ha invece abitudini prevalentemente costiere, con rapide puntate in mare aperto per recuperare cibo sufficiente. “Originario” dell’Europa dell’Est, il Gabbiano roseo è presente in Italia come nidificante solo dal 1976, quando i primi siti sono stati censiti in Sardegna.
Al di fuori del periodo riproduttivo – durante il quale la specie mostra un comportamento stanziale – i cieli italiani vedono un aumento notevole della presenza del Gabbiano roseo, in quanto al contingente nidificante si aggiunge un nutrito gruppo di individui migratori o svernanti. Specie estremamente rara e localizzata a livello continentale – si stima che ben il 90% della popolazione nidifichi in meno di dieci siti – il Gabbiano roseo è attualmente presente in tre macro-aree ben delimitate: il Golfo di Cagliari, il Delta del Po e le saline di Margherita di Savoia, in Puglia.
Per costruire il nido il Gabbiano roseo scava una piccola buca nel terreno, tra le dune. La covata – di solito non più di una ogni anno – è costituita da 2 o 3 uova, covate per 22 giorni. La specie si nutre di piccoli pesci e invertebrati, in particolare insetti, mentre il nome di “roseo” è dovuto alle leggere sfumature che caratterizzano la parte inferiore del piumaggio.
Questo è uno dei caratteri distintivi per la specie, altrimenti piuttosto simile al Gabbiano comune, se non per l’assenza del “cappuccio” e per le dimensioni leggermente più grandi. Un esemplare adulto misura in media 43 cm, per un peso che può arrivare anche a 350 grammi. Da rilevare l’abile tecnica usata dalla specie per pescare: compiendo agili movimenti sull’acqua, spinge i pesci verso l’acqua bassa, dove più facilmente possono essere catturati.

(fonte: www.uccellidaproteggere.it)

Ordine: Passeriformes  Famiglia: TurdidaePiccolo passeriforme dalla forma rotonda e dai grandi occhi espressivi, il Pett...
02/03/2021

Ordine: Passeriformes Famiglia: Turdidae

Piccolo passeriforme dalla forma rotonda e dai grandi occhi espressivi, il Pettirosso cela sotto l’aspetto dolce e mansueto un’indole orgogliosa e aggressiva. Lungo appena 14 cm, ha il dorso di un colore bruno-oliva, ventre bianco, sottili zampe rossicce e un’inconfondibile macchia rosso-arancio su petto e faccia, che caratterizza maschi e femmine della specie dai tre mesi di vita in su. Molto vivace e attento, si muove sul terreno con lunghi balzi, curvandosi per un paio di passi e poi arrestandosi all’improvviso in posizione eretta, facendo vibrare ali e coda come se volesse mettersi in mostra. Se qualcosa attira la sua attenzione, eccolo inclinare il corpo da lato a lato, muovendo ali e coda.
I boschi di conifere sono il suo habitat naturale, ma può adattarsi anche a zone antropizzate quali giardini, siepi, parchi delle aree urbane e boschetti. Questo accade di solito durante l’inverno, quando si fa più forte la necessità di trovare cibo. Infatti, pur essendo piuttosto schivo, il Pettirosso può avvicinarsi guardingo all’uomo, ad esempio quando, lavorando in giardino, smuove dalla terra vermi e insetti, di cui la specie è ghiotta.
Di indole battagliera e solitaria, il Pettirosso non mostra abitudini gregarie: possiede un senso di appartenenza territoriale molto spiccato e non ammette l’intrusione di suoi simili nel proprio territorio. Non è raro osservarlo mentre scaccia in malo modo e, spesso, aggressivamente chiunque osi avvicinarsi al suo regno; gonfiando e mostrando minacciosamente il petto color fuoco, scuotendo ali e coda, oscillando da una zampa all’altra ed emettendo un fraseggio del proprio canto, in segno di avvertimento. Questi segnali aumentano di intensità fino a quando l’intruso non se va, a volte non prima di avere risolto la lite con una zuffa. Il senso di territorialità diviene ancora più accentuato quando condivide il territorio con la propria compagna.
Quando arriva la stagione degli amori, il Pettirosso abbandona infatti la consueta solitudine per corteggiare la femmina, arruffando le piume del capo e della gola e offrendole del cibo. Già alla fine dell’inverno, si formano coppie fisse che cominciano a difendere un proprio comune territorio. Il nido viene costruito tra le spaccature dei tronchi d’albero, oppure ai piedi delle siepi, in una piccola cavità vicino al suolo, ben nascosto tra foglie di edera; addirittura all’interno di oggetti dismessi e abbandonati dall’uomo (tubature, bottiglie o bollitori da tè abbandonati, scarponi, scatoloni sono solo alcuni esempi di siti “idonei”). Il nido si presenta come una piccola coppa rotonda di steli intrecciati, imbottito di foglie, piccole radici, muschio o peli.
Sei uova bruno-pallido vengono deposte tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, e covate dalla femmina per circa due settimane. Una volta nati, i pulcini vengono allevati da entrambi i genitori per circa 15 giorni, pur continuando in seguito, anche per diverso tempo, ad essere “imbeccati”. Spesso la coppia effettua due nidiate: alla nascita della seconda, è di solito il maschio a occuparsi del nutrimento dei nuovi arrivati. La dieta del Pettirosso è molto variegata: si nutre principalmente di piccoli molluschi, lombrichi, insetti e larve, ma è ghiotto anche dei frutti che offre il bosco: bacche, more, mirtilli, ribes, fragole, lamponi.
La specie è diffusa in tutta Europa fino al Circolo Polare Artico e dall’Atlantico agli Urali; alcune sottospecie abitano l’Asia Minore, le Canarie e l’Iran. Gli ambienti preferiti sono costituiti da aree alberate non troppo dense, fresche, ombrose, umide, con altezza media o alta, porzioni o margini di terreno scoperto e posatoi idonei. Evita, al contrario, ambienti scoscesi asciutti, ambienti aperti, paludi con vegetazione bassa. A seconda dei contesti è più frequente nei boschi di latifoglie e occupa anche parchi e giardini; specie resistente e provvista di grande capacità di adattamento, è in grado di utilizzare quasi tutte le tipologie boschive, seppur con densità differenti.

(fonte: www.uccellidaproteggere.it)

Ordine: Charadriiformes Famiglia: ScolopacidaeIl Piovanello pancianera è della taglia di uno Storno, con una lunghezza c...
01/03/2021

Ordine: Charadriiformes Famiglia: Scolopacidae

Il Piovanello pancianera è della taglia di uno Storno, con una lunghezza compresa tra i 16 e i 20 centimetri e un’apertura alare di 35 - 40 centimetri. In livrea nuziale ha il dorso castano scuro, chiazzato di bruno nero e una vistosa macchia ventrale nera. Il piumaggio invernale è grigio scuro. Zampe e becco sono neri. Maschi e femmine non presentano differenze significative a livello del piumaggio. Nei giovani sono evidenti numerose striature biancastre longitudinali sul dorso color ruggine.
Il Piovanello pancianera ha un volo rapido con battiti regolari ed è considerata una specie spiccatamente gregaria; gli stormi compiono spesso evoluzioni in volo coordinato. Sul terreno cammina con le spalle alte e la testa abbassata. Molto spesso lo si scorge riposare in riva al mare sulla battigia sabbiosa posato su di una gamba e con il becco affondato sul petto. In migrazione lo si avvista in grandi stormi spesso con specie affini.
Il Piovanello pancianera si nutre di insetti, molluschi, aracnidi, poche sostanze vegetali. In riva al mare si nutre dietro la linea di marea correndo dietro le onde ed a volte anche nuotando. Durante la migrazione frequenta coste sabbiose o fangose, estuari, lagune, rive di laghi, stagni e rive di fiumi, pianure inondate. In Italia è specie di passo ed invernale da settembre ad aprile, scarsa come estiva e non è nidificante. Oltre il 70% della popolazione svernante nel nostro Paese risulta concentrato in aree lagunari dell’alto Adriatico.
In Italia da occasionali e irregolari catture registrate fino alla fine degli anni '80 si è passati a centinaia di soggetti inanellati. Gli inanellamenti sono concentrati in corrispondenza della migrazione primaverile e autunnale, anche se le catture si protraggono per l'intero corso dell'inverno, periodo in cui è massima la presenza numerica della specie, come ben suggerito dall'alto valore dell'indice di abbondanza in febbraio. Un’alta percentuale di ricatture si colloca tra i 1.000-2.000 chilometri. La vastità dell’area geografica di origine degli uccelli esteri in Italia porta comunque ad un’ampia variabilità nelle distanze coperte, da poche centinaia e fino ad oltre 3.000 chilometri.
Prevalgono rotte con orientamento NE-SW, seguite da uccelli provenienti soprattutto da altre zone di sosta situate nell’area Baltica o nel Mar Nero. Piovanelli pancianera inanellati lungo la costa tedesca si dirigono invece verso sud, fino a raggiungere anche la Sicilia meridionale. Spostamenti molto più occidentali caratterizzano invece i soggetti che provengono dall’Europa centro-orientale e dal Mar Nero. Ancor più ampia è l’area di origine degli uccelli segnalati nel corso dell’inverno. La massima parte degli inanellamenti effettuati in Europa centro-orientale si riferiscono alla migrazione autunnale, mentre a latitudini più settentrionali sono collegati marcaggi che ricadono anche in fasi primaverili avanzate.
Anche i soggetti marcati in Italia si distribuiscono in un’area geografica che coincide ampiamente con quella di origine degli uccelli ricatturati in Italia. Tra i Paesi interessati si aggiunge la Grecia. Le aree di massima concentrazione delle ricatture di soggetti italiani sono il Mar Nero, la Camargue e la baia di Danzica in Polonia. Sono inoltre rappresentate varie località distribuite lungo le coste dell’Europa centrooccidentale e del Baltico. Gran parte delle ricatture si riferisce a spostamenti compresi tra 1.000-1.500 chilometri; le distanze massime percorse da uccelli inanellati in Italia superano i 2.000 chilometri.

(fonte: www.uccellidaproteggere.it)

Ordine: Pelecaniformes   Famiglia: PhalacrocoracidaeIl Cormorano presenta un corpo lungo e affusolato di colore nero. Il...
28/02/2021

Ordine: Pelecaniformes Famiglia: Phalacrocoracidae

Il Cormorano presenta un corpo lungo e affusolato di colore nero. Il suo robusto becco ha una caratteristica forma a uncino; grazie a un lungo ed elastico collo a forma di “S” riesce a nutrirsi di pesci, fagocitandoli direttamente nell’esofago. Questa specie spesso raggiunge grandi dimensioni: la lunghezza può variare da 79 a 102 cm e l’apertura alare da 121 a 160 cm. Il peso va da 1,5 finanche a 5,3 kg. Per distinguere i più giovani della specie, basta osservare il colore del piumaggio che, prima del raggiungimento dell’età adulta, ha una tonalità marroncina.
Specie “cosmopolita”, abita praticamente tutti i continenti. La sottospecie nominale (Phalacrocorax carbo carbo ) abita le coste atlantiche settentrionali; la sottospecie Phalacrocorax carbo sintesis si trova in Europa centrale e meridionale e in Asia. Altre sottospecie abitano Africa e Oceania. In Italia, il Cormorano è svernante regolare, migratore, localmente estivante e nidificante stazionario.
Nel nostro Paese la specie nidifica sempre in vicinanza dell’acqua: il sito di presenza più vasto è quello di Valle Santa (Parco regionale del Delta del Po).
Il Cormorano si sposta solitamente in stormi di poche unità fino a centinaia di individui. È una specie gregaria e nidifica a partire dal terzo-quinto anno di vita in colonie. I dormitori e i posatoi diurni si trovano presso zone umide scarsamente frequentate dall’uomo.
Adattabile sia all’acqua dolce sia salata, il Cormorano ha penne permeabili e trascorre molto tempo al sole ad asciugarsi. Le zampe, con grandi membrane, consentono una potente spinta sott’acqua, dove la specie può pescare fino a una profondità di 6 metri. Nonostante questa capacità di immersione, solitamente si alimenta in acque poco profonde, portando la preda in superficie. Il Cormorano è una delle poche specie in grado di muovere gli occhi: questa caratteristica lo agevola nella caccia della grande varietà di pesci che costituiscono la base della sua alimentazione.

(fonte: www.uccellidaproteggere.it)

Ordine: Ciconiiformes  Famiglia: ThreskiornithidaeLa storia della Spatola nel vecchio continente è, per usare una metafo...
27/02/2021

Ordine: Ciconiiformes Famiglia: Threskiornithidae

La storia della Spatola nel vecchio continente è, per usare una metafora, la storia di un grande pellegrinaggio. Per trovare nuovi siti idonei alla costruzione del nido. Per trovare, in altre parole, aree umide ancora sufficientemente ampie e ben conservate in linea con le proprie esigenze ecologiche.
Acque basse ed estese, a profondità costante, sono fondamentali per la vita di questa specie, che evita invece accuratamente specchi d’acqua più profondi, eccessivamente mossi o – anche – eccessivamente stagnanti, così come paludi a vegetazione troppo f***a. Qualcosa di simile al proprio ambiente ideale è stato trovato nelle Valli di Comacchio, dove la specie ha iniziato a nidificare nel 1989.
Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia: questo l’areale di presenza attuale, che coincide nella pratica con l’intero basso corso del Po, fiumi continui e aree umide limitrofe. Ma sono altre le aree d’Europa che insieme alle Valli di Comacchio – e molto di più di esse in termini assoluti – hanno contribuito alla ripresa della specie negli ultimi anni del Novecento: per esempio l’Olanda, che ha visto la propria popolazione passare nel breve volgere di qualche anno da poche centinaia a ben 1.500 coppie, con conseguente espansione in Francia, Germania, Regno Unito e Danimarca.
Molto importante anche la popolazione sp****la, mentre la specie resta più diffusa nelle regioni sud-orientali del vecchio continente. Altre sottospecie abitano poi l’Africa (in particolare la balsaci in Mauritania e la archeri nelle isole a sud del Mar Rosso). Particolarmente evidente, tra le altre peculiarità della specie, è il becco, grazie al quale questo uc***lo si è guadagnato il nome con cui viene usualmente identificato in italiano: una specie di “sesto senso”, nella sua estremità larga e piatta, che consente alla specie di avvertire agevolmente il passaggio di una potenziale preda nell’acqua bassa.

(fonte: www.uccellidaproteggere.it)

Ordine: Phoenicopteriformes Famiglia: PhenicopteridaeAlto fino a un metro e mezzo, il Fenicottero è un grande uc***lo pr...
27/02/2021

Ordine: Phoenicopteriformes Famiglia: Phenicopteridae

Alto fino a un metro e mezzo, il Fenicottero è un grande uc***lo presente praticamente in tutto il mondo. Coloratissimo – nella sua sottospecie nominale – nidifica dalle Indie Occidentali alle Galapagos. È invece il più “comune” Fenicottero rosa ad essere tipico delle nostre latitudini, ma anche dell’Asia sud-occidentale e dell’Africa.
Specie tipicamente mediterranea, il Fenicottero nidifica in Italia solo dal 1993, quando i primi nidi sono stati avvistati nell’area di Montelargius, in Sardegna. In seguito, riproduzioni tentate – e spesso riuscite – si sono verificate in Toscana, Puglia, nelle Valli di Comacchio, dove gruppi consistenti di questi uccelli si radunano anche in porzioni della zona umida non lontane da villaggi o aree urbanizzate.
Migratrice, svernante e – dal 1993 – anche nidificante, il Fenicottero si caratterizza appunto per un’elevatissima mobilità. Solo la lettura degli anelli colorati hanno permesso di scoprire come molti individui si spostino per ampie porzioni del Mediterraneo, da una stagione all’altra, a volte all’interno della stessa stagione. Piumaggio rosa – anche intenso – e stretta dipendenza dagli ambienti umidi con buona disponibilità di cibo (tipicamente alghe e molluschi) caratterizzano questa specie.
Ma è anche un’altra peculiarità ad aver reso celebre il Fenicottero nell’immaginario collettivo, e cioè quella lunga corsa che precede l’involo, durante la quale risaltano le lunghissime zampe e il collo altrettanto allungato, mentre il becco, tipicamente ricurvo verso il basso, non serve tanto per afferrare la preda, quanto per filtrare direttamente dall’acqua, tramite particolari lamelle, i piccoli microrganismi che costituiscono la parte principale della dieta di questa specie.

Indirizzo

Conversano, Puglia, Italia
Bari
70014

Sito Web

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