30/01/2024
Avevo programmato un semplice e formale post per avvisare "la gentile clientela" che quest'anno, il Carnevale, non sarebbe coinciso con le mie sessioni fotografiche in studio.
Una mera comunicazione di servizio per avvertire che non avrei allestito set e scattato fotografie ai bimbi ed ai più grandi.
Ma sono giorni che, per un motivo o per l'altro, incontro persone che mi chiedono notizie del Carnevale con un entusiasmo inaspettato. Entusiasmo che si tramuta in sincera delusione e dispiacere quando spiego che non ci sarà, quest'anno, il Carnevale 2024 nel mio studio.
Io, davvero, non avrei mai pensato che questa mia decisione potesse, in qualche modo, essere fonte di piccoli dispiaceri per qualcuno e questo mi fa male perché vuol dire che ho sottovalutato tante cose in questi mesi. A partire da quanto fatto in passato, e da quanto ci si aspetti da me anche per cose apparentemente banali come una foto di carnevale.
C'è chi mi ha parlato di tradizione interrotta, chi di punto di riferimento, chi mi ha spiegato che i figli sono nati, letteralmente, nel mio studio ed hanno fatto sempre, ogni anno, le foto con me. C'è chi mi ha detto che colleziona i miei pacchetti "artigianali" assieme alle fotografie e chi mi ha detto che i figli si aspettano di vedere me per quel giorno della foto.
Tutte queste parole mi hanno, principalmente, fatto sentire piccolo piccolo perché, per un eccesso di altruismo mi sono ritrovato a trascurare l'aspetto egoistico della mia decisione e, in secondo luogo, mi hanno suggerito di non liquidare la questione con un semplice ed algido avviso di quattro parole ma di spiegare, a chi vuol sapere, i motivi di questa sospensione, chissà se e quanto temporanea.
Il Carnevale, per me, è divenuto negli anni qualcosa di sempre più importante e impegnativo. Chi mi conosce da quando ho scelto di trasformare la fotografia nel mio lavoro sa, o ricorda, che non avrei voluto mai impelagarmi nella questione "FOTO DI CARNEVALE" con tutto ciò che questa avrebbe comportato.
Mi limitavo dunque a scattarle esclusivamente a qualche amico che si accontentava di fare qualche foto senza sfondo o comunque con uno senza tema. Una semplice foto ricordo travestiti da qualunque cosa. Col tempo le richieste sono diventate sempre più numerose e pressanti perché, giustamente, i bambini dei miei amici e dei mie clienti nascevano, crescevano ed, ovviamente, si vestivano per il carnevale. Mi sono ritrovato dunque, senza manco accorgermene, ad organizzare sessioni sempre più elaborate, complesse e "faticate". Pensare ad un tema (non è così scontato farne uno non scontato, appunto), pensare alle cartelline, ai disegni, ai calendari per poi produrli, preparare le stampe degli stessi, allestire i set o progettarli e farseli costruire e, infine, dopo mesi di lavoro pre-lavoro, iniziare le sessioni. Sessioni che duravano almeno un mese, sette giorni su sette dalle 8 del mattino alle 22 di sera senza soluzione di continuità. Soprattutto nei Week End. Un impegno che, con l'aiuto di chi, in passato, è riuscito a rendersi disponibile nel dividersi con me le gioie e i dolori, gli oneri e gli onori, sono riuscito a portare a termine sempre, seppur stremato, ma soddisfatto e felice. Prima, ovviamente, di iniziare la parte più dura del lavoro: quella della post-produzione di migliaia di foto, la stampa presso i laboratori, la divisione in cartelle (ne mancava sempre qualcuna) ed i messaggi alle centinaia di genitori per avvisare del possibile ritiro. A proposito, quelle dello scorso anno sono ancora in studio. Non tutte ma quasi. Fanno loro compagnia le foto dei Carnevale 2022, 2021, 2020, 2019, 2018, 2017...
Va da se che questo tipo di impegno, lungo e costante, in questo periodo particolare della mia vita non è stato possibile prenderlo nemmeno in considerazione.
Ad oggi le attività dello studio sono quasi ferme e si limitano a pochi appuntamenti infrasettimanali pomeridiani ed al disperato tentativo di recuperare oltre un anno e due mesi di blocco forzato e assoluto di lavoro.
Non ho dunque la possibilità di poter dedicare tempo al mio lavoro se non qualche scampolo rubato qua e la, tra un fatto complicato e un contrattempo, per questa nuova vita che da circa quattordici mesi ho dovuto iniziare. Una nuova vita che potrebbe durare, in questi termini, ancora per un po', e di cui non conosco gli sviluppi (come tutti del resto) ma nemmeno li immagino. So solo che ad oggi le mie priorità sono totalmente "immersive" da non concedermi la possibilità di fare tanto altro. E il Carnevale, nello specifico, è molto più che TANTO.
Priorità che non coincidono, purtroppo, con le priorità dei clienti e che quindi andrebbero a cozzare come cozzano già oggi per tutto il pregresso che dovrei smaltire e che con molta lentezza e con immensa ansia e sensi di colpa porto avanti a fatica.
Quindi, con un dispiacere più grande di quanto possa trasparire dalle parole che ho scritto, dovrò rinunciare ai sorrisi dei miei tantissimi e buffissimi bambini, che poi sono i vostri ma che nelle foto e in quei giorni, ma soprattutto per il percorso che ho in comune con loro li sento un po' miei. Anche quando fanno un casino inaudito, quando passano mezz'ora a piangere, quando scassano lo studio e anche un po' le p***e, anche quando non si fermano mai e demoliscono il set, anche quando le loro foto poi restano in studio per anni. Sono un po' miei. Sono cresciuti con me. Bimbi che hanno le loro prime foto vestiti da strani insetti ed infilati in una cassettina da 20cm e poi all'improvviso vestiti da Batman e alti un metro e ottanta. Sono bimbi anche miei perché misurano il loro tempo ma soprattutto il mio. E la velocità con la quale ha deciso di farmi più grande e, dopo, più vecchio.
E quindi, quest'anno, mi mancheranno le loro risate, le pose a principessa e quelle da mille supereroi che manco conosco.
Mi mancheranno le richieste di caramelle, bomboloni, palloncini, le urla senza senso e gli sguardi impotenti dei genitori, ormai quasi tutti amici, e degli zii, anzi, delle zie. Mi mancherà vedere la luce divertita negli occhi dei papà e delle mamme dinanzi ai loro straordinari capolavori travestiti da qualunque cosa e pazzi come cavalli scatenati. E mi mancheranno anche i genitori che, con santa pazienza, dovrebbero fare le foto coi figli, con quell'espressione tra l'imbarazzato ed il rassegnato che vale molto più di una qualsiasi altra maschera.
Purtroppo questo carnevale andrà via così. Sperando che sia solo un salto, una breve interruzione.
Consapevole però del fatto che le interruzioni spesso fanno male e ancor più spesso separano le strade.
Io nel frattempo tornerò alle origini e la foto ai miei bimbi la farò, senza set, senza fondale a tema, senza cartellina. Ma la farò perché, nonostante tutto, la vita va avanti, con più o meno cazzi da cacare, ma va avanti e quindi la foto, Luigi e Gennaro, l'avranno. In tono minore, sì, ma l'avranno...