13/07/2026
All’inizio accettavo tutto. Mi sembrava normale — mi stavo costruendo.
Poi una discussione mi ha chiarito tutto. Un cliente che voleva immagini per apparire, non per raccontare, e il lavoro da me proposto e in parte eseguito non lo soddisfaceva. Un progetto senza cuore, trattato solo come un mezzo. Ho lasciato a metà. Non mi sono fatta pagare. Non me ne sono pentita.
Da quel momento ho smesso di chiedermi cosa posso fotografare. Mi chiedo con chi vale la pena costruire qualcosa.
La risposta è sempre la stessa: chi produce e serve cibo in modo buono, pulito e giusto. Chi ha scelto quella strada non perché rende — ma perché è l’unica che sente sua. Chi sa che il valore di ciò che fa non si misura solo in entrate.
Queste persone le riconosco subito. Non elencano caratteristiche — mi dicono perché hanno scelto quella strada, quale visione del mondo portano con sé, cosa non farebbero mai. Con loro so esattamente cosa costruire.
Non accettare tutti i lavori non è arroganza. È umiltà — verso i progetti che meritano, verso il mio lavoro, verso entrambi.
Se lavori nel cibo con questa stessa intenzione — scrivimi.
*Dare forma visibile a ciò che fai è una responsabilità.*