16/01/2025
Sono andato a Reggio Calabria per vedere la mostra fotografica "Senza fine" di Letizia Battaglia, arrivato all'arena sul lungomare, dove è allestita la mostra prima di scendere ad ammirare le foto noto sulle scalinate quello che mi sembrava un artista, credevo stesse disegnando, aveva dei fogli sparsi sulle scale e credevo fossero disegni. avvicinandomi mi sono reso conto che su quei fogli non c'erano disegni ma parole su alcuni e serie di numeri su altri, mi rendo conto che si tratta di una persona che sta vivendo qualche disagio e che sicuramente vive per strada, quando gli passo accanto sta avendo una discussione con qualcuno anche se li vicino non c'era nessuno, quindi sono passato senza soffermarmi per andare a vedere la mostra. Ho passato una quarantina di minuti immerso nelle splendide foto di Letizia Battaglia quando ad un certo punto mi sento chiamare " oh, oh!! che ore sono?" era lui il tizio che avevo visto prima sulle scale, gli dico l'ora e lui mi chiede anche che giorno è, allora decido di avvicinarmi, gli dico che è mercoledì e lui comincia a farfugliare parole incomprensibili mentre mi guardava, gli domando come si chiama e mi risponde che si chiama Vittorio, e poi gli chiedo cosa scrive su suoi fogli, ma la sua spiegazione è incomprensibile, a quel punto prende il sopravvento in me la parte che comunica con la fotografia e gli chiedo se posso fargli un ritratto …. La sua risposta mi ha spiazzato, mi ha chiesto “ ci fai cose buone con la mia foto?” gli ho risposto spero di si e lui replica “ non vuoi che muoio di fame e di freddo?” “ Certo che no !!!” è stata la mia risposta, lui mi ha guardato e mi ha detto “ Va bene puoi farmi una fotografia, sei una brava persona” . Mentre io scattavo lui ha cominciato ad avere una discussione con qualcuno che non era li fisicamente, ma tra il dialetto stretto e la voce bassa non ho capito quasi nulla, quando voleva farsi capire mi guardava e diventava comprensibile, mi ha mostrato le scarpe rotte e mi ha richiesto se volevo che lui morisse di freddo e di fame, a quel punto ho capito che mi stava chiedendo un aiuto e così gli ho dato qualche euro, quello che potevo, poi l’ho salutato e mentre andavo via lui continuava la sua discussione ed io continuavo a scattargli qualche foto e lui mi seguiva girandosi verso di me …. Tornando verso la stazione pensavo che è solo un caso se si era ingarbugliato il suo mondo e non il mio, basta un attimo un silenzio di troppo, un po’ di sfortuna e la vita può trascinarti in basso …. Alla fine oggi Vittorio chiedendomi l’ora ha soltanto chiesto di parlare con qualcuno, ha chiesto aiuto, forse dovremmo fermarci un po’ di più a parlare con chi ci sembra solo, bastano pochi minuti per riempire dei vuoti che altrimenti rischiano di inghiottire queste anime fragili e sfortunate. Spero che pubblicando queste foto e questo breve testo io sia riuscito a fare qualcosa di buono, proprio come mi ha chiesto Vittorio.