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Errepossa La Grecia e le civiltà antiche - Monumenti, Musei e siti archeologici - Patrimonio dell'Umanità

LA GRANDE STORIA DI NATIONAL GEOGRAPHIC.Un'opera straordinaria da avere, per chi ama storia e archeologia🇮🇹🏛️🏰🗝️⚔️🗡️🏹🛡️
06/02/2021

LA GRANDE STORIA DI NATIONAL GEOGRAPHIC.
Un'opera straordinaria da avere, per chi ama storia e archeologia🇮🇹🏛️🏰🗝️⚔️🗡️🏹🛡️

IL CAPITELLO IONICO - Antica Grecia. ATENE DELPHI OLYMPIAGRECIAPHOTO POWERED BY ERREPOSSAI CAPITELLI IONICI delle FOTO s...
25/10/2020

IL CAPITELLO IONICO - Antica Grecia. ATENE DELPHI OLYMPIA
GRECIA
PHOTO POWERED BY ERREPOSSA
I CAPITELLI IONICI delle FOTO sono del Monumento PHILIPPEION di ANTICA OLYMPIA, di PELLA città natale di Alessandro Magno in Macedonia,
e di DELPHI luogo sacro dell'Oracolo.

Il Philippeion era un monumento celebrativo a tholos in ordine ionico, edificato tra il 338 e il 336 a.C. nella valle nota come Altis, poco distante da Olimpia.

L'ordine ionico è il secondo dei tre ordini architettonici classici. Questo ordine assorbe e rielabora motivi orientali; la ricca decorazione orna la struttura architettonica senza appesantirla. Tradizionalmente è riferito al complesso delle tradizioni artistico-culturali riferibili al gruppo etnico degli Ioni, insediati sulle coste dell'Asia Minore (Iònia), a stretto contatto con le culture dell'Oriente.

Ad Atene si possono trovare due esempi di ordine ionico di epoca classica: l'Eretteo e il tempio di Atena Nike (entrambi sull'Acropoli).

La fondazione del tempio era in genere in pietra locale ed è chiamata euthynteria, su di essa poggiano i gradini di accesso al tempio (crepidoma). A differenza dell'ordine dorico, le colonne ioniche non poggiano direttamente sul gradino, ma su una base formata da due elementi (Asia Minore), uno chiamato toro di forma convessa, sul quale stava la scotia di forma concava. In Grecia abbiamo invece due tori con in mezzo la scotia. In età romana a quest'ultima "base attica" greca, si aggiungerà la "base composita", con il raddoppio della scotia intermedia. Al di sopra della base si ergeva il fusto, di proporzioni più snelle rispetto a quello dell'ordine dorico e privo di rastremazione. Le scanalature potevano variare da un numero di 16 fino a 20 ed erano separate da listelli, invece che incontrarsi a spigolo acuto come nel fusto dorico, mentre l'altezza poteva arrivare anche a 10 volte il diametro della base.

Sulla colonna poggiava il capitello ionico, decorato con volute. Il centro della voluta è detto occhio e può essere decorato. Su di esso l'abaco molto appiattito.

Sopra il capitello poggia la trabeazione, costituita da un architrave, formato da tre fasce aggettanti l'una su l'altra e con un coronamento decorato da modanature, dal fregio, una fascia continua, spesso decorato con rilievi figurati o vegetali e da una cornice (geison) con dentelli, sormontata da una sima (gronda con gocciolatoi per lo scolo dell'acqua piovana dal tetto. Nei templi la cornice sale obliquamente a formare il frontone, che ospita il timpano).

Il problema di questo ordine si pone nel capitello angolare, dato che il capitello ionico presenta le facce diverse: le due facce principali presentano le volute, mentre sui lati queste sono raccordate da un pulvino. Nel tempio dell'Eretteo le facce principali vennero realizzate su due lati contigui, costringendo la voluta sullo spigolo ad un anomalo andamento obliquo.

AFRODITE. MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI ATENE🌍🏛️🇬🇷❤️🌞📸😊⭐PHOTO POWERED BY ERREPOSSA with Panasonic Lumix
24/09/2020

AFRODITE. MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI ATENE🌍🏛️🇬🇷❤️🌞📸😊⭐
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AFRODITE. MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI ATENE
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Statua di Afrodite tipo "Landolina" (appartenente alla serie di Afrodite "Pudica") in marmo pario, conservata presso il Museo archeologico nazionale di Atene), risalente al II secolo d.C. e basata su un originale rinvenuto a Siracusa, questo risalente al IV secolo a.C. Il collo, la testa e il braccio destro sono frutto del restauro da parte di Antonio Canova (1757-1822). Qui Afrodite è ritratta in piedi e nuda, fatto salvo che con la mano sinistra, che regge un himation (ἱμάτιον) ben drappeggiato, copra le parti intime.

Afrodite (in greco antico: Ἀφροδίτη, Aphrodítē) è, nella religione greca, la dea della bellezza, dell'amore, della generazione e della primavera. Nata nel mare, veniva anche venerata come dea che rende sicura la navigazione

ACROPOLI DI ATENE. TEMPIO DI ATENA NIKE.PHOTO POWERED BY ERREPOSSA WITH NIKON REFLEX D3300.🌍❤️🇬🇷🌞🌊🏖️🏛️🏝️Ακρόπολη Αθήνα Ε...
23/09/2020

ACROPOLI DI ATENE. TEMPIO DI ATENA NIKE.
PHOTO POWERED BY ERREPOSSA WITH NIKON REFLEX D3300.🌍❤️🇬🇷🌞🌊🏖️🏛️🏝️
Ακρόπολη Αθήνα Ελλάδα

Tempio di Atena Nike - ACROPOLI di ATENE - GRECIA.
Ναός της Αθηνάς Νίκης στην Αθήνα
Temple of Athena Nike in Athens
Templo de Athena Nike em Atenas
PHOTO POWERED BY ERREPOSSA

Il tempio di Atena Nike o tempio della Nike Aptera è uno dei principali monumenti dell'Acropoli di Atene.

Si trova sul lato ovest dell'acropoli, presso i Propilei, a pochi metri dall'orlo delle rocce a strapiombo che caratterizzano l'Acropoli. Costruito probabilmente intorno al 425 a.C. in ordine ionico, è un tempietto anfiprostilo tetrastilo (con quattro colonne libere sulla fronte e sul retro) ornato nei fregi di preziosi bassorilievi che narrano vicende di una battaglia fra Greci e Persiani (probabilmente Maratona).

Questo esempio di architettura dell'epoca classica, probabile opera dell'architetto Callicrate, coautore del Partenone, è stato il primo edificio in stile completamente ionico[1] dell'Acropoli; tutti gli altri edifici presentano originali fusioni di stile ionico e dorico.

Intorno al 410 a.C. fu circondato da una balaustra scolpita con motivi di Nike colte in varie attività (celebre quella che si riallaccia un sandalo) che assolveva inoltre allo scopo di evitare che i visitatori del tempio cadessero nel precipizio; i rilievi, ora al museo dell'Acropoli, eseguiti in un momento storico gravido di cattivi presagi per Atene, costituiscono un passo indietro sul versante dell'attenzione alla resa naturalistica del corpo umano e delle vesti, e sembrano indicare che l'artista ricercava effetti diversi, di carattere pittorico, che ha spinto alcuni critici a parlare di protoellenismo.

Il fatto che potessero ve**re osservati dalla ripida salita ai Propilei, unica via d'accesso all'acropoli, consentì la ricerca di particolari effetti prospettici. La statua di culto, come ci viene descritta da Pausania, era di legno e portava in mano una melagrana. La statua era aptera, cioè senz'ali, il che si spiegava col fatto che la dea non avrebbe dovuto mai più lasciare la città.

Sul sito dell'attuale tempio scavi archeologici hanno individuato nell'area una fossa per offerte dell'età del Bronzo; in epoca arcaica vi sorse un tempio che come il resto dell'Acropoli fu distrutto dai Persiani nel 480 a.C. La ricostruzione del tempio viene da alcuni collegata alla pace di Nicia, che avrebbe potuto inaugurare un periodo di grande gloria per la città infatti, alla firma del trattato di pace di quest'ultimo, la città finì di combattere temporaneamente con Sparta.

Ma la crisi creativa di Atene, che era come un presagio della sconfitta totale della città nella seconda parte della Guerra del Peloponneso pare echeggiata nella monotona ripetizione di Vittorie nella balaustra costruita solo pochi anni prima dell'Egospotami. Sotto la dominazione turca il tempio fu smantellato e le pietre riutilizzate nel 1687 per costruire un bastione difensivo; quest'ultimo rimase sul sito dell'antico tempio fino all'indipendenza della Grecia, quando nel 1831 fu decisa la (altamente simbolica) ricostruzione del sacello; il tempio è stato smontato ancora due volte (1930 e 1998) per permettere il restauro delle pietre e l'integrazione di altri pezzi ritrovati in successivi scavi.

L'ultimo restauro del tempio
Tra gli anni 2000 e 2010 il monumento ha avuto importanti lavori di restauro per fissare diversi problemi strutturali causati dagli interventi del 1835-1845 e del 1935-1940. Oltre ad essi sono state reintegrate parti della pietra, asportate le decorazioni e poste presso il Museo dell'Acropoli e inserite delle copie. Il lavoro definitivo si è compiuto nel 2011-2013.
FONTE WIKIPEDIA

MASCHERA DI AGAMENNONE - ritrovamento MICENE - conservata al Museo Archeologico ATENE - GRECIA PHOTO POWERED BY ERREPOSS...
14/09/2020

MASCHERA DI AGAMENNONE -
ritrovamento MICENE -
conservata al Museo Archeologico ATENE - GRECIA
PHOTO POWERED BY ERREPOSSA
Museo Archeologico Nazionale di Atene.
GRECIA
La Maschera di Agamennone è una maschera funebre in lamina d'oro rinvenuta nel 1876 a Micene dall'archeologo tedesco Heinrich Schliemann. È attualmente conservata presso il Museo archeologico nazionale di Atene.
Fu scoperta dall'archeologo tedesco sul volto di un corpo trovato nella tomba H. Schliemann credette di aver scoperto i resti del leggendario re acheo Agamennone, da qui il nome. Benché le recenti ricerche archeologiche abbiano stabilito che la maschera sia databile tra il 1550 e il 1500 a.C., periodo molto anteriore a quello in cui si crede sia vissuto il re, il nome con cui è nota la maschera è rimasto.

Malgrado la maggior parte degli studiosi propenda per la sua autenticità[1], lo studioso statunitense William M. Calder III negli anni settanta ha messo in dubbio l'originalità della maschera (perché molto più raffinata delle altre con le quali è stata trovata): sarebbe un falso commissionato dallo stesso Schliemann[2], tesi ribadita recentemente da David A. Traill.
Questa maschera raffigura il volto di un uomo con barba. È costituita da una lamina d'oro con dettagli a sbalzo: i due fori presenti vicino alle orecchie indicano che la maschera veniva fermata sopra il volto del defunto per mezzo di una corda sottile.
La Maschera di Agamennone, in lamina d’oro, è stata ritrovata nel 1876 dall’archeologo tedesco Heinrich Schliemann in una tomba reale dentro le mura di Micene.

È stata così chiamata perchè l’archeologo che la scoprì pensò di aver trovato la maschera di Agamennone, l’eroe di Omero. Gli studiosi hanno però accertato che si tratta di un re vissuto molto tempo prima.

Non si conosce il nome dell’artista che la realizzò, ma sicuramente apparteneva a una bottega specializzata nella lavorazione dell’oro.

Scheda tecnica di lettura della Maschera di Agamenone
Titolo: Maschera di Agamennone.
Autore: anonimo.
Data: 1600-1500 a.C. circa.
Collocazione originaria: tomba reale dentro le mura di Micene.
Collocazione attuale: Atene, Museo Archeologico Nazionale.
Tecnica: lavorazione a sbalzo.

Maschera di Agamennone: descrizione
Il viso non è reale perché i lineamenti sono schematici, le orecchie sono schiacciate sul piano, gli occhi sembrano mandorle.

L’artista ha però aggiunto particolari realistici: i baffi e la barba hanno infatti peli irregolari, realizzati in rilievo con piccoli segni.
La maschera, realizzata in oro, era posta sul volto del re morto, probabilmente per rendere incorruttibile la sua immagine.

All’interno delle grandi tombe reali a Micene, sono stati ritrovati diversi esemplari di maschere d’oro. Sono state attribuite alla famiglia di Agamennone ma invece risalgono ai secoli XVI e XV a.C.

La tecnica dello sbalzo nella lavorazione della Maschera di Agamennone
L’opera dimostra l’abilità dei Micenei nella lavorazione della lamina d’oro con la tecnica dello sbalzo. La tecnica dello sbalzo consente di eseguire motivi a bassorilievo su fogli sottili di metallo. Con la lamina a rovescio, dopo aver tracciato il disegno, con martello e strumenti appuntiti, l’artista lavorava il metallo incavando con maggior forza le parti che dovevano apparire più rilevate.

Si tratta di una tecnica molto raffinata. I Cretesi e i Micenei la adoperarono con esiti sorprendenti utilizzandola anche per tazze, calici, ornamenti per abiti e corazze.

CHÂTEAU DE SARRIOD DE LA TOUR
03/07/2020

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CHIOSTRO ROMANICO DELLA COLLEGIATA DI SANT'ORSO. AOSTA
02/07/2020

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ARCO DI AUGUSTO. AOSTA.VALLÉE D'AOSTE
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Tempio di Atena Nike - ACROPOLI di ATENE - GRECIA.Ναός της Αθηνάς Νίκης στην ΑθήναTemple of Athena Nike in AthensTemplo ...
14/03/2020

Tempio di Atena Nike - ACROPOLI di ATENE - GRECIA.
Ναός της Αθηνάς Νίκης στην Αθήνα
Temple of Athena Nike in Athens
Templo de Athena Nike em Atenas
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Tempio di Atena Nike - ACROPOLI di ATENE - GRECIA.
Ναός της Αθηνάς Νίκης στην Αθήνα
Temple of Athena Nike in Athens
Templo de Athena Nike em Atenas
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Il tempio di Atena Nike o tempio della Nike Aptera è uno dei principali monumenti dell'Acropoli di Atene.

Si trova sul lato ovest dell'acropoli, presso i Propilei, a pochi metri dall'orlo delle rocce a strapiombo che caratterizzano l'Acropoli. Costruito probabilmente intorno al 425 a.C. in ordine ionico, è un tempietto anfiprostilo tetrastilo (con quattro colonne libere sulla fronte e sul retro) ornato nei fregi di preziosi bassorilievi che narrano vicende di una battaglia fra Greci e Persiani (probabilmente Maratona).

Questo esempio di architettura dell'epoca classica, probabile opera dell'architetto Callicrate, coautore del Partenone, è stato il primo edificio in stile completamente ionico[1] dell'Acropoli; tutti gli altri edifici presentano originali fusioni di stile ionico e dorico.

Intorno al 410 a.C. fu circondato da una balaustra scolpita con motivi di Nike colte in varie attività (celebre quella che si riallaccia un sandalo) che assolveva inoltre allo scopo di evitare che i visitatori del tempio cadessero nel precipizio; i rilievi, ora al museo dell'Acropoli, eseguiti in un momento storico gravido di cattivi presagi per Atene, costituiscono un passo indietro sul versante dell'attenzione alla resa naturalistica del corpo umano e delle vesti, e sembrano indicare che l'artista ricercava effetti diversi, di carattere pittorico, che ha spinto alcuni critici a parlare di protoellenismo.

Il fatto che potessero ve**re osservati dalla ripida salita ai Propilei, unica via d'accesso all'acropoli, consentì la ricerca di particolari effetti prospettici. La statua di culto, come ci viene descritta da Pausania, era di legno e portava in mano una melagrana. La statua era aptera, cioè senz'ali, il che si spiegava col fatto che la dea non avrebbe dovuto mai più lasciare la città.

Sul sito dell'attuale tempio scavi archeologici hanno individuato nell'area una fossa per offerte dell'età del Bronzo; in epoca arcaica vi sorse un tempio che come il resto dell'Acropoli fu distrutto dai Persiani nel 480 a.C. La ricostruzione del tempio viene da alcuni collegata alla pace di Nicia, che avrebbe potuto inaugurare un periodo di grande gloria per la città infatti, alla firma del trattato di pace di quest'ultimo, la città finì di combattere temporaneamente con Sparta.

Ma la crisi creativa di Atene, che era come un presagio della sconfitta totale della città nella seconda parte della Guerra del Peloponneso pare echeggiata nella monotona ripetizione di Vittorie nella balaustra costruita solo pochi anni prima dell'Egospotami. Sotto la dominazione turca il tempio fu smantellato e le pietre riutilizzate nel 1687 per costruire un bastione difensivo; quest'ultimo rimase sul sito dell'antico tempio fino all'indipendenza della Grecia, quando nel 1831 fu decisa la (altamente simbolica) ricostruzione del sacello; il tempio è stato smontato ancora due volte (1930 e 1998) per permettere il restauro delle pietre e l'integrazione di altri pezzi ritrovati in successivi scavi.

L'ultimo restauro del tempio
Tra gli anni 2000 e 2010 il monumento ha avuto importanti lavori di restauro per fissare diversi problemi strutturali causati dagli interventi del 1835-1845 e del 1935-1940. Oltre ad essi sono state reintegrate parti della pietra, asportate le decorazioni e poste presso il Museo dell'Acropoli e inserite delle copie. Il lavoro definitivo si è compiuto nel 2011-2013.
FONTE WIKIPEDIA

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