20/10/2026
UN GOVERNO SEMPRE PIÙ RIDICOLO, MENTRE IL SUD LOTTA PER SOPRAVVIVERE.
Non ho detto niente in questi giorni ma ovviamente sto seguendo tutto a distanza e vorrei essere lì e stare al fianco degli scioperi!
C’è qualcosa di profondamente vergognoso nel vedere persone pagate profumatamente con i soldi dei cittadini trasformare problemi gravissimi in teatrini politici. E purtroppo, con questo governo, siamo ormai abituati a uno spettacolo che ha superato da tempo il limite del ridicolo.
La vicenda degli autotrasportatori e degli agricoltori del Sud Italia è l’ennesima dimostrazione di quanto la politica sia distante dalla vita reale delle persone.
Mentre migliaia di lavoratori cercano disperatamente di salvare le proprie attività, mentre il costo del carburante rende sempre più difficile lavorare e intere filiere produttive rischiano di fermarsi, il ministro Matteo Salvini decide di convocare i rappresentanti delle proteste a Milano.
A MILANO.
Persone che protestano perché non riescono più a sostenere i costi del proprio lavoro dovrebbero attraversare mezza Italia, affrontando ulteriori spese, per incontrare un ministro che dovrebbe essere al servizio di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro provenienza geografica.
Ma perché non andare lui in Calabria, in Puglia, in Campania o in Sicilia? Perché non incontrare queste persone nei territori in cui la crisi si sta consumando?
In fondo, è anche per questo che viene pagato. E certamente non poco.
Provate a immaginare la situazione opposta: un ministro meridionale che convoca a Caltanissetta gli autotrasportatori del Trentino o del Veneto per discutere delle loro difficoltà. Quante polemiche avremmo ascoltato? Quanti editoriali indignati?
E invece, quando a dover affrontare questi disagi sono i lavoratori del Sud, tutto sembra diventare normale.
Ma il problema non è soltanto geografico. È soprattutto politico, sociale e culturale.
Da giorni si protesta in Calabria, Puglia, Campania e Sicilia. Dietro quei camion fermi ci sono famiglie, aziende, sacrifici, mutui, stipendi e persone che chiedono semplicemente di poter continuare a lavorare senza rimetterci economicamente.
Non stanno chiedendo privilegi. Chiedono condizioni dignitose e risposte concrete.
E cosa ricevono?
Annunci sullo sblocco di risorse e crediti d’imposta, accompagnati dal richiamo alle conseguenze penali previste per chi blocca le strade.
Sia chiaro: il rispetto della legge è fondamentale e nessuna protesta può giustificare la violenza. Ma la politica dovrebbe innanzitutto saper ascoltare, prevenire i conflitti e affrontare le cause del disagio, non limitarsi a ricordare le possibili sanzioni.
Soprattutto quando a protestare sono cittadini esasperati da problemi che non sono nati ieri.
Nel frattempo, le conseguenze dei blocchi rischiano di ricadere sull’intera collettività: merci ferme, prodotti agricoli deperibili, difficoltà negli approvvigionamenti e danni economici che possono aggravarsi di giorno in giorno.
A pagare il prezzo più alto, ancora una volta, sono i lavoratori, le piccole imprese e le famiglie.
E c’è un altro aspetto che dovrebbe preoccuparci tutti: il clima di tensione che rischia di crearsi tra manifestanti e forze dell’ordine.
Poliziotti, carabinieri e finanzieri non devono diventare i bersagli della rabbia sociale. Sono lavoratori anche loro, spesso chiamati a gestire situazioni difficilissime, e non possono essere trasformati nei nemici di chi protesta.
La responsabilità della politica è proprio quella di impedire che il confronto degeneri. Servono dialogo, rispetto e soluzioni, non dichiarazioni che rischiano di esasperare ulteriormente gli animi.
E invece continuiamo ad assistere a una politica fatta di annunci, provocazioni, contrapposizioni e passerelle mediatiche.
Un governo che dovrebbe occuparsi dei problemi reali del Paese sembra troppo spesso impegnato a recitare la propria parte in uno spettacolo permanente.
La cosa più assurda è che questo spettacolo lo finanziamo noi.
Con le nostre tasse paghiamo stipendi, indennità, strutture e apparati istituzionali affinché chi ci rappresenta lavori per trovare soluzioni. Non per trasformare ogni emergenza in una battaglia propagandistica.
E mentre la politica si mette in scena, c’è chi non riesce a fare il pieno al proprio camion, chi vede marcire il frutto di mesi di lavoro e chi teme di dover chiudere definitivamente la propria attività.
Questa distanza tra istituzioni e cittadini è diventata insopportabile.
Il Sud non ha bisogno di essere compatito, né utilizzato come argomento elettorale. Ha bisogno di infrastrutture, investimenti, servizi, opportunità e soprattutto rispetto.
E il rispetto comincia dall’ascolto.
Chi governa dovrebbe ricordare ogni giorno che quelle poltrone non sono proprietà privata, che gli stipendi arrivano dalle tasche dei cittadini e che rappresentare un Paese significa assumersi responsabilità, non cercare continuamente un palcoscenico.
Il governo italiano ha raggiunto da tempo livelli di ridicolo difficili da immaginare. Ma quando in gioco ci sono il lavoro, la dignità e il futuro di migliaia di persone, non c’è davvero più nulla da ridere.
BASTA TEATRINI POLITICI. BASTA PROPAGANDA SULLA PELLE DEI LAVORATORI.
Il Paese ha bisogno di risposte. E chi viene pagato per darle dovrebbe finalmente cominciare a fare il proprio lavoro.