Giuseppe Intrieri

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UN GOVERNO SEMPRE PIÙ RIDICOLO, MENTRE IL SUD LOTTA PER SOPRAVVIVERE.Non ho detto niente in questi giorni ma ovviamente ...
20/10/2026

UN GOVERNO SEMPRE PIÙ RIDICOLO, MENTRE IL SUD LOTTA PER SOPRAVVIVERE.

Non ho detto niente in questi giorni ma ovviamente sto seguendo tutto a distanza e vorrei essere lì e stare al fianco degli scioperi!

C’è qualcosa di profondamente vergognoso nel vedere persone pagate profumatamente con i soldi dei cittadini trasformare problemi gravissimi in teatrini politici. E purtroppo, con questo governo, siamo ormai abituati a uno spettacolo che ha superato da tempo il limite del ridicolo.

La vicenda degli autotrasportatori e degli agricoltori del Sud Italia è l’ennesima dimostrazione di quanto la politica sia distante dalla vita reale delle persone.

Mentre migliaia di lavoratori cercano disperatamente di salvare le proprie attività, mentre il costo del carburante rende sempre più difficile lavorare e intere filiere produttive rischiano di fermarsi, il ministro Matteo Salvini decide di convocare i rappresentanti delle proteste a Milano.

A MILANO.

Persone che protestano perché non riescono più a sostenere i costi del proprio lavoro dovrebbero attraversare mezza Italia, affrontando ulteriori spese, per incontrare un ministro che dovrebbe essere al servizio di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro provenienza geografica.

Ma perché non andare lui in Calabria, in Puglia, in Campania o in Sicilia? Perché non incontrare queste persone nei territori in cui la crisi si sta consumando?

In fondo, è anche per questo che viene pagato. E certamente non poco.

Provate a immaginare la situazione opposta: un ministro meridionale che convoca a Caltanissetta gli autotrasportatori del Trentino o del Veneto per discutere delle loro difficoltà. Quante polemiche avremmo ascoltato? Quanti editoriali indignati?

E invece, quando a dover affrontare questi disagi sono i lavoratori del Sud, tutto sembra diventare normale.

Ma il problema non è soltanto geografico. È soprattutto politico, sociale e culturale.

Da giorni si protesta in Calabria, Puglia, Campania e Sicilia. Dietro quei camion fermi ci sono famiglie, aziende, sacrifici, mutui, stipendi e persone che chiedono semplicemente di poter continuare a lavorare senza rimetterci economicamente.

Non stanno chiedendo privilegi. Chiedono condizioni dignitose e risposte concrete.

E cosa ricevono?

Annunci sullo sblocco di risorse e crediti d’imposta, accompagnati dal richiamo alle conseguenze penali previste per chi blocca le strade.

Sia chiaro: il rispetto della legge è fondamentale e nessuna protesta può giustificare la violenza. Ma la politica dovrebbe innanzitutto saper ascoltare, prevenire i conflitti e affrontare le cause del disagio, non limitarsi a ricordare le possibili sanzioni.

Soprattutto quando a protestare sono cittadini esasperati da problemi che non sono nati ieri.

Nel frattempo, le conseguenze dei blocchi rischiano di ricadere sull’intera collettività: merci ferme, prodotti agricoli deperibili, difficoltà negli approvvigionamenti e danni economici che possono aggravarsi di giorno in giorno.

A pagare il prezzo più alto, ancora una volta, sono i lavoratori, le piccole imprese e le famiglie.

E c’è un altro aspetto che dovrebbe preoccuparci tutti: il clima di tensione che rischia di crearsi tra manifestanti e forze dell’ordine.

Poliziotti, carabinieri e finanzieri non devono diventare i bersagli della rabbia sociale. Sono lavoratori anche loro, spesso chiamati a gestire situazioni difficilissime, e non possono essere trasformati nei nemici di chi protesta.

La responsabilità della politica è proprio quella di impedire che il confronto degeneri. Servono dialogo, rispetto e soluzioni, non dichiarazioni che rischiano di esasperare ulteriormente gli animi.

E invece continuiamo ad assistere a una politica fatta di annunci, provocazioni, contrapposizioni e passerelle mediatiche.

Un governo che dovrebbe occuparsi dei problemi reali del Paese sembra troppo spesso impegnato a recitare la propria parte in uno spettacolo permanente.

La cosa più assurda è che questo spettacolo lo finanziamo noi.

Con le nostre tasse paghiamo stipendi, indennità, strutture e apparati istituzionali affinché chi ci rappresenta lavori per trovare soluzioni. Non per trasformare ogni emergenza in una battaglia propagandistica.

E mentre la politica si mette in scena, c’è chi non riesce a fare il pieno al proprio camion, chi vede marcire il frutto di mesi di lavoro e chi teme di dover chiudere definitivamente la propria attività.

Questa distanza tra istituzioni e cittadini è diventata insopportabile.

Il Sud non ha bisogno di essere compatito, né utilizzato come argomento elettorale. Ha bisogno di infrastrutture, investimenti, servizi, opportunità e soprattutto rispetto.

E il rispetto comincia dall’ascolto.

Chi governa dovrebbe ricordare ogni giorno che quelle poltrone non sono proprietà privata, che gli stipendi arrivano dalle tasche dei cittadini e che rappresentare un Paese significa assumersi responsabilità, non cercare continuamente un palcoscenico.

Il governo italiano ha raggiunto da tempo livelli di ridicolo difficili da immaginare. Ma quando in gioco ci sono il lavoro, la dignità e il futuro di migliaia di persone, non c’è davvero più nulla da ridere.

BASTA TEATRINI POLITICI. BASTA PROPAGANDA SULLA PELLE DEI LAVORATORI.

Il Paese ha bisogno di risposte. E chi viene pagato per darle dovrebbe finalmente cominciare a fare il proprio lavoro.

Fuori piove, è ottobre. Mattinata passata all’università, ora sono in giro dopo una corsa di metro. Sto andando al the G...
20/10/2026

Fuori piove, è ottobre. Mattinata passata all’università, ora sono in giro dopo una corsa di metro. Sto andando al the Guardian Climate Forum. Mi fermo in un piccolo shop asiatico, ho voglia di qualcosa di compagnia mentre continuo la mia lettura del primo capitolo di questo libro comprato da poco, fra quelli consigliati per il corso di film theory.

Ho quasi 36 anni , a volte mi sento in ritardo, a volte mi sento di non aver concluso nulla, a volte mi sento soddisfatto e contento, a volte la situazione generale di questo mondo pazzo mi scombussola le giornate e mi chiedo a cosa serve tutto quello che io (e tutti gli altri) faccio.

Poi però mi rifugio in questi momenti, sono nella grande città, e la mia vita va comunque avanti, non posso salvarlo io il mondo (purtroppo), non realizzerò nemmeno quell’immaginazione che avevo da bambino, quella di parlare in grandi forum ed eventi internazionali sul clima per avvertire le persone di quanto siamo in ritardo. Avevo 9-10 anni quando immaginavo questi scenari e ci credevo davvero, a volte ricordo che sfogliavo i miei libri sugli animali e i biomi comprati o trovati da mio padre (che ora fanno parte della mia biblioteca di cui sono molto geloso) e piangevo perché stavamo distruggendo l’amazzonia.

Ci sono anche quei momenti in cui mi ricordo però che nel mondo succedono anche tante cose positive perchè giornalmente siamo bombardati dal negativo, da ciò che fa rumore e da ciò che crea scontro. Adesso nell’era dei social media non ne parliamo nemmeno.

E io ora sono qui a quasi 36 anni a studiare i media: la televisione e il cinema da una prospettiva culturale, critica e sociologica e ancora di più rifletto su queste cose. Ma mi rende anche felice il fatto di aver aperto tutta una nuova prospettiva davanti a me in cui dovrò studiare e sapere tante altre cose che non avevo mai studiato prima e questo mi dà motivazione ed energia.

Sarà che soffro di iperattività o sarà che è un meccanismo naturale per “estraniarmi” dal mondo e dedicarmi alla conoscenza; che poi non è estraniarmi nel senso vero del termine perché tutto quello che accade mi riguarda e mi e a cuore; ma insomma avete capito

Adesso esco e sono di fianco al natural history museum e mi dirigo alla royal geographical society per un forum sul clima a Londra, un altro tassello che nella mia vita fatta di memorie e fotografie, ricorderò fra 10-20 anni e racconterò ai miei nipoti, ai miei amici.

17/10/2026

🌿 Celebrating the people who are making London wilder, greener and more inclusive! 💚

Today was another inspiring day at the London National Park City Festival, where Rangers from across London came together to celebrate the incredible work they do in their communities and across the city.

It was wonderful to see so many passionate people being recognised for their dedication to making London a place where nature, people and communities can thrive together. 🌳

As always, the day was full of inspiration, positive energy and enthusiasm! Seeing so many individuals, community groups and organisations working to reconnect people with nature, protect urban green spaces and create a more inclusive city is a powerful reminder of what makes London so special.

Living in such a huge urban environment, it’s easy to forget how much nature surrounds us and how many people are working behind the scenes to protect and celebrate it.

A huge round of applause to London National Park City for organising such a fantastic event and, above all, for their continued commitment to supporting the Ranger network and bringing so many amazing projects and people together. 👏💚

Proud to be part of this incredible community of Rangers and changemakers!

🌍 Together, we’re helping London become a city where people and nature truly belong together.

💬 What does a greener, wilder and more inclusive London mean to you? I’d love to hear your thoughts!

17/10/2026

🌿 Celebrating the people who are making London wilder, greener and more inclusive! 💚

Today was another inspiring day at the London National Park City Festival, where Rangers from across London came together to celebrate the incredible work they do in their communities and across the city.

It was wonderful to see so many passionate people being recognised for their dedication to making London a place where nature, people and communities can thrive together. 🌳

As always, the day was full of inspiration, positive energy and enthusiasm! Seeing so many individuals, community groups and organisations working to reconnect people with nature, protect urban green spaces and create a more inclusive city is a powerful reminder of what makes London so special.

Living in such a huge urban environment, it’s easy to forget how much nature surrounds us and how many people are working behind the scenes to protect and celebrate it.

A huge round of applause to London National Park City for organising such a fantastic event and, above all, for their continued commitment to supporting the Ranger network and bringing so many amazing projects and people together. 👏💚

Proud to be part of this incredible community of Rangers and changemakers!

🌍 Together, we’re helping London become a city where people and nature truly belong together.

💬 What does a greener, wilder and more inclusive London mean to you? I’d love to hear your thoughts!

Tornato a Londra e ripresa la vita di tutti i giorni, riprendono anche gli eventi e le attività con il network dei Range...
07/10/2026

Tornato a Londra e ripresa la vita di tutti i giorni, riprendono anche gli eventi e le attività con il network dei Ranger di London National Park City.

Oggi gita fuori porta, alla scoperta di un luogo che da tempo volevo vedere: Knepp, nel West Sussex, uno dei progetti di rewilding più importanti e conosciuti del Regno Unito.

Quello che oggi appare come un enorme paesaggio in cui la natura ha ripreso spazio, un tempo era una tenuta agricola intensamente coltivata. Il progetto di rewilding è iniziato nel 2001, quando la famiglia Burrell ha deciso di cambiare completamente approccio e lasciare che i processi naturali tornassero a modellare il territorio.

Da allora Knepp è diventato un laboratorio a cielo aperto per capire cosa succede quando si permette alla natura di recuperare i propri spazi, con il ritorno di habitat, specie e dinamiche ecologiche che erano scomparse dalla tenuta.

Oggi stiamo visitando anche il Walled Garden, osservando e imparando cosa può succedere quando un giardino viene lasciato sempre più al corso naturale delle cose, invece di essere continuamente controllato e mantenuto dall’uomo.

Un’altra giornata di formazione, esplorazione e confronto con persone che lavorano ogni giorno per ripensare il nostro rapporto con la natura.

E devo dire che, dopo quasi due mesi trascorsi tra le montagne della Calabria, tornare qui e continuare a parlare di natura anche dall’altra parte della Manica è un modo bellissimo per ricominciare. 🌿

05/10/2026

E anche questo viaggio è arrivato alla fine.

Per me, però, è stato qualcosa di più di un semplice tour.

È stato il primo viaggio di questo tipo che ho fatto come guida nel Regno Unito e, forse proprio per questo, lo porterò con me a lungo.

Per la prima volta ho avuto l’occasione di accompagnare un gruppo arrivato dall’Italia e raccontare loro alcuni dei luoghi che, negli anni, ho imparato ad amare durante questa mia vita all’estero.

Abbiamo attraversato le Cotswolds, con le loro colline morbide e i villaggi di pietra color miele. Abbiamo parlato delle campagne inglesi, della loro bellezza, ma anche di come siano il risultato di secoli di rapporto tra l’uomo e il territorio.

Abbiamo visitato Sudeley Castle, Warwick Castle e poi Stratford-upon-Avon, entrando nella casa natale di Shakespeare e nella Holy Trinity Church, dove è sepolto.

Ma la parte che mi è piaciuta di più è stata poter condividere tutto questo.

Raccontare non soltanto cosa stavamo guardando, ma perché quei paesaggi sono diventati così come li vediamo oggi. Parlare di storia, natura, agricoltura, architettura, tradizioni e delle persone che per secoli hanno vissuto e lavorato in queste terre.

Sono arrivato in questi luoghi da visitatore, anni fa.

Oggi mi sono ritrovato a raccontarli a persone che venivano dall’Italia per scoprirli per la prima volta.

E questa è stata una sensazione bellissima.

Perché quando vivi all’estero per tanti anni, lentamente inizi a costruire un nuovo rapporto con il luogo in cui vivi. Alcuni paesaggi diventano familiari, alcune strade diventano casa, alcuni villaggi entrano nei tuoi ricordi.

E poter dire ad altre persone: “Questo è un posto che amo, venite, ve lo racconto”, è qualcosa che non avevo mai fatto prima in questo modo.

È stato un viaggio intenso, pieno di chilometri, storia, paesaggi e nuove persone.

Il primo di questo tipo, spero non l’ultimo.

E adesso torno alla mia vita di tutti i giorni con una certezza in più: ho ancora tantissimo da imparare e, soprattutto, tantissimo da raccontare di questo Paese che ormai è diventato una parte importante della mia vita.

Ieri, appena tornato a Londra, è stata una giornata dedicata a rimettere ordine.Sistemare le cose, organizzare il lavoro...
28/09/2026

Ieri, appena tornato a Londra, è stata una giornata dedicata a rimettere ordine.

Sistemare le cose, organizzare il lavoro, riordinare idee, progetti e tutto quello che mi aspetta nei prossimi mesi. L’autunno e l’inverno saranno pieni di cose da fare e voglio provare a partire con tutto organizzato nel modo migliore possibile.

E oggi si riparte anche con l’università.

Inizia il secondo semestre e continuo il mio percorso di studi dedicato al cinema e alla televisione, con nuovi corsi, nuovi argomenti e tante cose da imparare.

Dopo quasi due mesi in Calabria, tra montagne, fotografia, natura, persone e progetti, tornare alla vita di Londra significa cambiare completamente ritmo.

Ma una cosa non cambia mai: l’entusiasmo per le cose nuove.

Nuovi progetti, nuove conoscenze, nuovi studi, nuove idee.

E forse è proprio questo che mi piace di più: avere sempre qualcosa da imparare e qualcosa di nuovo da costruire.

23/09/2026

Quasi due mesi.

Due mesi di Calabria, montagne, boschi, amici, famiglia, lavoro, fotografia, esplorazioni e tanti luoghi ritrovati dopo anni.

Ho camminato tanto, fotografato ancora di più e soprattutto ho avuto il tempo di fermarmi e vivere.

Ho incontrato tante persone che mi hanno accompagnato in questo viaggio e tante altre che avrei voluto vedere, ma che purtroppo non sono riuscito a incontrare. Perché, come sempre, il tempo non basta mai.

Grazie a tutti quelli che mi hanno seguito e accompagnato, anche solo attraverso uno schermo.

Domani si torna a Londra, con la valigia piena di ricordi, fotografie e nuove storie da raccontare.

Questa è stata la mia estate 2026.

22/09/2026

Eccoci arrivati alla fine di queste vacanze 2026.

Sono stati quasi due mesi vissuti intensamente, molto più di quanto avrei potuto immaginare quando sono tornato in Calabria.

Sono tornato nelle mie montagne, nei miei boschi, nei luoghi che non vedevo da anni e in quelli che invece continuano ad essere parte della mia vita. Ho camminato, fotografato, esplorato, lavorato, raccontato e soprattutto mi sono preso il tempo per fermarmi.

Ho incontrato persone, vecchi amici e nuovi amici. Ho condiviso giornate, escursioni, chiacchiere, progetti e tanti momenti che porterò con me.

E poi ci sono tutte quelle persone che avrei voluto vedere e che, alla fine, non sono riuscito a incontrare.

Perché sembra sempre di avere tanto tempo quando torni a casa, ma poi il tempo non basta mai.

Domani si riparte. Si torna in macchina verso Londra, attraversando mezza Europa e tornando alla mia seconda casa.

Parto con tantissime immagini, fotografie, video, idee e progetti che sono nati proprio durante queste settimane e che continuerò a raccontarvi nei prossimi mesi.

Ma soprattutto parto con la sensazione di aver vissuto davvero questo ritorno.

Grazie a tutti voi che mi avete seguito durante queste settimane, che avete guardato i miei video, letto i miei racconti, lasciato un commento, condiviso una fotografia o semplicemente camminato virtualmente insieme a me attraverso la Calabria.

E grazie a tutte le persone che hanno condiviso con me anche solo una parte di questa estate.

È stata una Calabria vissuta, non soltanto raccontata.

E forse è proprio questo il ricordo più bello che mi porto dietro.

Domani si riparte.

Oggi sono stato in Irpinia con un amico che mi ha portato in un posto che non conoscevo e che mi ha davvero sorpreso: la...
20/09/2026

Oggi sono stato in Irpinia con un amico che mi ha portato in un posto che non conoscevo e che mi ha davvero sorpreso: la Mefite di Rocca San Felice, nella Valle d’Ansanto.

È uno di quei luoghi in cui ti rendi conto di quanto sia incredibile la natura. La geologia, che normalmente immaginiamo attraverso libri, fotografie e schemi, qui ce l’hai davanti agli occhi. Vedi l’acqua che ribolle, senti l’odore dello zolfo, osservi le emissioni di gas e ti rendi conto che, proprio sotto i tuoi piedi, c’è un’attività geologica che continua da migliaia di anni.

La Mefite non è un vulcano, ma un fenomeno legato alla risalita di gas dal sottosuolo, tra cui anidride carbonica e acido solfidrico. Ed è davvero particolare vedere come questo fenomeno abbia influenzato anche il paesaggio intorno.

Ma la cosa ancora più affascinante è che questo posto ha colpito l’immaginazione degli uomini da tantissimo tempo. La Valle d’Ansanto era un luogo sacro per gli antichi Irpini e Virgilio ne parla nell’Eneide come di un luogo legato al mondo degli Inferi.

Oggi c’è anche un nuovo sentiero che accompagna i visitatori fino alla Mefite e che rende questo percorso ancora più particolare: lungo il cammino ci sono illustrazioni ed estratti dell’Inferno di Dante, creando un collegamento davvero curioso tra quello che abbiamo davanti agli occhi e l’immaginario dell’Inferno raccontato da Dante.

Insomma, oggi ho scoperto un posto in cui geologia, natura, storia e letteratura si incontrano in maniera incredibile.

Ho scattato fotografie e girato parecchio materiale e sicuramente ve ne parlerò ancora, perché una giornata non è bastata per raccontare tutto quello che c’è da vedere e da capire.

Per ora mi tengo questa sensazione: quella di essere stato davanti a qualcosa di antico, vivo e ancora in movimento.

E pensare che tutto questo succede proprio sotto i nostri piedi.

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