Kaan Marko Kizil - Professional Wildlife Photographer

Kaan Marko Kizil - Professional Wildlife Photographer "Non prometto foto, ma emozioni ed esperienze"

Costa settentrionale delle isole Svalbard. Un luogo remoto e selvaggio, dove l'uomo è soltanto una comparsa e la natura ...
25/08/2026

Costa settentrionale delle isole Svalbard. Un luogo remoto e selvaggio, dove l'uomo è soltanto una comparsa e la natura detta ancora le sue regole.

Osservare un orso polare è sempre un privilegio. Ma avere la possibilità di assistere a uno dei suoi comportamenti più straordinari rende quell'incontro ancora più speciale.
Il nuoto.

L'orso polare è il più acquatico tra tutti gli orsi. Le sue grandi zampe anteriori, larghe fino a 30 centimetri, agiscono come potenti remi, mentre quelle posteriori gli permettono di mantenere la direzione. Il folto mantello idrorepellente e lo spesso strato di grasso sottocutaneo lo isolano dalle gelide acque artiche, consentendogli di affrontare lunghe traversate tra i ghiacci alla ricerca di cibo.

Vederlo scivolare nell'acqua con un'eleganza quasi disarmante, nonostante possa raggiungere gli 800kg di peso, è una di quelle immagini che difficilmente si dimenticano.

Ogni suo movimento racconta milioni di anni di evoluzione. Un predatore perfettamente adattato al suo ambiente, capace di trasformare un gesto che per molti sarebbe impossibile in qualcosa di naturale, quasi armonioso.

19/08/2026

Faccia a faccia con il più grande predatore terrestre.

Esistono momenti nella vita di rara intensità e bellezza.
Quando il tuo sguardo incrocia quello di un orso polare, nel silenzio dell’Artico, è uno di questi.

Un istante breve, ma che rimarrà con me per sempre.

Terzo giorno di navigazione a bordo della barca a vela, direzione costa settentrionale delle Svalbard e successivamente ...
17/08/2026

Terzo giorno di navigazione a bordo della barca a vela, direzione costa settentrionale delle Svalbard e successivamente verso la banchisa artica.

Il vento soffia forte e le condizioni ci costringono a rimanere vicini alla costa, mentre la barca continua a beccheggiare tra le onde.
Poi, all’improvviso, una voce rompe il silenzio:
“Orso! A ore 2.”

In un istante la frenesia e lo stupore prendono il sopravvento. Afferro il binocolo e cerco di individuare quella sagoma nel paesaggio artico. Quando finalmente arriva la conferma, il cuore, come sempre in questi momenti, inizia a ba***re forte.

È facile pensare che arrivando alle Svalbard l’orso polare sia l’animale più probabile da incontrare. In realtà è una delle creature più difficili da osservare.
Nomade, solitario e in costante ricerca di cibo, percorre immense distese di ghiaccio e mare rendendo ogni incontro un evento raro e prezioso.

Poi arriva quello sguardo.
Magnetico, profondo, quasi intimidatorio.

In molti animali si riescono a percepire esitazione, curiosità o timore. Nell’orso polare quello che colpisce è altro: uno sguardo penetrante, difficile da interpretare, come se stesse semplicemente cercando di comprendere chi ha davanti.

Per pochi secondi due mondi si osservano nel silenzio dell’Artico.

Un incontro breve, ma impossibile da dimenticare.

13/08/2026

Una curiosa volpe artica con il suo manto estivo.

Nei dintorni di Ny-Ålesund, l’insediamento civile permanente più a nord del pianeta, si trovano numerose aree protette create per preservare l’avifauna durante il delicato periodo della nidificazione. Per una volpe artica, questo rappresenta una preziosa opportunità per fare scorta di energie prima dell’arrivo del lungo e rigido inverno.

In inverno, il suo folto manto bianco la fa apparire più grande e robusta di quanto sia realmente. In realtà è un animale agile, snello e sorprendentemente piccolo.

I suoi occhi color ambra sono magnetici e poterla osservare da vicino, nel suo ambiente naturale, è un privilegio che difficilmente si dimentica.

Le Svalbard sono terre di confine. Un luogo dove la mia mente rallenta, il cuore trova pace e il silenzio diventa presen...
10/08/2026

Le Svalbard sono terre di confine. Un luogo dove la mia mente rallenta, il cuore trova pace e il silenzio diventa presenza.

Molti le immaginano come la casa dell’orso polare. Ma l’estate artica racconta una storia diversa: pulcinelle di mare, sterne artiche, balenottere minori, foche barbate, foche dagli anelli e molti altri…riempiono di vita un paesaggio che sembra impossibile.

Poi ci sono i ghiacciai. Gli spazi. L’immensità.
Forse è proprio questa la parola che meglio descrive le Svalbard: grandezza. Qui le proporzioni cambiano, gli orizzonti si allungano e la fotografia riesce a restituire solo una piccola parte di ciò che si prova davvero.

Questa è solo la prima pagina di un viaggio tra luce, ghiaccio e vita, nel cuore dell’Artico.

Non è più un cucciolo.Ma non è ancora un re.La criniera sta iniziando a comparire, timida ma inconfondibile. È il primo ...
27/07/2026

Non è più un cucciolo.
Ma non è ancora un re.

La criniera sta iniziando a comparire, timida ma inconfondibile. È il primo segno di un cambiamento che da questo momento, trasformerà completamente la sua vita.

Presto arriverà il giorno in cui dovrà lasciare il branco in cui è nato.

Da quel momento inizierà il periodo più difficile: imparare a cavarsela da solo, affrontare la fame, evitare i rivali, misurare le proprie forze e sopravvivere abbastanza a lungo da costruirsi un futuro.

Solo pochi giovani maschi riusciranno a conquistare un territorio e un branco di femmine. Per farlo dovranno affrontare altri leoni in combattimenti che possono durare pochi minuti, ma decidere il corso di un'intera vita.

Essere il "re della savana" non significa vivere senza paura.

Significa guadagnarsi quel ruolo ogni giorno.

Guardando questo giovane leone nel Masai Mara National Reserve, non vedevo soltanto un animale magnifico.

Vedevo una storia ancora tutta da scrivere.

In natura nessuno nasce re, lo si diventa affrontando una sfida alla volta.

C'è qualcosa nelle aquile che da sempre mi affascina più di qualsiasi altro rapace.Ovunque mi trovi, cerco sempre di ded...
24/07/2026

C'è qualcosa nelle aquile che da sempre mi affascina più di qualsiasi altro rapace.

Ovunque mi trovi, cerco sempre di dedicare del tempo alle aquile del luogo. È quasi un rituale.
Che siano tra i fiordi della Scandinavia, sulle montagne alpine o lungo le rive dei grandi laghi africani, per me fotografarle significa entrare in contatto con l'essenza più autentica di quel territorio.

Questa è un'aquila pescatrice africana.

Una delle predatrici più iconiche del continente. Dall'alto riesce a individuare un pesce con una precisione incredibile, per poi lanciarsi in picchiata e afferrarlo grazie ai suoi potenti artigli, perfettamente adattati a trattenere anche le prede più scivolose.

Ogni dettaglio del suo corpo racconta milioni di anni di evoluzione.

Eppure ogni volta che la osservo, non sono le sue straordinarie capacità a colpirmi per prime.

È il modo in cui domina il cielo.
Lo sguardo immobile.
Le ali aperte nel vento.

Quella sensazione di assoluta libertà che sembra trasmettere senza alcuno sforzo.

Forse è proprio questo che continuo a cercare nelle aquile.

Non solo un soggetto da fotografare, ma un simbolo capace di raccontare, con la sola presenza, il carattere più autentico dei luoghi che abitano.

E ogni volta che ne incontro una, mi ritrovo a fare la stessa cosa.

Poso la macchina fotografica per qualche istante.

E semplicemente la osservo.

Quella mattina stavamo cercando i leoni.Gli occhi erano puntati all'orizzonte, tra l'erba alta della savana, quando all'...
20/07/2026

Quella mattina stavamo cercando i leoni.

Gli occhi erano puntati all'orizzonte, tra l'erba alta della savana, quando all'improvviso è successo qualcosa che non ci aspettavamo:
un ghepardo.

Disteso sul terreno, con la testa alta e lo sguardo perso nella vastità del Masai Mara National Reserve.

Sono proprio gli incontri inattesi a rendere la natura così speciale.

Il ghepardo è l'incarnazione dell'eleganza in movimento. Slanciato, leggero, apparentemente delicato, nasconde un'esplosività senza eguali. È il mammifero terrestre più veloce del pianeta: il suo corpo è costruito per accelerare, cambiare direzione in una frazione di secondo e raggiungere velocità straordinarie grazie a una colonna vertebrale incredibilmente flessibile e a una lunga coda che gli fa da timone.

Ma tutta questa perfezione ha un prezzo.

Dopo uno sprint che dura appena una ventina di secondi, è costretto a fermarsi per recuperare. E non è raro che leoni o iene gli sottraggano la preda appena conquistata.

Forse è proprio questo il motivo per cui il ghepardo continua ad affascinarmi:
ci ricorda che la natura non cerca la perfezione assoluta.

Cerca l'equilibrio.

E quello del ghepardo è un equilibrio fatto di velocità, eleganza e straordinaria fragilità.

È difficile dimenticare lo sguardo di un animale così perfettamente adattato al suo ambiente, soprattutto quando quel giorno, stavamo cercando tutt'altro.

Ci sono soggetti che ovunque mi trovi nel mondo, diventano una sfida personale.I martin pescatori sono tra questi.Ogni s...
17/07/2026

Ci sono soggetti che ovunque mi trovi nel mondo, diventano una sfida personale.

I martin pescatori sono tra questi.

Ogni specie ha il suo fascino, ma tutte condividono la stessa combinazione di eleganza, precisione e velocità. Fotografarli non è mai semplice: sono imprevedibili, rapidissimi e richiedono pazienza, attenzione e anche un pizzico di fortuna.

Ed è proprio questo che continua ad affascinarmi.

Queste immagini ritraggono il martin pescatore bianco e nero (Pied Kingfisher), fotografato sulle rive del Lake Naivasha, in Kenya.

A differenza della maggior parte dei martin pescatori, questa specie è in grado di rimanere immobile in aria per alcuni secondi, sbattendo rapidamente le ali. Da questa posizione osserva la superficie dell'acqua, individua la preda e, con un tuffo fulmineo, rompe l'equilibrio di quell'istante con una precisione sorprendente.

La prima immagine racconta ciò che preferisco della fotografia naturalistica: quel momento sospeso pochi istanti prima dell'azione, quando tutto è ancora possibile.

La seconda racconta la bellezza dei suoi dettagli.

Perché spesso non è il tuffo a rendere speciale uno scatto, è l'attesa che lo precede.

Occhi freddi, sguardo immobile.Da sempre il coccodrillo del Nilo esercita su di me un fascino difficile da spiegare.Fors...
15/07/2026

Occhi freddi, sguardo immobile.
Da sempre il coccodrillo del Nilo esercita su di me un fascino difficile da spiegare.

Forse perché è una delle creature più antiche ancora in vita. Forse perché osservandolo, si ha la sensazione di trovarsi davanti a un frammento di un mondo che esisteva molto prima di noi. O forse perché è un predatore perfetto: silenzioso, paziente e incredibilmente efficiente.

Ricordo ancora l'espressione della mia guida quando, la prima sera nel Masai Mara, le dissi che il mio desiderio non era inseguire i Big Five.

Volevo osservare i coccodrilli. E non dalla jeep.

Volevo raggiungere la riva del fiume Mara e fotografarli il più vicino possibile, naturalmente nel pieno rispetto della loro natura.

Il giorno seguente, mentre gli ippopotami dominavano la scena tra sbuffi e schizzi d'acqua, qualcosa attirò la mia attenzione.

Qualche bolla.

Una lieve increspatura.

Poi il muso che emerge lentamente dall'acqua.

Prima le narici.

Poi la bocca.

Infine quell'occhio.
Freddo.
Immobile.

Uno sguardo che non trasmette rabbia né paura. Ti osserva e basta, come se stesse valutando ogni tuo movimento con una calma quasi inquietante.

È proprio questo che continuo a cercare ogni volta che lo fotografo, perché in quello sguardo non vedo soltanto un predatore.

Vedo oltre 100 milioni di anni di evoluzione racchiusi in un animale che ancora oggi, continua a dominare il suo ambiente con la stessa straordinaria efficacia.

Ed è questo che rende il coccodrillo del Nilo così affascinante.

La sensazione di avere davanti agli occhi qualcosa che appartiene, allo stesso tempo al passato, al presente e al futuro.

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