08/09/2026
CRONACHE DI UN FALLIMENTO ANNUNCIATO
Abbiamo un problema, anzi come dice una delle poche belle pagine su FB Beati quelli di Houston, che hanno solo un problema..
Ma tranquilli: sui social hanno già trovato il colpevole.
I comunisti.
Non si capisce bene cosa c'entrino con 429 imprese italiane finite in mani straniere, con una pressione fiscale al 43,1%, con la produzione industriale che arretra, con carburanti ed energia sempre più cari e con bollette che sembrano ormai scritte da un usuraio.
Però, se lo dice Facebook, sarà sicuramente colpa dei comunisti.
Nel frattempo si va in pensione sempre più tardi, fare impresa costa sempre di più e pezzi del nostro Made in Italy passano sotto il controllo di capitali stranieri.
Ma la narrazione è rassicurante: l'Italia è ripartita.
Peccato che, a volte, sembri essere ripartita proprio nella direzione opposta.
E sulla sicurezza?
Ci avevano promesso un Paese più sicuro.
Poi scopriamo che una parte della politica di destra finisce addirittura per applaudire chi si fa giustizia da solo, come nel caso del gioielliere Mario Roggero, condannato per l'uccisione di due rapinatori e per il tentato omicidio di un terzo.
Una curiosa evoluzione del concetto di Stato:
prima prometti più sicurezza, poi applaudi chi decide di farsela da sé.
Nel frattempo, se qualcosa non funziona, la soluzione sui social è sempre pronta:
economia? Comunisti.
Tasse? Comunisti.
Pensioni? Comunisti.
Criminalità? Comunisti.
Bollette? Probabilmente comunisti.
Se domani piove a Ferragosto, meglio controllare anche quello.
Il problema è che un Paese serio non può vivere di slogan, nemici da indicare e tifoserie contrapposte.
Deve produrre, investire, trattenere le proprie imprese, garantire sicurezza, offrire prospettive ai giovani e permettere a chi lavora di costruirsi una vita dignitosa.
Perché il vero fallimento non è che gli stranieri comprino le nostre aziende.
È diventare il Paese che le vende.
E mentre noi discutiamo sui social di comunisti, fascisti, woke, migranti e altre guerre culturali da tastiera, qualcuno, molto più concretamente, sta comprando l'Italia.
Forse non è ancora un fallimento.
Ma, a giudicare dalle cronache, siamo sull'orlo del burrone e tra poco faremo un passo avanti.