Dario Massi

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Il mare è quel tempo che risana ferite più profonde di quelle conosciute.Qualche giorno fa ho lasciato Lisbona e ho ripr...
09/11/2025

Il mare è quel tempo che risana ferite più profonde di quelle conosciute.

Qualche giorno fa ho lasciato Lisbona e ho ripreso il viaggio verso la costa atlantica. Prima tappa: Cabo da Roca, l’estremo occidentale del continente europeo. L’ultimo lembo di terra prima dell’infinito oceano. Ho percorso il sentiero che conduce a Praia da Ursa in totale solitudine. Il paesaggio mi toglieva il fiato più della fatica. I video nelle stories di Instagram raccontano meglio di qualsiasi parola potrei scrivere. Quando è arrivata la tempesta, ho deciso di cambiare vento e sono sceso a sud, a Cascais, per fotografare Boca do Inferno - un’altra follia della natura.

Soggiorno nel cuore storico di Sintra, in Rua Pendoa, nella casa dove sono tornato. Appena esco dal portone, la prima cosa che vedo è il Palácio Nacional. La sera c'è quel silenzio surreale che riconosco e che so di amare da sempre. Passeggio lentamente tra i vicoli e mi fermo a mangiare nelle taverne che incontro. Parlo con tutti. Mi piace ascoltare le storie delle persone. Al ritorno, penso alle emozioni vissute durante la giornata: i luoghi visitati, le fotografie scattate, gli attimi che mi sono passati accanto. Accendo il notebook, lavoro un po’, scrivo. Sono stanco dei chilometri percorsi, ma ho il sorriso. Mi addormento senza saperlo.

Cosa non dimenticherò mai di questo viaggio? La voce dell’Atlantico contro le scogliere, il vento che taglia la pelle, gli occhi stanchi e piene di storie del vecchio senzatetto, le due ragazze kazake con la loro amicizia, forza e quella sana leggerezza che nasce all’inizio della libertà.

La scelta di viaggiare non si trova nelle scorte delle mie letture. Ho divorato in silenzio il respiro che ci fa vivere, tanto quanto il veleno che lentamente ci uccide: lo scetticismo indurito nei confronti di una vita libera, contrapposto al conformismo servile della società.

Penso spesso alle cose che ho fatto con grande soddisfazione. Sono appagato e questo mi rende più leggero con me stesso e con gli altri.

Quando viaggio smetto di morire e mi sembra di volare, libero.

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Mi trovo nel Parco nazionale di Słowiński, nella parte centrale della costa baltica, tra Łeba e Rowy. È un luogo sospeso...
13/08/2025

Mi trovo nel Parco nazionale di Słowiński, nella parte centrale della costa baltica, tra Łeba e Rowy. È un luogo sospeso tra dune mobili, ecosistemi forestali e laghi che brillano come lastre d’argento sotto la luce sottile del Nord. Passerò qui due giorni, prima di tornare a Gdańsk. Ho programmato un itinerario di circa cinquanta chilometri. Oggi ne ho percorsi poco meno della metà. Ho scelto di farlo a piedi, senza servirmi dei Melex - i veicoli elettrici messi a disposizione dei turisti. Voglio sentire ogni passo. Il tempo che impiego a raggiungere un luogo non è un ostacolo, ne è parte integrante. Solo camminando posso entrare davvero nel ritmo di questo posto. Anche chiudere gli occhi, a volte, è un modo per vedere meglio: per cogliere un suono che attraversa il bosco, un refolo che mi sfiora il volto, un profumo salmastro che riempie l’aria come un ricordo.

I sentieri sono lunghi, ma non faticosi. Alternano tratti di sabbia bianca a boschi costieri di pino, ontano e betulla, dove la luce filtra leggera. Le dune mobili, che sono il cuore vivo del parco, si muovono impercettibilmente, sospinte dal vento del Baltico: avanzano di alcuni metri ogni anno, in silenzio, come animali preistorici. Camminarci sopra è un’esperienza straniante: ci si sente in un deserto che respira. Ogni tanto scambio qualche parola con chi incontro. Un saluto, un sorriso, poi ognuno riprende il proprio passo. Nessuno ha fretta. È come se il paesaggio stesso imponesse una misura diversa al tempo. E in questo spazio dilatato, qualcosa dentro di me trova quiete.

Fotografo il panorama, ma abbasso la reflex più volte. Preferisco guardare il mare. Il vento soffia piano, come se volesse dirmi qualcosa. Non ho voglia di andare. Ho bisogno di restare ancora un po’.

Dalla duna, dove mi sono fermato a riposare, appare lei. Si ferma, mi osserva, volge lo sguardo tutt’intorno, in continuazione. A pochi metri c’è l’orda barbarica dei turisti. Ho il teleobiettivo montato - che fortuna. Mi distendo lentamente sulla sabbia e immortalo il momento. Riesco perfino a riprenderla in un breve video. Un istante dopo, si infila nella trama f***a della boscaglia e svanisce.

Domani percorrerò in bicicletta i trenta chilometri rimanenti, avventurandomi verso l'interno del parco. Seguirò il sentiero che attraversa Gać fino al villaggio di Kluki.

Non ho mai sofferto la solitudine. Al contrario, l'ho sempre vissuta come un rifugio necessario - un vuoto abitato dove coltivare la parte più viva e creativa di me. Il silenzio che la società tende a emarginare è, in realtà, una soglia feconda. Lontano dai rumori consueti, la mente si distende, smette di reagire e comincia ad ascoltare. In questa sospensione, si accende una forma di percezione più sottile; qualcosa che di solito viene messo a tacere, e che invece qui prende voce. Ma non per tutti è così. Per molti la solitudine è una minaccia, una dimensione da anestetizzare e riempire in fretta. È allora che ci si volta indietro e si ripesca dal passato ciò che si era faticosamente lasciato andare. Rapporti sbagliati, dinamiche tossiche. Si torna a bere da una fonte che disseta male. Acqua sporca. E ogni sorso peggiora la salute. Non mendicare presenze sbagliate. La tua pace non ha prezzo.

Nei miei viaggi non ho mai cercato attrazioni, ma segni: tracce di un passato in cui l’uomo viveva ancora nel ritmo naturale delle cose. I paesaggi, ormai lo so, non trasformano all’improvviso, ma scavano piano, come fa la sabbia sulla pietra: senza fretta, senza rumore. E se qualcosa in me si riscrive anche questa volta, non sarà per stupore, ma per adesione. Perché in esperienze come questa riconosco una parte viva e necessaria di me.

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𝚂𝚙𝚘𝚛𝚊𝚍𝚒 𝚜𝚎𝚝𝚝𝚎𝚗𝚝𝚛𝚒𝚘𝚗𝚊𝚕𝚒.𝑎𝑝𝑝𝑢𝑛𝑡𝑖 𝑠𝑝𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑠𝑢𝑙 𝑑𝑖𝑎𝑟𝑖𝑜Oggi ho lasciato Skiathos. Non è stato facile andarsene. Avevo imparato ...
21/06/2025

𝚂𝚙𝚘𝚛𝚊𝚍𝚒 𝚜𝚎𝚝𝚝𝚎𝚗𝚝𝚛𝚒𝚘𝚗𝚊𝚕𝚒.
𝑎𝑝𝑝𝑢𝑛𝑡𝑖 𝑠𝑝𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑠𝑢𝑙 𝑑𝑖𝑎𝑟𝑖𝑜

Oggi ho lasciato Skiathos. Non è stato facile andarsene. Avevo imparato a lasciarmi cullare dal fruscio del vento tra i pini della pen*sola di Bourtzi, a prevedere l’ombra che, verso le sei, avrebbe coperto le pagine del mio libro, a riconoscere l’odore salmastro del mare mescolato a al profumo leggero delle tamerici. Ma era tempo di partire.

Il rumore delle corde sul molo, l’attesa della barca, il vento sulla pelle. Lo scatto che non fai con la macchina, ma che resta impresso nei ricordi. La barca tagliava lenta l’acqua, lasciandosi dietro una scia bianca che sembrava memoria. Guardavo l’isola farsi piccola, mentre davanti a me Skopelos si avvicinava come un pensiero più profondo. Il mare nel mezzo non era solo un passaggio, era un vuoto fertile dove lasciar sedimentare i giorni.

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Sono appena sbarcato a Skopelos. Il silenzio mi è venuto incontro con la leggerezza dell'aria quieta. Le case si arrampicano sul pendio con i loro muri bianchi e i tetti di tegole rosse, tra scalinate strette, vasi di terracotta e bouganville aperte al sole. C’è solo vento e mare, e una luce obliqua che sembra raccontare qualcosa a chi sa ascoltare.

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Finalmente Alonissos, la più remota e incontaminata delle Sporadi. Pacata, intima, autentica. Le foto che scatto non cercano la bellezza: la trovano ovunque, anche dove non serve metterla a fuoco. Su quest’isola non c’è molto da fare, ed è proprio per questo che accade l’essenziale. Alonissos è l’emblema di un certo Egeo che resiste: quello fatto di silenzi, di pescatori senza fretta, e di storie che passano attraverso i gesti. Bisognerebbe avere un’altra vita, solo per lasciarla qui.

Questo viaggio mi ha portato a esplorare il mio quarto arcipelago greco. Dieci lembi di terra, finora, di una Grecia che ho sempre amato. Ogni isola è stata un tempo, ciascuna con la sua voce. Alcune mi hanno accolto come un abbraccio, altre si sono lasciate appena sfiorare. Non so cosa resterà davvero — forse nulla, forse tutto. Continuo a vivere in una lenta armonia: con la natura, con gli animali, con me stesso.

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Non ho mai trovato conforto nelle certezze materiali che la società propone come rifugio: il tempo recintato, il possess...
13/05/2025

Non ho mai trovato conforto nelle certezze materiali che la società propone come rifugio: il tempo recintato, il possesso come misura del valore, il denaro come virtù. A tutto questo ho preferito la nudità della terra, la verità disadorna dell’essere umano, che non ha bisogno di maschere per esistere. Siamo sangue e respiro, desiderio e attesa, limite e apertura.

Negli ultimi vent’anni ho avuto il privilegio di esplorare angoli meravigliosi del nostro pianeta, di immergermi in culture diverse, di ascoltare lingue che non conoscevo. Ho cercato casa dove l’uomo può essere uomo, senza dover chiedere permesso al tempo; dove la solitudine non è vuoto, ma pienezza. Ogni incontro è stato uno specchio, ogni silenzio una domanda.

Oggi mi muovono bisogni nuovi, più profondi. Ho dato vita a progetti importanti, mossi dal desiderio di comprendere e di restare vigile. Porto avanti il mio lavoro, i miei studi e le mie ricerche con dedizione e risultati, ma non sento più la necessità di condividerli oltre misura, soprattutto sui social. Alcune cose, quando maturano, si difendono meglio nel silenzio.

Viaggio per scoprire il mondo, la vita, me stesso. E continuo a farlo per non dimenticare. Perché fermarsi significa arrendersi a un sistema che intorpidisce la mente, addormenta il corpo e confonde il desiderio con il consumo.

Recentemente, mentre sistemavo la libreria di casa, ho ritrovato un appunto scritto qualche anno fa:

𝐴𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑢𝑛 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑟𝑟𝑖𝑠𝑜𝑙𝑡𝑜. 𝑀𝑜𝑙𝑡𝑖 𝑙𝑜 𝑏𝑟𝑢𝑐𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑟𝑔𝑒𝑟𝑠𝑒𝑛𝑒, 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑎 𝑟𝑎𝑙𝑙𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑙𝑜. 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑜 𝑎𝑑 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑝𝑖𝑎𝑛𝑜, 𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑝𝑜𝑐𝑜 𝑒 𝑎 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑢̀; 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑓𝑒𝑟𝑚𝑖 𝑒̀ 𝑛𝑜𝑡𝑒𝑣𝑜𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑟𝑒.

Ed è forse qui che riconosco la mia direzione: nel camminare senza fretta, ma con perseveranza. Con lo sguardo aperto, e le mani vuote - che per me significa non aggrapparsi, non possedere, non imporre.

🇭🇷 ᴛʀᴀ ɪsᴏʟᴇ ᴇ sɪʟᴇɴᴢɪ

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🇸🇪 Styrsö / Södra SkärgårdenCinque anni fa, in questo stesso giorno, mi trovavo in Norvegia, a bordo di un'imbarcazione ...
16/02/2025

🇸🇪 Styrsö / Södra Skärgården

Cinque anni fa, in questo stesso giorno, mi trovavo in Norvegia, a bordo di un'imbarcazione che, risalendo l’Osterfjord, mi avrebbe condotto attraverso lo stretto di Mostraumen fino alla piccola cittadina di Modalen. Ricordo il silenzio, profondo e avvolgente, interrotto solo dal frangersi delle onde contro la prua, dal crepitio del ghiaccio che si spezzava e dal lontano richiamo di qualche uc***lo marino. Cinque anni. Un tempo che sembra breve eppure contiene un’intera trasformazione. Su quella barca che fendeva le acque scure del fiordo norvegese, compresi che la magia del Nord sarebbe divenuta parte di me. M'innamorai dei suoi paesaggi innevati, della loro severa e solitaria bellezza. Da allora, durante i mesi della stagione più fredda, ho iniziato a viaggiare tra i paesi nordici e le terre baltiche.

Pochi giorni fa sono tornato in Svezia per scoprire l'arcipelago meridionale di Göteborg. Ho esplorato quattro isole: Brännö, Donsö, Styrsö e Vrångö, l'isola più remota del Södra Skärgården. Solo nella giornata di domenica ho percorso 23 km a piedi e altrettanti in navigazione. Ogni isola è un capitolo diverso, ma tutte condividono un'unica, preziosa verità: il mare, con il suo mormorio eterno, è la linfa vitale che le collega tutte.

Paesaggi rocciosi, pittoreschi villaggi di pescatori e un’atmosfera di quiete assoluta fanno di questo arcipelago un rifugio ideale per chi cerca calma e serenità. Le case, dai tetti rossi e le facciate in legno dipinte con colori vivaci, si fondono armoniosamente con il paesaggio, conservando un fascino semplice e autentico, testimone di secoli di vita sul mare. Quando il cielo plumbeo si sfilaccia al tramonto, una luce vivida filtra attraverso le nuvole, accendendo le acque e tingendo di fuoco i profili delle isole. Le spiagge solitarie e la natura selvaggia offrono l'illusione di essere lontani da tutto. Qui, ho provato un senso di protezione e leggerezza. Quando incontri qualcuno, lo saluti anche solo con un gesto. Ho parlato con diversi abitanti, mangiato e percorso qualche sentiero insieme. Vrångö è devastante per l’anima: i suoi paesaggi tolgono il fiato. In questo lembo di terra vivono poco meno di quattrocento persone. Queste isole sono car free: le biciclette diventano compagne inseparabili, mentre i motorini elettrici a tre ruote, con i loro ampi portapacchi anteriori, sono i mezzi più utilizzati per spostamenti rapidi. E poi è pieno di carriole, usate dagli abitanti per trasportare fino a casa la spesa o gli acquisti fatti sulla terraferma, adattandosi così al divieto di circolazione - salvo rare eccezioni - di qualsiasi veicolo. A Styrsö e Donsö, data la maggiore estensione e densità abitativa, ci si sposta con golf kart elettrici, ai quali sono stati dedicati appositi parcheggi.

Raggiungere queste isole è facile. Gran parte del mio viaggio è nelle storie di Instagram, dove sto postando un po’ alla volta i vari scatti. Nei prossimi giorni caricherò le fotografie anche su Google Maps.

Molti dei luoghi che ho visitato li avete conosciuti attraverso le pagine dei miei libri, altri tramite i social. La scoperta delle isole del mondo resta un sentimento vivo, immutato nell'azione; tuttavia, con il passare degli anni, ho aggiunto nuovi bisogni e obiettivi. Ero un uomo diverso allora, e probabilmente sarò un uomo diverso domani. Chi può dirlo? Oggi, però, nel giorno del mio 45° compleanno, mi guardo indietro con una nuova consapevolezza: nessuna persona, situazione o evento ha mai scalfito la mia voglia di vivere così, libero di scoprire il mondo e di assaporare ogni istante di un tempo che, per nessuno, torna indietro.

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Quando il sistema non riesce a pilotare l'uomo, quest'ultimo diventa padrone della propria dignità e felicità. Questo di...
30/12/2024

Quando il sistema non riesce a pilotare l'uomo, quest'ultimo diventa padrone della propria dignità e felicità. Questo dimostra che i soldi, lungi dall'essere una soluzione, rappresentano spesso il nostro incubo peggiore.

Viviamo in una società che ci ha riempito di oggetti. Per possederli e mantenerli siamo costretti a lavorare dieci ore al giorno, intrappolati in un vortice di stress, impegni e 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑒𝑟𝑖 incessanti che ci perseguitano anche di notte, talvolta privandoci del sonno. Nell'era della comunicazione, alimentiamo l'incomunicabilità: viviamo connessi eppure distanti, intrappolati in un'esistenza che non riconosciamo più come nostra. La frenesia ci isola, ci indebolisce, e un mondo assurdo finisce per piegarci. Allora cos'è che ci rende davvero liberi? È il ritorno a ciò che è essenziale, il riscoprire il valore del tempo e il privilegio di scegliere, piuttosto che subire. La libertà non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana fatta di scelte ponderate e di un equilibrio ritrovato.

Coltivate una libertà senza confini geografici né costrutti mentali; viaggiate, vivete come individui unici, non omologati. Non ingannate voi stessi. La felicità si trova oltre i limiti che ci imponiamo. Serve determinazione per riscrivere le regole della propria vita. Non è necessario intraprendere percorsi estremi, come fare il giro del mondo a piedi o andare a vivere su un'isola sperduta, se non per un ideale simbolico. Ciò che conta è maturare la consapevolezza di una società surrogata, malata di un cancro chiamato denaro, potere, apparenza. Abbiamo perso il nostro equilibrio naturale, l'unicità che ci definisce, la connessione con la Terra e, soprattutto, il coraggio di essere veramente felici.

Spesso mi sento dire: "Sei sempre in viaggio, beato te che giri così tanto il mondo". Questa cosa mi fa sorridere ogni volta, perché in realtà credo di aver viaggiato poco e scoperto ancor meno. Non mi considero fortunato né privilegiato, ma semplicemente un uomo che ha scelto di affrontare la vita con curiosità, passione e soprattutto autenticità. Che poi, quello che veramente importa non è la quantità dei luoghi visitati, ma la profondità con cui ci immergiamo nelle esperienze. Ogni viaggio è un'opportunità per riflettere, crescere e scoprire nuovi aspetti di sé, lasciandosi ispirare dalle storie e dai paesaggi che si incontrano lungo il cammino. Il futuro che immagino non è fatto di mete da raggiungere, ma di momenti da vivere pienamente. E questo, credo, sia qualcosa che si possa definire libertà. 📷🇫🇮

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Appartenere a un luogo non ha nulla a che vedere con le proprie origini. Dopo anni trascorsi a viaggiare per il mondo, h...
30/09/2024

Appartenere a un luogo non ha nulla a che vedere con le proprie origini. Dopo anni trascorsi a viaggiare per il mondo, ho capito che il senso di appartenenza ha a che fare con il posto in cui ci si sente spiritualmente a casa. Così raccontava lo scrittore e avventuriero Ben Fogle in uno dei suoi diari di viaggio.

Allora dov'è la mia casa? Dove batte il mio cuore? Penso che se tante isole mi hanno attirato a sé, vuol dire che questo era il mio destino. Ciò mi ha impartito una grande lezione: essere me stesso. Senza compromessi, senza paure. Non occorre adattarsi alle persone, ma alla natura.

📷 Old Windmill
ᴘʟᴜs ᴄᴏᴅᴇ 432V+9J Lindo, Grecia

In lontananza, il vecchio mulino abbandonato. Si trova a circa un’ora di cammino dal villaggio di Lindos. Sul mio profilo Instagram trovate il video degli interni, mentre su Google Maps ho caricato alcune fotografie. Il sentiero per raggiungerlo è di una bellezza unica; percorrerlo in solitaria rende l’esperienza ancora più suggestiva. Una volta arrivato, prima di entrare, mi sono guardato attorno: ero immerso in un deserto di silenzio assordante. Appena ho varcato la soglia, una sensazione vivida mi ha travolto. Era come se il tempo si fosse piegato, riportandomi a un’altra epoca. Ne percepivo tutto il fascino, la malinconia, la storia. Dopo pochi minuti, però, sono uscito: le emozioni mi avevano sopraffatto. Mi sono seduto in un brandello d’ombra, il sole bruciava lento sopra di me. Ho bevuto un sorso d'acqua e, mentre guardavo verso la tomba di Cleobulus - poeta greco del VI secolo a.C. e uno dei sette saggi dell'antica Grecia - mi sono accorto di non essere solo: alcune capre mi osservavano con quieta indifferenza dai piedi dell’altura su cui sorge il monumento. Ho montato il teleobiettivo e le ho fotografate. Poi, in un istante, sono scomparse tra le rocce. Mi sono alzato e, voltandomi, ho ripreso il sentiero verso la città.

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Il Dodecaneso (in greco Δωδεκάνησα, dal significato letterale di "dodici isole") è un meraviglioso arcipelago situato ne...
25/09/2024

Il Dodecaneso (in greco Δωδεκάνησα, dal significato letterale di "dodici isole") è un meraviglioso arcipelago situato nella parte meridionale del Mar Egeo, tra le coste della Turchia a oriente e le isole Cicladi a occidente. Qui, nel 2020, visitai l'isola di Kos - spesso screditata dai turisti, ma apprezzata dai veri viaggiatori - la montuosa e brulla Kàlymnos, e l'isola vulcanica di Nisyros, dove scesi nel cratere Stefanos: uno dei più grandi e meglio conservati crateri idrotermali al mondo.

Mare limpido, spiagge sabbiose o ghiaiose, monumenti bizantini e architettura medievale - frutto della lunga dominazione veneziana - fanno del Dodecaneso un luogo affascinante, dal tempo lento e dal silenzio ingombrante.

In questi primi giorni di autunno mi trovo a Rodi, l'isola più grande dell'arcipelago. Sono arrivato nel villaggio di Lindos. Scorci pittoreschi, viste mozzafiato sul mare e i resti di una storia millenaria che si stagliano contro un cielo azzurro terso, rendono Lindos ammaliante come il famoso e mitizzato Canto delle Sirene. La bellezza della natura è ovunque. È sufficiente guardarla, respirarla, lasciarsi andare.

Ho una casetta bianca, proprio alle pendici della collina su cui si erge l'Acropoli e dove la sera, a poca distanza dalle rovine antiche del Tempio dorico di Atena Lindia e le colonne dello stoa ellenistico, mi godo la magia dei tramonti greci. Al crepuscolo, scendo verso le stradine del paese per andare a cenare in una delle deliziose taverne locali. Lindos è molto turistica e per questo anche costosa e frenetica. Basta però conoscere alcuni suoi angoli più nascosti per ritrovare la Grecia di una volta. Il Wi-Fi è buono e posso lavorare fino a tarda notte; perciò ho deciso di rimanere un po’ di più. Quando ho bisogno di una pausa, esco e raggiungo la spiaggia di Pallas, o a volte la baia di St. Paul, per una nuotata. È distante solo cinque minuti a piedi. Le temperature sono piacevoli e l'acqua è stupenda. Ieri, lungo tutta la parete rocciosa delle Cave, c'erano al massimo una dozzina di persone sparse qua e là. I miei vicini di casa sono una coppia inglese del North Yorkshire, Mick e Carole, con i quali ogni giorno chiacchiero qualche minuto nel cortile. C’è anche una signora scozzese con cui scambio piacevoli conversazioni, ma non riesco a ricordare il nome.

Non ho mai capito come si possa trascorrere un'intera vita sempre nello stesso posto, senza il desiderio di scoprire nuove culture, terre, cibi e animali. Sentire la consistenza di una sabbia diversa sotto i piedi o ammirare le infinite sfumature dei mari e degli oceani. Come si può giungere alla fine del proprio viaggio senza essersi nutriti del vero senso della vita: la scoperta del mondo? I libri, per quanto preziosi, non ti portano in giro; sono le tue gambe e il tuo coraggio a farlo. Niente può sostituire la sensazione del vento sulla pelle o le immagini che solo i tuoi occhi possono catturare e portarsi via per sempre. Qui non c’è spazio per fantasie costruite da righe d’inchiostro; qui c'è solo vita vissuta pienamente. Come potrei mai tormentarmi di fronte a questa realtà? Viaggiare è pari ad amare, ed è uno dei principi intelligibili per onorare il dono della vita.

Se non hai una storia da raccontare, cosa rimane di te? Cosa lasci del tuo passaggio?

[𝑉𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑎 𝐿𝑖𝑛𝑑𝑜𝑠. 𝐴𝑝𝑝𝑢𝑛𝑡𝑖 𝑠𝑝𝑎𝑟𝑠𝑖, 𝑠𝑒𝑡𝑡𝑒𝑚𝑏𝑟𝑒 2024]

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