Pietro Sacchini Photography

Pietro Sacchini Photography ... una foto non scattata è un ricordo che non c'è ...

19/08/2026

Mod.
Ph.
Ass. Alessandra Bottaro



Un bellissimo shooting con una ragazza che ho visto crescere da bambina, sempre scalza sulle dune, sulle rocce, sui sassi, in simbiosi con il luogo, il Salento nelle vene … una bellezza rupestre, selvaggia … uno sguardo che buca lo schermo … Marta!

AKT Festival Fotografii Frankenstein (Polonia)INCORPORATUSAdriano Sacchini Pietro Sacchini • Art & Photo      **e
08/08/2026

AKT Festival Fotografii Frankenstein (Polonia)
INCORPORATUS

Adriano Sacchini
Pietro Sacchini • Art & Photo
**e

Nascita di Venere - 2025•Honorable mention in the Art Photography categoria•Grazie a chi ha reso possibile ciò ❤️•Mod. a...
05/08/2026

Nascita di Venere - 2025

Honorable mention in the Art Photography categoria

Grazie a chi ha reso possibile ciò ❤️

Mod. aurora cervellera
Phot. Pietro Sacchini • Art & Photo
Ass. Alessandra Bottaro

Questa prospettiva cambia radicalmente la lettura dell'opera, trasformandola da una scena di puro dolore a una potente a...
18/07/2026

Questa prospettiva cambia radicalmente la lettura dell'opera, trasformandola da una scena di puro dolore a una potente affermazione di teologia mariana attiva.

Il Martello come Strumento del "Fiat" In questa chiave critica, il martello non è più un semplice oggetto della passione, ma il simbolo della volontà di Maria perfettamente fusa con quella di Dio. Seguendo il pensiero di Santa Caterina da Siena, l'immagine suggerisce che il consenso di Maria al sacrificio non fu passivo, ma un atto di determinazione assoluta. Impugnare lo strumento del martirio significa che Ella non si limita a osservare il sacrificio, ma lo co-attua per la salvezza dell'umanità.

Il Paradosso del Consenso Attivo L'analisi dell'immagine rivela una tensione sublime:
La mano che stringe il martello rappresenta la forza della fede e l'obbedienza sacerdotale al piano divino.
Il volto rigato di lacrime e il cuore trafitto testimoniano che questo "consenso attivo" non anestetizza il dolore materno, ma lo eleva a un livello sacrificale.
Maria come "Sacerdotessa" del sacrificio L'iconografia suggerisce che se Cristo è la vittima, Maria è colei che offre.
Tenere il martello simboleggia che la sua ca**tà verso il genere umano è talmente vasta da superare persino l'istinto materno di protezione: Ella "vuole" la Croce perché vuole la Redenzione. È una visione che conferisce a Maria un ruolo di una forza quasi sconvolgente, dove il dolore diventa un atto d'amore supremo e consapevole.

2026 Questa prospettiva cambia radicalmente la lettura dell'opera, trasformandola da una scena di puro dolore a una potente affermazione di teologia mariana attiva. Il Martello come Strumento del "Fiat" In questa chiave critica, il martello non è più un semplice oggetto della passione, ma il simbo...

Maria Corredentrice•          •Veramente, carissimo padre, questo benedetto e dolce campo di Maria!: fece in lei questo ...
05/07/2026

Maria Corredentrice



Veramente, carissimo padre, questo benedetto e dolce campo di Maria!: fece in lei questo Verbo inestato ne la carne sua, come el seme che si gitta ne la terra, che per lo caldo del sole germina e trae fuore el fiore e ‘l frutto, e ‘l guscio rimane a la terra. Così veramente per lo caldo e fuoco de la divina ca**tà che Dio ebbe all’umana generazione, gittando el seme de la parola sua nel campo di Maria, o beata e dolce Maria, ài donato el fiore del dolce Gesù. E quando produsse el frutto questo benedetto fiore? Quando fu inestato in sul legno de la santissima croce: allora ricevemmo vita perfetta. E perché dicemmo: «el guscio rimane a la terra», quale fu questo guscio? Fu la volontà dell’unigenito Figliuolo di Dio, el quale, in quanto uomo, era vestito del desiderio suo dell’onore del Padre e de la salute nostra. E tanto fu forte questo smisurato desiderio, che corse come innamorato, sostenendo pene e vergogne e vitoperio infino all’obbrobiosa morte de la croce. Considerando, venerabile padre, che questo medesimo fu in Maria, ed ella non poteva desiderare altro che l’onore di Dio e la salute de la creatura, però dicono e’ dottori, manifestando la smisurata ca**tà di Maria, che di sé medesima avrebbe fatto scala per ponare in croce el figliuolo suo, se altro modo non avesse avuto. E tutto questo era perché la volontà del figliuolo era rimasa in lei.

Santa Caterina da Siena - lettera 342 - 1375

La malattia che non ti riconosceQuello che emerge da queste immagini è un progetto che evita quasi completamente la reto...
25/05/2026

La malattia che non ti riconosce

Quello che emerge da queste immagini è un progetto che evita quasi completamente la retorica pietistica con cui spesso viene rappresentato l’Alzheimer. Questo è già un elemento molto forte. Pietro Sacchini non costruisce un racconto “sulla malattia” in senso clinico, ma sulla frattura dell’identità e sulla precarietà del riconoscimento umano. La differenza è sostanziale.
La serie lavora soprattutto su tre livelli: presenza, dissoluzione e relazione.
La presenza è fortissima nei ritratti ravvicinati. I volti non sono mai trattati come “corpi malati”, ma come territori emotivi. Le immagini più intense sono quelle in cui la donna guarda fuori campo o direttamente nell’obiettivo: lì il progetto raggiunge una tensione quasi insostenibile, perché lo sguardo sembra oscillare continuamente tra lucidità e smarrimento. Non c’è spettacolarizzazione del dolore; c’è invece un tempo sospeso.
Dal punto di vista fotografico, il linguaggio è coerente:
* profondità di campo molto ridotta,
* luce morbida e laterale,
* sfondi che collassano nel buio,
* palette calda ma trattenuta,
* isolamento del soggetto attraverso il fuoco selettivo.
Questa scelta tecnica non è soltanto estetica. La sfocatura continua diventa metafora percettiva: il mondo attorno alla protagonista perde consistenza, mentre alcuni dettagli — le mani, gli occhi, la pelle — emergono con una precisione quasi crudele. È una fotografia che usa la materia del corpo come archivio della memoria.
Le mani sono centrali nel progetto. La fotografia del pugno appoggiato sul tavolo è probabilmente una delle immagini chiave della serie: non mostra un’azione, ma una resistenza. Le vene, le pieghe della pelle, l’anello, il gesto contratto: tutto parla di identità residua. In un progetto sull’Alzheimer, le mani diventano ciò che resta quando il linguaggio cede.
Molto interessante anche la costruzione narrativa delle relazioni familiari. Nelle immagini con le altre donne si crea un sistema di dipendenze corporee: essere nutrita, essere sostenuta, essere toccata, essere guardata.
La malattia appare allora non come isolamento individuale, ma come ridefinizione dello spazio affettivo. Questo è uno degli aspetti più maturi del lavoro.
C’è poi un elemento molto intelligente: l’ambiguità emotiva. Alcune immagini mostrano sorrisi, momenti di leggerezza, persino ironia. Questo impedisce al progetto di diventare monocorde. L’Alzheimer qui non è rappresentato solo come tragedia assoluta, ma come continua oscillazione tra presenza e assenza. È proprio questa instabilità a renderlo credibile.
La fotografia del telefono è concettualmente molto forte. Introduce un doppio livello di rappresentazione: la persona reale, la persona registrata.
In un progetto sulla perdita della memoria, il dispositivo tecnologico diventa archivio sostitutivo dell’identità. È una delle poche immagini in cui il progetto esce dal puro documentario domestico ed entra in una riflessione più contemporanea sul ricordo mediato.
L’immagine finale della finestra con le grate è forse la dichiarazione simbolica più esplicita della serie. Il rischio, in teoria, sarebbe quello di cadere in una metafora troppo didascalica (“la gabbia”). Però qui funziona perché arriva dopo una lunga immersione nei corpi e negli sguardi. Non apre il progetto: lo chiude. E quindi non impone una lettura, ma sedimenta una sensazione già costruita dalle immagini precedenti.
Dal punto di vista critico, il progetto ha molti punti di forza: grande coerenza tonale; capacità di stare vicino senza invadere; uso della luce molto consapevole; forte qualità emotiva; costruzione narrativa intima ma non sentimentale.
Ci sono però anche alcuni limiti interessanti da osservare.
A tratti il progetto resta molto interno alla dimensione domestica e psicologica, senza mai davvero rompere il dispositivo del ritratto classico. Alcune immagini insistono su una grammatica fotografica già consolidata nel reportage intimista contemporaneo: sfocato, luce naturale drammatica, primi piani emotivi. Funziona molto bene, ma raramente sorprende formalmente.
Manca forse un’immagine davvero destabilizzante, una fotografia capace di interrompere la continuità emotiva del racconto. Tutto è molto controllato, molto elegante. In certi momenti si percepisce che l’autore ama profondamente i suoi soggetti — e questo è umano — ma proprio questo amore talvolta attenua il conflitto visivo.
Il progetto sembra allora più forte nella dimensione etica che in quella sperimentale.
Ma è proprio qui che acquista valore: non cerca di “inventare” l’Alzheimer attraverso effetti estetici. Cerca piuttosto di abitare la fragilità del quotidiano. E in molte immagini ci riesce davvero.

La fotografia più potente, secondo me, è quella in cui la donna guarda frontalmente in macchina, con il volto quasi completamente immerso nel silenzio della luce. Perché lì accade qualcosa di raro: non stiamo più osservando “una persona con Alzheimer”. Stiamo osservando una coscienza che tenta ancora di restare presente.
Ed è probabilmente questo il centro reale del progetto.

La Sig.ra Mina soffre di Alzheimer, ed ha perso la figlia Stefania nel terremoto del 24 Agosto 2016 ad Arquata del Tronto (AP). La figlia durante il terremoto si buttò sopra la madre che dormiva, nel tentativo di proteggerla, il tetto crollò e una trave la prese in pieno. Stefania morì sul colpo,...

"Teseo e il Minotauro" in una selezione della curatrice Sandra Miranda Pattin
21/05/2026

"Teseo e il Minotauro" in una selezione della curatrice Sandra Miranda Pattin

20/05/2026

Rappresentazione della nascita di Venere

Malèna - tributo a Ennio Morricone-Malèna è un concetto,è il vento che porta il profumo, muove il vestito i capelli,è la...
11/04/2026

Malèna - tributo a Ennio Morricone
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Malèna è un concetto,
è il vento che porta il profumo, muove il vestito i capelli,
è la bellezza inconsapevole,
è la sensualità naturale mai mostrata, mai vantata,
è il centro di gravità degli occhi timidi e furtivi, bramosi di un solo incrocio di sguardi.
È il desiderio che arde, il sogno che rincorri.
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Indirizzo

Rome

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