17/06/2026
39 – PILLOLE DI FOTOGRAFIA / Adolfo Kaminsky (1925 - 2023), fotografo francese.
Eroe e fotografo: la storia di Adolfo Kaminsky ha dell’incredibile. Quando i nazisti occuparono la Francia, aveva 19 anni. Aveva una grande dimestichezza con inchiostri e solventi, per aver lavorato in una tintoria. Si rese conto che questa sua abilità poteva essere utile. E con un falso nome, Julien Keller, mise su un laboratorio clandestino per fornire falsi documenti agli ebrei in pericolo, specialmente bambini. Era riuscito a trovare un solvente capace di far sparire il timbro “J” impresso sui documenti che equivaleva a una condanna a morte. Divideva un appartamento con altri ragazzi sulla “Rive Gauche”, trasformato in laboratorio. Per procurarsi false carte d’identità, che avrebbe poi compilato, aveva preso contatti con la Resistenza francese. Lavorava giorni e notte. Senza sosta. Ha sempre detto: "Se dormivo un'ora, diverse persone morivano. Per questo ero sempre sveglio e continuavo a lavorare disperatamente a tutte le ore..". Si calcola che a 20 anni aveva salvato circa diecimila persone. Finita la guerra, non volle accettare alcun compenso. Iniziò a fotografare nel 1944 quando Parigi fu liberata. Si guarda intorno ed il suo sguardo è malinconico. Viene accostato alla tradizione della fotografia umanista francese di Robert Doisneau e W***y Ronis. Kaminsky vuole fissare sul negativo la dignità dei suoi personaggi presi per strada: passanti anonimi, bambini, lavoratori. Gira per i quartieri popolari di Parigi, per mercati e fiere o luoghi marginali e i bassifondi. Furtivo, misterioso, guardingo. Conservò per decenni i suoi negativi senza mostrarli se non in età più avanzata. Non smise mai di fotografare né di falsificare documenti per aiutare i perseguitati dei regimi argentino, greco, nicaraguense, spagnolo, portoghese, e perfino per i disertori americani che non volevano combattere in Vietnam.
(Giovanni Ruggiero)