E NON hai visto ancora Niente - Urbex & Posti Abbandonati

E NON hai visto ancora Niente - Urbex & Posti Abbandonati Questa Pagina è dedicata all URBEX. Fotografie di Luoghi Dimenticati e Abbandonati. Fatto solo per passione che non lascia traccia alcuna. Follow us!

"Mamma c'hanno abbandonato in quarantena"Eccoci qua! Dopo..1000 peripezie, siamo qui.. rimasti fregati dalla Pandemia.Ci...
19/04/2020

"Mamma c'hanno abbandonato in quarantena"

Eccoci qua! Dopo..1000 peripezie, siamo qui.. rimasti fregati dalla Pandemia.
Ci ha colto di sorpresa durante un esplorazione..non potevamo immaginare, così ora dobbiamo rimanere chiusi qui, fino al lock down..
per ca**tà lo spazio come vedete non manca, l'ambiente è luminoso e abbiamo un tetto sulla testa che di questi tempi non è cosi scontato.
Tutto intorno a noi boschi.. usciamo alternativamente, a caccia, per procurarci un po di selvaggina da cucinare giù nelle vecchie e logore cucine..
Un pasto spesso frugale ma che ci sazia. Leggiamo i vecchi spartiti e qualche libro rimasto integro nella biblioteca su al 3 piano...per non annoiarci troppo..
Guardiamo i monti, dalle finestre scheggiate e le 1000 stelle che compaiono puntuali ogni notte di questo cielo isolato, non inquinato dalla presenza dell uomo.
Scriviamo e postiamo poco perchè abbiamo qualche problema di energia elettrica.. sapete l hanno staccata quasi 40 anni fa..!
Carichiamo i nostri pannellini solari portatili da 1000w che si servono giusto per il minimo sostentamento di notte e limitiamo gli sprechi.
La cosa ci sta facendo riflettere molto..siamo sicuri che questa non sia la nuova via da seguire per il futuro?
Vi lasciamo con questo quesito che può avere 1000 risposte diverse...
L'unica cosa cosa certa è che 1000 di voi hanno scelto di seguirci e oggi festeggiamo questo piccolo traguardo ringraziandovi e ballando intorno al fuoco acceso nel cortile..
State certi di un unica cosa, TORNEREMO."

Welcome 2020! Ebbene si dobbiamo ammetterlo ultimamente pubblichiamo meno e siamo quasi assenti dalle scene urbex. Ci do...
29/03/2020

Welcome 2020! Ebbene si dobbiamo ammetterlo ultimamente pubblichiamo meno e siamo quasi assenti dalle scene urbex. Ci dovete scusare, ma l’evoluzione che ha preso negli ultimi anni questa passione, ci inquieta e a volte scoraggia. Ci sono moltissime persone che non hanno capito niente dello spirito di questa pratica, e a cui interessa solo notorietà e social. Non vogliamo dilungarci ne addentrarci in troppi dettagli, ma solo far sapere alle varie persone che spesso ce lo domandano in privato come mai non pubblichiamo più con continuità.

Bando alle prefazioni.

Il nostro anno comincia come tutti i capodanni che si rispettino… al ristorante! E perché no.. anche aff***acamere dato sicuramente il vino a tavola non può mai mancare ;)
Disposto ai limiti di un bosco, offriva ai suoi avventori pasti caldi e camere spartane fino almeno al 2006.. l’ultimo anno che siamo riusciti a trovare negli archivi.. ma siamo sicuri che “qualcuno” abbia vissuto li anche negli anni successivi. L’interno si presenta molto spoglio ma poco vandalizzato dato anche la sua posizione remota rispetto ai grandi centri abitati.
Entriamo nel grande salone, dove i muri screpolati di con un colore giallo intenso attendono ancora la visita di qualche affamato viandante. Subito ci colpisce il bancone del bar ancora intatto e con mille fatture e tazzine buttate qua e là. Le cucine molto strette e anguste portano sul cortile posteriore ad uso privato, dove troviamo il magazzino dei gelati e farine… non proprio freschissimi ma ancora presenti. Ma è ai 2 piani superiori che l’esplorazione si fa interessante. Il primo piano presenta ancora tante camere con letti e comodini.. la maggior parte ribaltati o a terra, ma ancora presenti. Ci perdiamo tra i menù ancora in lire, accappatoi ancora dietro le porte, angeli di cartapesta e stanze blu con una muffa talmente verde intenso che fa sembrare tutto un dipinto. Ma due stanze catturano la nostra attenzione. La numero 6, l’unica che risulta chiusa, e un'altra ancora più inquietante. Una stanza totalmente insonorizzata, costruita artigianalmente con le scatole delle uova, tappezzata fino al soffitto e perfino dietro la porta. Al suo interno un gatto.. mummificato con la bocca spalancata e la coda dritta come un fuso. Devo dire che ci abbiamo pensato molto.. non siamo giunti a nessuna conclusione rassicurante.
Nell' inaccessibile n. 6 siamo riusciti ad arrivare tramite un balcone, al suo interno un comò strabordante di medicinali.. di tutti generi e tipo, due letti perfetti e l’unico specchio ancora sano della struttura. La splendida giornata fuori, contrastava con la quasi inesistente luce all’interno dell edificio. Saliamo al secondo e ultimo piano, lì tra locali tecnici e mille scatoloni della soff***a contenenti oggetti e festoni che ci facevano ripercorrere tutte le varie feste presenti durante l anno, troviamo poco o niente, apparte alcuni scorci fotograficamente molto belli. Ripercorriamo il bosco per tornare di nuovo all esterno della proprietà, costeggiamo il ristorante che luccica al sole tra le canale storte che si affacciano pericolanti dal tetto e e le mille finestre aperte che con il vento cambiano direzione..
Siamo fuori. Siamo felici. Siamo tornati!

Persi tra le mille stanze che fungevano da dormitori, scaliamo tutta la struttura fino all apice. In soff***a vecchi ric...
08/07/2019

Persi tra le mille stanze che fungevano da dormitori, scaliamo tutta la struttura fino all apice.
In soff***a vecchi ricordi:scarpe,foto,alberi di natale e statuine per il presepe. Le damigiane non si riescono a contare.
Banchini rotti portati su probabilmente per essere riparati, ma rimasti li, che ci guardano mezzi sgangherati con la speranza che fossimo proprio noi
i loro salvatori...per poi dopo qualche flash vederci sparire di nuovo, lasciandoli delusi.
Scendiamo di nuovo tutti i sileziosi piani dell 'edificio e ci avvventuriamo nella parte sud ancora inesplorata.
Li troviamo quella che sicuramente erano gli stanzoni adibiti a palestra con ancora parecchi oggetti ginnici.
In qualsiasi zona ci spostiamo, veniamo costantemente seguiti dal ticchettio della pioggia che la fà da padrona ormai in quasi tutte
le stanze e rende il luogo ancora più malinconico.
Poi finalmente ci arriviamo. La chiesa. Qui possiamo veramente far poco per descrivere le sensazioni e lo stupore che ci pervadono,
ma credo le foto possano parlare per noi. Una chiesa sicuramente particolarissima, in stile moderno, che riesce a trasmettere un senso di maestosità
che nello spazio semi vuoto,apparte alcune panche, rende ancora di più.
La sala è pervasa da mille colori e i marmi sul pavimento risplendono ammorbidendoli e esaltandoli.
L'enorme organo è ancora là, un po malandato ma riesce ad esprimere ancora la sua potenziale virilità. L'enorme affresco sulla parete dell altrare
domina la scena, impreziosito dal un lampadario a forma di corona che in prospettiva, si posa proprio sopra il capo del signore.
Visitiamo le cappellette laterali anch'esse totalmente affrescate e dominate da colori caldi.
I dettagli si sprecano ed è veramente difficile smettere di fotografare da tutti gli angoli possibili. Mentre ci incamminiamo verso l'uscita
ripassiamo dal teatro che ci aveva accolto ad inizio esplorazione. Essendo passate alcune ore, adesso la luce era molto più intensa e riusciva ad iluminare il palco
e le prime file, regalando giochi di luce come raggi laser che puntano verso i seggiolini, dovuti alle grate poste sulle finestre.
Passeggiando sul palco scorgiamo la vecchia buca di scena, ancora rivestita a festa di un tessuto rosso e bianco, e ci scappa un sorriso.
Chissà se quell'ultima persona rientrando in quella botola, avrebbe mai pensato che quella scena, all'istituto della Musica, avrebbe chiuso il sipario per sempre

____ L'istituto della Musica ____Nebbia e silenzio. Non c'è niente intorno a noi.Percorriamo ansimanti l ultimo tratto d...
07/12/2018

____ L'istituto della Musica ____

Nebbia e silenzio. Non c'è niente intorno a noi.Percorriamo ansimanti l ultimo tratto di una discesa fangosa che ci mette a dura prova,
lungo una collinetta che porta all'istituto montano. Arriviamo nell enorme cortile principale e... eccolo la! Ben 8 piani di quello che su varie testate giornalistiche fu definito un ecomostro, un inutile spreco.. ci osserva addormentato, quasi rassegnato, con gli ultimi piani avvolti in una f***a nebbiolina che lo rendono ancora più cupo.
Entriamo rispettando un religioso silenzio, quasi intimoriti perchè come succede in ogni inizio di esplorazione, veniamo pervasi da quello stato di incertezza, quasi paura, mixato ad euforia e spasmodica voglia di scoprire ogni angolo più recondito.
Inziamo a mille. Appena entrati ci ritroviamo nel teatro,una fioca luce lo illumina e si scorgono a malapena i seggiolini e un polveroso palco. La struttura è veramente enorme e mentre aspettiamo che l'occhio umano si adatti alla luce decidiamo di scattare qualche foto. Procediamo per delle superbe scale di marmo che ci portano al cuore dell istituto.
La stanza della Musica sembra lasciata così da un ora.
Tralasciando sedie,banchi e cattedra distutte e vandalizzate si respira
un aria di lezione che di li a poco andrà a cominciare. Intanto il sole comincia a far capolino tra le nubi e ci regala qualche scatto con una morbida luce.
Procediamo tra le spoglie cucine, l'umidissima infermeria e l'antica parte del convento.. ogni angolo desta il nostro interesse e i click sulla macchina si sprecano.
Circa a metà mattinata arriviamo in quelli che erano i dormitori principali.
Tutto sembra essersi fermato. Restiamo in quel posto per almeno un ora di filo incantati dalle mille possibilità fotografiche e dalle sensazioni
positive che emana. Non siamo ancora stanchi, siamo solo a metà di quello che questa esplorazione può offrire,restano ancora 4 piani, tutti da scoprire.

Chi non muore si rivede!Eccoci ancora qua, dopo un po di tempo, a praticare del sano Urbex.Per l'occasione siamo volati ...
28/11/2018

Chi non muore si rivede!
Eccoci ancora qua, dopo un po di tempo, a praticare del sano Urbex.
Per l'occasione siamo volati oltreoceano, negli Stati Uniti, più precisamente a Philadelphia: non potevamo lascairci sfuggire l'occasione di visitare uno dei più famosi carceri americani.
Non possiamo considerarlo vero e proprio urbex, in quanto la struttura era stata si abbandonata dopo la chiusura, ma ad oggi viene lentamente ripristinata per renderla fruibile al pubblico.
Comunque sia è una visita emozionante, il 90% della struttura è rimasto come all'epoca ed è come fare un tuffo nel passato, con la differenza di essere totalmente in sicurezza!

Alcuni dati storici:

L'Eastern State Penitentiary, noto anche come ESP, è un ex carcere americano situato a Philadelphia, in Pennsylvania. E' rimasto attivo per quasi 150 anni, dal 1829 al 1971.
Il carcere diventò bene presto famoso perchè sperimentò un nuovo tipo di reclusione in cui il detenuto doveva essere riformato ed educato piuttosto che punito.
La sua struttura a "ruota di carro" fu una vera svolta per l'epoca e feci si che piuù di 300 carceri in tutto il mondo furono costruiti allo stesso modo.
Famosi criminali sono passati di qui, uno su tutti, Al Capone: a lui fu dedicata una cella molto accogliente con vari confort non per niente consoni ad una prigione.

Ad oggi il carcere è stato riqualificato e reso visitabile al pubblico, pur mantenendo il senso di decadenza in cui fu lasciato cadere negli anni successivi alla chiusura.

"La camera del bimbo"
30/07/2018

"La camera del bimbo"

"Spezie"
26/07/2018

"Spezie"

"Verde speranza"
23/07/2018

"Verde speranza"

"Fuori stagione"
19/07/2018

"Fuori stagione"

"Stati d'animo"
16/07/2018

"Stati d'animo"

"Avanti un altro"
12/07/2018

"Avanti un altro"

"Panorami verdi"
09/07/2018

"Panorami verdi"

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Toscana

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