31/07/2026
Non deve sorprendere se con questa estate bollente, con il pianeta in sofferenza, con lo zero termico sopra i quattromila metri, con le bombe in Iran, con i prezzi della benzina alle stelle, l’overtourism, l’overshotday (che era ieri), le api che impazziscono, la noia, la morte dei coralli, l’inflazione, e tanto altro..si fatichi ad essere sereni.
Non deve sorprendere, però, che nonostante tutto questo anche un semplice viaggio in traghetto da Genova a Olbia possa riaccendere nella mente storie mai raccontate di uomini soli che guardano il mare, immagini di cieli notturni sconfinati.
Non deve sorprendere il mare.
Il mare.
Da dove tutto è partito e dove tutto, in qualche modo, tende sempre a tornare.
Questi scatti fanno parte di una serie più ampia, ancora incompleta, avviata diversi anni fa e dedicata proprio a questi mondi galleggianti.
Spazi circoscritti in cui il tempo sembra sospeso, piccole crociere che hanno l’unico semplice e antico scopo di collegarci da un punto all’altro.
Ho sempre trovato un fascino incredibile in questa dimensione e tutte le volte che mi capita di viaggiare in traghetto tornano alla mente le parole che quel curioso personaggio di una delle mie storie preferite, sente la prima volta quando vede il mare:
«… il mare soffiava e sembrava che dicesse: “Banda di cornuti, lo volete capire o no che la vita è immensa, immensa?”»
P.S. Per i curiosi, la storia è quella di T.D.Lemon Novecento che potete leggere nel libro Novecento di Baricco. Ne è poi stato tratto il magnifico film La leggenda del pianista sull’oceano di Giuseppe Tornatore. Il personaggio a cui mi riferisco è un contadino abituato a vivere nell’entroterra che per la prima nella sua vita vede il mare, prima di imbarcarsi per l’America.