14/03/2025
Save who you can save
Strano ma vero, questa settimana pubblico un altro carosello che, inizialmente, non era nemmeno previsto.
Perché? Perché, nonostante il periodo buio e cupo—un po’ come le foto che sto per condividere—non avevo intenzione di pubblicare nulla su questo profilo fino al Romics di aprile.
Ma allora, perché questo secondo carosello?
Inizialmente, l’idea era di pubblicare solo un post con alcune foto di The Last of Us, ma stamattina, appena sveglio, ho aperto Instagram e mi sono imbattuto nel poster della seconda stagione, che dovrebbe uscire ad aprile su Sky. A quel punto, ho fatto due più due e ho pensato: “Vediamo se riesco a creare un collegamento tra il primo carosello e questo, un filo conduttore, metaforicamente parlando.” Così è nato questo.
Il punto di partenza? La frase che vedete all’inizio del testo. Una frase pronunciata sia nel videogioco che nella serie, con un peso enorme all’interno della storia. Non viene ripetuta spesso, ma quando la senti, capisci subito il suo significato e il ruolo che ha nell’intera narrazione.
Per questo ho voluto creare un legame tra il primo e il secondo post. Per quanto riguarda l’editing, questa volta ho provato qualcosa di diverso: ho ritoccato meno le immagini per lasciarle più naturali. Anche perché queste foto sono state scattate in fretta e furia, poco prima di andare via, quindi ho cercato di mantenere intatta l’atmosfera che trasmette il gioco. Cupa, scura, non sempre piacevole da guardare—lo ammetto—ma autentica.
Colgo l’occasione per ringraziare ancora e la figlia di e per avermi dato la possibilità di realizzare questi scatti in questa fantastica location . Chissà, magari in futuro ci sarà una seconda parte, magari con persone diverse, magari un nuovo set intero.
🎭 Cosplayers: /
🎮 Game: The Last of Us
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