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Il ritorno di Riccardo e la br**ta notizia di BiancaA Fermo erano ormai giunti gli ultimi giorni della permanenza di Ale...
03/09/2026

Il ritorno di Riccardo e la br**ta notizia di Bianca

A Fermo erano ormai giunti gli ultimi giorni della permanenza di AlessIA.

Nel mastio della Rocca di Castel San Giorgio, la sua casa era finalmente pronta. Dopo mesi di lavori, pietre sostituite, muri ricostruiti e stanze rimesse in ordine, il piccolo alloggio che l'aveva attesa così a lungo era tornato ad essere abitabile. Non era più soltanto una parte della rocca: era di nuovo casa sua.

Restavano soltanto le ultime pratiche da sbrigare. Messeri e funzionari si occupavano dei documenti necessari al trasferimento, delle autorizzazioni e delle registrazioni che avrebbero sancito ufficialmente il suo ritorno. AlessIA, invece, attendeva con una strana inquietudine, quasi incapace di credere che tutto fosse davvero finito.

In quei giorni, però, il pensiero di Bianca tornava spesso a tormentarla.

AlessIA la ricordava nei momenti più inattesi: mentre attraversava le vie di Fermo, quando udiva una voce simile alla sua o quando, alla sera, il silenzio le lasciava troppo spazio per pensare. Bianca era ancora a Smerillo e, con il passare del tempo, AlessIA si era purtroppo arresa all'idea di non riuscire più a rivederla.

Era una convinzione che cercava di accettare, ma che le faceva male ogni volta.

Al solo pensiero di Bianca lontana, forse per sempre, gli occhi le si riempivano di lacrime. AlessIA tentava di mostrarsi forte, soprattutto davanti agli altri, ma dentro di sé portava un dolore che non riusciva a cancellare. Il ritorno a casa avrebbe dovuto renderla felice; eppure, insieme alla gioia, sentiva il peso di quella separazione.

Più volte, guardando dalla finestra verso il mare, si era sorpresa a pensare:

*Presto sarò di nuovo laggiù.*

Eppure, proprio mentre aspettava di tornare a casa, si accorgeva che una parte di lei sarebbe rimasta a Fermo.

In quei mesi aveva conosciuto persone che non avrebbe mai immaginato di incontrare. Aveva imparato a conoscere le vie della città, le sue piazze, le voci dei mercanti e dei soldati, le giornate scandite dalle campane e dalla vita della comunità. Fermo, che all'inizio le era sembrata soltanto una tappa obbligata, era diventata lentamente un luogo nel quale aveva trovato affetto e familiarità.

Le dispiaceva soprattutto lasciare le persone che aveva conosciuto.

Ma non era un addio.

Avrebbe potuto tornare.

E questo pensiero le rendeva più dolce la partenza, anche se non bastava a cancellare la tristezza per Bianca.

Così, negli ultimi giorni, AlessIA cercava di vivere ogni momento con maggiore attenzione. Salutava coloro che incontrava, si fermava a parlare qualche minuto in più e osservava quei luoghi che ormai conosceva quasi come se volesse conservarli nella memoria.

Non sapeva ancora quanto sarebbe cambiata la sua vita una volta tornata alla Rocca.

Ma una cosa era certa: dopo tanto tempo, finalmente sarebbe tornata a casa.

E proprio mentre AlessIA si preparava a lasciare Fermo, la città si apprestava ad accogliere qualcuno che, al contrario, vi faceva ritorno dopo una lunga assenza.

---

Il ritorno di Riccardo

Dopo molti mesi lontano, Riccardo era finalmente sulla strada del ritorno.

Era stato arruolato nell'esercito fermano e, durante quel lungo periodo, aveva prestato servizio a Roma, dove era stato trasferito per ordine dei suoi superiori. La lontananza aveva reso interminabili quei mesi e, mentre si avvicinava nuovamente a Fermo, nella sua mente tornavano uno dopo l'altro i volti delle persone che aveva lasciato.

Ma ce n'era uno che occupava tutti i suoi pensieri.

Bianca.

Riccardo sapeva che, durante la sua assenza, Bianca era stata condotta al convento di Smerillo. Aveva saputo della sua partenza e, col passare del tempo, si era aggrappato alla speranza che quella permanenza non sarebbe durata a lungo.

Nella sua mente aveva costruito più volte il momento del loro incontro.

Forse Bianca era già tornata.

Forse avrebbe potuto rivederla appena arrivato a Fermo.

Forse sarebbe bastato cercarla nelle strade che entrambi conoscevano.

Era questa speranza, semplice e ostinata, ad averlo accompagnato durante il viaggio.

Quando finalmente giunse a Fermo, Riccardo cercò subito di raggiungere la casa di Rinaldo. Aveva bisogno di rivedere i suoi amici, di sentirsi nuovamente parte di quel luogo che per tanti mesi aveva potuto soltanto ricordare.

Nel cortile trovò AlessIA.

Per un momento entrambi si guardarono con gioia. Lei fu felice di rivederlo dopo tanto tempo e Riccardo, vedendola, ebbe quasi la certezza che il suo ritorno fosse davvero completo.

Poi, senza troppi preamboli, domandò:

«E Bianca?»

La domanda colse AlessIA impreparata.

Per qualche istante rimase in silenzio.

Riccardo la osservò attentamente e quella pausa gli fece nascere dentro un'inquietudine che fino a quel momento non aveva conosciuto.

«Pensavo fosse tornata» aggiunse.

AlessIA abbassò gli occhi.

Aveva cercato di prepararsi a quel momento, ma ora che Riccardo era lì davanti a lei non riusciva più a trattenere le lacrime.

«Riccardo...»

Lui attese.

«Bianca è ancora a Smerillo.»

Le parole uscirono piano, quasi con difficoltà.

Riccardo rimase immobile.

«Ancora?»

AlessIA annuì.

«È ancora nel convento. Nessuno sa quando potrà tornare.»

Per un istante nel cortile non si sentì altro che il pianto sommesso di AlessIA.

Riccardo non disse nulla.

Era come se non avesse compreso fino in fondo quelle parole, oppure come se la sua mente si rifiutasse di accettarle.

Per tutti quei mesi aveva immaginato il ritorno.

Aveva pensato a Bianca, al giorno in cui l'avrebbe rivista, alle parole che le avrebbe detto dopo una separazione tanto lunga.

Era tornato a Fermo convinto che, prima o poi, l'avrebbe incontrata.

E invece Bianca era ancora lontana.

AlessIA si asciugò le lacrime.

«Mi dispiace...»

Riccardo continuò a fissarla senza rispondere.

Il suo volto era diventato pallido. Sembrava non avere più parole, né domande da fare.

Era rimasto di pietra.

AlessIA lo guardò e comprese che, per Riccardo, quel ritorno a Fermo non aveva portato la gioia che aveva immaginato.

Lei, negli stessi giorni, si preparava a lasciare la città per tornare finalmente a casa.

Riccardo, invece, vi era appena tornato e aveva scoperto che la persona che più desiderava rivedere era ancora lontana.

Due ritorni, dunque, si erano incrociati a Fermo.

Uno portava AlessIA verso casa.

L'altro aveva riportato Riccardo nella sua città.

Ma per Riccardo, in quel momento, Fermo non sembrava più casa.

Perché Bianca non c'era.

E nessuno poteva dirgli quando sarebbe tornata.

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02/09/2026

A grande richiesta, riprendiamo la ciclovia adriatica da Marina Palmense verso sud - 2 Settembre 2026

NUOVO PERSONAGGIO: Vannella da Torre di PalmeParliamo ora di un nuovo personaggio che sta per entrare nella nostra stori...
01/09/2026

NUOVO PERSONAGGIO: Vannella da Torre di Palme

Parliamo ora di un nuovo personaggio che sta per entrare nella nostra storia: Vannella, una giovane donna destinata, senza ancora saperlo, a incrociare le vicende di AlessIA.

Vannella era nata nel 1281, al castello marittimo di Torre di Palme, in una famiglia appartenente alla media nobiltà del territorio di Fermo. La sua famiglia possedeva una grande e rispettata dimora, nella quale Vannella viveva insieme alla madre e a diversi parenti. Non erano tra le famiglie più potenti della Marca, ma godevano certamente di una buona posizione e di una vita agiata.

A ventidue anni, Vannella era ormai considerata una giovane donna nel pieno della sua bellezza. Aveva un carattere solare e discreto: amava sorridere, conversare e stare in compagnia, ma difficilmente si lasciava andare a confidenze troppo personali. Aveva anche ricevuto un'educazione piuttosto buona per una donna del suo ambiente e della sua epoca. Sapeva leggere e scrivere, cosa che le permetteva di occuparsi personalmente di lettere e di alcuni documenti della famiglia.
Ma c'era una cosa alla quale Vannella teneva forse più di ogni altra: la propria bellezza.
Trascorreva molto tempo a curare i capelli, la pelle, le vesti e il proprio aspetto. Sapeva perfettamente di essere una bella donna e, in fondo, ne era anche piuttosto orgogliosa.
Quando qualche giovane uomo, incontrandola per strada o durante una visita alla dimora di famiglia, si fermava a farle complimenti, Vannella ne era sinceramente compiaciuta. Avere ammiratori era importante per lei: non cercava necessariamente un corteggiamento serio ogni volta che riceveva un complimento, ma adorava quella sensazione di essere apprezzata, desiderata e considerata speciale.

Una delle cose che più amava fare era cavalcare.
Possedeva un buon cavallo e conosceva bene le strade che attraversavano le campagne attorno a Torre di Palme. Molto spesso si metteva in viaggio da sola o accompagnata da qualcuno della famiglia e raggiungeva Castel San Giorgio, che non era poi così lontano.
Là si recava soprattutto per acquistare provviste e altre necessità per la grande casa: cibo, stoffe, piccoli oggetti e tutto ciò che poteva servire alla famiglia. Ma quelle cavalcate rappresentavano anche una piacevole evasione dalla vita quotidiana.
A Vannella piaceva attraversare le strade a cavallo, sentire l'aria sul viso e osservare la campagna. E, naturalmente, non le dispiaceva affatto quando, arrivando a Castel San Giorgio, qualcuno si voltava a guardarla.
Era una giovane nobildonna conosciuta per la sua eleganza, per il suo sorriso e per la cura con cui teneva il proprio aspetto.
Ancora non poteva immaginare, però, che proprio quelle frequenti cavalcate verso Castel San Giorgio e le persone che avrebbe incontrato lungo quelle strade sarebbero presto diventate importanti per la sua vita.
E così, mentre a Torre di Palme continuava apparentemente la sua tranquilla esistenza, il destino stava già preparando qualcosa per lei.

Ricordiamoci di lei perché presto apparirà nella nostra storia.. Buona lettura!

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Castello del Girfalco - La supplica di Messere RinaldoEra trascorso ormai molto tempo da quando Bianca era stata condott...
31/08/2026

Castello del Girfalco - La supplica di Messere Rinaldo

Era trascorso ormai molto tempo da quando Bianca era stata condotta al convento di Smerillo.

I mesi erano passati lenti, uno dopo l'altro, e dietro le mura del monastero la giovane aveva visto mutare le stagioni senza sapere quando avrebbe potuto rivedere la propria casa. La sua partenza, ordinata dal Podestà di Fermo dopo che le guardie l'avevano sorpresa di notte insieme a Riccardo, era divenuta una condanna silenziosa.

Messere Rinaldo non riusciva più a sopportare quel pensiero.

Quando seppe che la Rocca era finalmente tornata agibile e che il Podestà si trovava al castello del Girfalco, decise che non avrebbe più atteso.

Avrebbe parlato con lui.

Non come uomo di potere a uomo di potere, ma come uomo che chiedeva pietà per una giovane che, a suo giudizio, aveva già pagato abbastanza.

Quella mattina salì verso il Girfalco e si fece annunciare.

Il cielo sopra Fermo era grigio e il vento correva lungo le mura, facendo sventolare gli stendardi del Podestà. Rinaldo attraversò il cortile del castello in silenzio, accompagnato soltanto dal rumore dei propri passi sulle pietre.

Quando giunse davanti alla grande sala, due guardie gli intimarono di fermarsi.

«Messere Rinaldo. Il Podestà vi attende.»

Le pesanti porte furono aperte.

Nella sala, il Podestà sedeva al proprio scranno. Davanti a lui erano disposti registri, pergamene e sigilli. Il suo volto era severo, quasi impassibile.

Rinaldo avanzò e chinò il capo.

«Mio signore.»

«Messere Rinaldo. Avete chiesto udienza. Parlate.»

Rinaldo rimase per qualche istante in silenzio.

Poi sollevò lo sguardo.

«Sono venuto per Bianca.»

Il Podestà non mutò espressione.

«Lo immaginavo.»

«Sono ormai diversi mesi che quella giovane è rinchiusa a Smerillo. Diversi mesi lontana dalla sua casa, dalla sua famiglia e dalla sua vita.»

«È stata mandata là per ordine mio.»

«Lo so, mio signore.»

«E sapete anche per quale ragione.»

Rinaldo abbassò il capo.

«So ciò che è accaduto. Ma vi chiedo di considerare quanto tempo sia ormai trascorso. Bianca ha sofferto abbastanza. Vi supplico di concederle la grazia e permetterle di tornare a casa.»

Il Podestà intrecciò le dita davanti a sé.

«La grazia.»

Ripeté quelle parole lentamente, quasi volesse pesarle.

«Messere Rinaldo, voi parlate come se io potessi semplicemente cancellare una sentenza con un gesto della mano.»

«Siete il Podestà.»

«Appunto.»

Il tono dell'uomo divenne più duro.

«Il mio compito non è soltanto quello di ascoltare le suppliche degli uomini. È quello di far rispettare le leggi.»

Rinaldo fece un passo avanti.

«E se la legge non può conoscere la misericordia?»

«Allora la misericordia non può sostituirsi alla legge.»

Nella sala cadde il silenzio.

Il Podestà si alzò lentamente.

«Bianca fu sorpresa dalle guardie in circostanze che la legge considera gravi. Il provvedimento fu stabilito e deve essere rispettato. Non posso permettere che un ordine venga revocato soltanto perché qualcuno, dopo alcuni mesi, ne prova pietà.»

«Non è soltanto pietà, mio signore.»

«E allora cos'è?»

«È la convinzione che Bianca abbia già pagato il prezzo del proprio errore.»

Il Podestà scosse il capo.

«Non spetta a voi stabilire quando una pena sia sufficiente.»

Rinaldo capì che le parole non sarebbero bastate.

E allora tentò il tutto per tutto.

Si fece avanti e parlò con voce più bassa.

«Se il problema è il prezzo della sua liberazione, ditemi quale sia.»

Il Podestà lo guardò senza comprendere.

«Che intendete?»

«Sono disposto a mettere a disposizione i miei possedimenti. Le mie terre. I miei poderi. Ciò che possiedo può essere dato in pegno, se questo può servire a compensare l'offesa e a ottenere la liberazione di Bianca.»

Per la prima volta il Podestà rimase in silenzio più a lungo.

Rinaldo continuò:

«Prendete le mie terre, se necessario. Prendete ciò che ritenete giusto. Ma lasciate che quella giovane torni a casa. Non permettete che la sua vita si consumi dietro le mura di Smerillo.»

Il Podestà si avvicinò lentamente.

«Voi siete disposto a perdere tutto per lei?»

«Sì.»

«Anche i vostri possedimenti?»

«Anche quelli.»

Il Podestà lo fissò negli occhi.

Poi, con voce fredda, rispose:

«Non avete ancora compreso, Messere Rinaldo.»

Rinaldo rimase immobile.

«Non è questione di denaro. Non è questione di terre. Non è questione di ciò che siete disposto a offrire.»

Indicò le pergamene sul tavolo.

«Queste sono le leggi. E le leggi devono essere rispettate.»

Rinaldo serrò i pugni.

«Dunque non vi è nulla che io possa fare?»

«Nulla.»

«Nemmeno dopo tutti questi mesi?»

«Nemmeno dopo tutti questi mesi.»

«Nemmeno se vi supplico?»

Il Podestà lo guardò severamente.

«Avete già supplicato.»

Rinaldo abbassò lentamente lo sguardo.

Per un momento sembrò voler trovare ancora una parola, un ultimo argomento, qualcosa che potesse incrinare quella decisione.

Ma non trovò nulla.

Aveva offerto la propria voce.

Aveva offerto la propria dignità.

Aveva persino messo in pegno le proprie terre.

E tutto era stato inutile.

Il Podestà tornò verso il proprio scranno.

«La vostra devozione verso Bianca vi fa onore, Messere Rinaldo. Ma non vi autorizza a chiedere che io infranga la legge.»

Poi indicò le porte della sala.

«Ora andatevene.»

Rinaldo rimase fermo.

Il Podestà alzò la voce.

«E ascoltatemi bene: non tornate più da me per questa faccenda.»

Quelle parole furono più dure di qualsiasi condanna.

Rinaldo chinò il capo.

«Come ordinate, mio signore.»

Si voltò lentamente e attraversò la sala.

Le grandi porte si richiusero alle sue spalle con un rumore cupo.

Nel cortile del Girfalco il vento era diventato più forte. Rinaldo si fermò per qualche istante, guardando verso le colline lontane.

Sapeva che a Smerillo, dietro quelle mura, Bianca continuava ad attendere.

E per la prima volta sentì di non avere più nulla da offrire per salvarla.

Aveva tentato con tutto quello di cui disponeva.

Ma il Podestà aveva scelto la legge.

E Bianca, ancora una volta, sarebbe rimasta prigioniera del suo triste destino chissà quanto ancora tra le mura del convento di Smerillo.

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30/08/2026

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30/08/2026

Ciclovia Adriatica da Porto San Giorgio a Marina Palmense - 29 Agosto 2026

La notizia arrivò a Fermo in una mattina qualunque.Dopo mesi di lavori incessanti, di uomini impegnati giorno e notte, d...
29/08/2026

La notizia arrivò a Fermo in una mattina qualunque.

Dopo mesi di lavori incessanti, di uomini impegnati giorno e notte, di pietre abbattute e ricostruite, di travi sostituite e mura consolidate, la grande opera di ricostruzione voluta dalla città aveva finalmente dato i suoi frutti.

La Rocca di Castel San Giorgio era di nuovo agibile.

La notizia si diffuse rapidamente tra le strade di Fermo, passando di bocca in bocca fino a raggiungere anche AlessIA.

Messere Rinaldo fu colui che gliela portò.

La trovò nel cortile, intenta a sistemare alcune provviste, e per qualche istante rimase in silenzio.

Poi sorrise.

«AlessIA… ho una notizia per voi.»

Lei lo guardò incuriosita.

«La Rocca di Castel San Giorgio è nuovamente agibile.»

AlessIA rimase immobile.

Come se quelle parole avessero bisogno di qualche istante per raggiungerla davvero.

«La Rocca…?»

Rinaldo annuì.

«Fermo ha fatto presto. Molto più presto di quanto tutti pensassero. Hanno lavorato senza sosta. I locali sono stati dichiarati completamente agibili.»

Per un momento AlessIA non rispose.

Poi gli occhi le si riempirono di lacrime.

Castel San Giorgio.

Quel nome non era soltanto quello di una Rocca.

Era la sua infanzia.

Erano le strade che conosceva a memoria, le pietre sulle quali aveva corso da bambina, le voci delle persone che avevano accompagnato i suoi primi anni.

Era casa.

E dentro quella parola, improvvisamente, tornò anche un altro volto.

Bianca.

AlessIA abbassò lo sguardo.

«Allora posso tornare…»

Rinaldo sorrise, ma quel sorriso nascondeva una tristezza profonda.

«Sì. Potete tornare.»

Lei lo abbracciò.

E fu allora che anche Rinaldo dovette combattere contro le proprie emozioni.

In quei mesi AlessIA era diventata per lui qualcosa di molto più di una semplice ragazza affidata alla sua protezione.

Era diventata quasi una figlia.

Aveva imparato a conoscerne i silenzi, le paure, i sorrisi improvvisi. Aveva visto quanto dolore portasse dentro di sé e quanto coraggio fosse riuscita a trovare per andare avanti.

E ora avrebbe dovuto lasciarla andare.

«Mi mancherete, ragazza mia», disse piano.

AlessIA lo guardò negli occhi.

«Anche voi, Messere Rinaldo.»

Lui cercò di sorridere.

«Forse più di quanto immaginiate.»

AlessIA non riuscì a trattenere le lacrime.

Ma questa volta non erano soltanto lacrime di tristezza.

Erano lacrime di gioia.

Perché finalmente avrebbe rivisto i luoghi della sua infanzia.

Avrebbe camminato ancora una volta sulle strade di Castel San Giorgio.

Avrebbe respirato l’aria della sua terra.

Avrebbe rivisto quelle mura che per tanto tempo erano esistite soltanto nei suoi ricordi.

E forse avrebbe cercato anche suo padre.

Quel pensiero, però, trasformò improvvisamente la gioia in qualcosa di più difficile da sopportare.

Suo padre.

AlessIA non sapeva più cosa credere.

Le avevano raccontato ciò che era accaduto.

Le avevano dato una versione ufficiale.

Ma più passava il tempo, più quella versione sembrava diventare fragile.

Forse suo padre era davvero morto.

Forse era accaduto ciò che le avevano detto.

Oppure…

Oppure la verità era molto più semplice.

Forse suo padre non c’era più.

E AlessIA, dentro di sé, non sapeva più se continuare a credere alle parole che le erano state raccontate o arrendersi alla realtà più dolorosa.

Quella che non aveva bisogno di spiegazioni.

Quella che diceva semplicemente che suo padre non sarebbe tornato.

Si asciugò le lacrime con una mano.

Poi pensò a Bianca.

E il suo cuore ebbe un sussulto.

Bianca era ancora rinchiusa nel convento di Smerillo, oltre quelle mura che da tanto tempo la separavano dal mondo.

Non sapeva ancora nulla.

Non sapeva che la Rocca era tornata agibile.

Non sapeva che AlessIA sarebbe tornata a casa.

Non sapeva che, dopo tanto tempo, qualcosa stava finalmente riportando la loro storia verso un possibile lieto fine.

AlessIA conosceva bene Bianca.

Sapeva quanto grande fosse quel sogno per lei.

Rivedere quei luoghi.

Uscire dal convento.

Tornare a respirare l’aria della propria terra.

Tornare, almeno per un momento, alla vita che le era stata strappata.

E proprio per questo AlessIA sentì dentro di sé una certezza.

Non poteva tornare a casa senza di lei.

Si voltò verso Rinaldo.

«Messere…»

«Sì?»

«Bianca deve saperlo.»

Rinaldo rimase in silenzio.

Poi il suo volto si fece serio.

«Non sarà necessario che sia lei a saperlo soltanto. Voglio parlare con il podestà.»

AlessIA lo fissò, trattenendo il respiro.

«Con il podestà?»

«Sì. Ora che la Rocca è nuovamente agibile, forse potrò convincerlo a lasciar uscire Bianca dal convento. Voglio cercare di strapparla a quelle mura e riportarla a casa insieme a voi.»

Nel cuore di AlessIA si accese una speranza improvvisa.

«Credete davvero che possa accettare?»

Rinaldo abbassò lo sguardo.

«Non lo so.»

Quelle parole furono pronunciate con calma, ma nascondevano tutta la gravità della situazione.

«Il podestà potrebbe rifiutare. Potrebbe ricordarmi che Bianca è stata affidata al convento e che non spetta a me decidere del suo destino.»

AlessIA fece un passo verso di lui.

«E se rifiutasse?»

Rinaldo la guardò negli occhi.

«Allora dovrò tentare il tutto per tutto.»

Per qualche istante nessuno dei due parlò.

«Ma dovete sapere una cosa», continuò Rinaldo. «Se la discussione dovesse andare male, forse non mi sarà più concesso un secondo incontro. Potrebbero chiudermi ogni porta. Per questo non posso permettermi di sprecare questa occasione.»

AlessIA comprese allora quanto fosse grande il rischio che Rinaldo stava per assumersi.

Non avrebbe avuto una seconda possibilità.

Non avrebbe potuto tornare dal podestà con nuove richieste, né sperare che il tempo rendesse più favorevole la sua posizione.

Quella sarebbe stata l'unica occasione.

«Volete davvero farlo?» domandò piano.

Rinaldo annuì.

«Sì. Per Bianca. E anche per voi.»

AlessIA sentì le lacrime tornarle agli occhi e lo abbracciò.

Questa volta fu Rinaldo a stringerla con forza, come se volesse proteggerla ancora una volta da tutto ciò che il mondo avrebbe potuto portarle via.

Poi AlessIA guardò nella direzione dei monti, dove Bianca era ancora prigioniera del convento.

Ignara di tutto.

Ignara che, forse, per la prima volta dopo tanto tempo, una porta stava per aprirsi.

E mentre AlessIA stringeva tra le mani il proprio mantello, un pensiero le attraversò la mente:

forse il ritorno a casa non sarebbe stato soltanto il suo.

Ma prima, Rinaldo avrebbe dovuto affrontare il podestà.

E giocarsi, in quell'unico incontro, ogni possibilità di riportare Bianca alla libertà.

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