The camera is only a tool

The camera is only a tool The camera is a tool. It's the heart that commands it. (Domenico Mallamo)

A prima vista è un dettaglio urbano geometrico e rigoroso. La presenza umana, come in molti dei miei scatti, qui non si ...
23/08/2026

A prima vista è un dettaglio urbano geometrico e rigoroso. La presenza umana, come in molti dei miei scatti, qui non si vede.

Ma se avrete la pazienza di accostarla alla descrizione che segue e alla canzone, sono certo che riuscirete a sentirla, così come l'ho sentita io.

Al centro della prospettiva c'è il sistema tattile LOGES: quelle scanalature chiare, incise nella pietra, non sono solo materia, ma un linguaggio silenzioso studiato per accompagnare i passi di chi non vede (o ha una capacità visiva ridotta) e condurlo in sicurezza all'attraversamento.

I canaletti paralleli, con il loro fondo liscio, accolgono e fanno scivolare la punta del bastone bianco per garantire una camminata fluida. Ai lati, i cordoli in rilievo zigrinati dialogano con le suole delle scarpe tramite la sensibilità plantare, confermando che si sta procedendo sulla traiettoria corretta.

Due elementi che, insieme, formano un percorso di avanzamento guidato.

Per me questa foto è la traduzione visiva di "You’ll Never Walk Alone": un promemoria che ci ricorda che, anche quando la strada si fa incerta, c'è sempre qualcosa o qualcuno pronto a prendere per mano i nostri passi.

Walk on through the wind
Walk on through the rain
Though your dreams be tossed and blown
Walk on, walk on
With hope in your heart
And you'll never walk alone
You'll never walk alone

Continua a camminare nel vento
Continua a camminare nella pioggia
Anche se i tuoi sogni sono scossi e spazzati via
Continua a camminare, continua a camminare
Con la speranza nel cuore
E non camminerai mai da solo
Non camminerai mai da solo

Un messaggio di speranza, di resistenza e di vicinanza: l'invito a procedere a testa alta attraverso le difficoltà, sapendo che finché c'è amore nel profondo del cuore, non cammineremo mai da soli.

(E sì, prima che qualcuno lo dica: è anche l'inno del Liverpool FC)

Questa è una fotografia di sensazioni, ma per me è anche un punto di ripartenza.In questa immagine c'è tutto: c'è il ric...
20/08/2026

Questa è una fotografia di sensazioni, ma per me è anche un punto di ripartenza.

In questa immagine c'è tutto: c'è il ricordo, l'attesa, l'assenza, la presenza, l'emozione, il pensiero e il silenzio.

Il ricordo è quello dei primi anni trascorsi con lei, quando il mio sguardo sul mondo cominciava a prendere forma, scatto dopo scatto.

Poi c'è l'assenza, quella segnata dai lunghi anni in cui l’ho tradita con una che le somigliava, però più giovane. Eppure non l’ho mai dimenticata, neanche per un istante.

Ma oggi torna la presenza: anche se solo per un momento, ci siamo finalmente incontrati di nuovo. Era nascosta nell'ombra di un garage, proprio come un vecchio amore che attendeva solo di essere ritrovato.

L'emozione riaffiora prepotentemente. Lei è sempre riuscita a dare forma a ciò che sento, e oggi si trasforma in un pensiero fisso: la promessa di tornare insieme. Presto. Prestissimo.

Infine, il silenzio. Quello quasi religioso con cui ancora oggi la guardo, lo stesso che accompagnava le ore trascorse al suo fianco, in attesa del momento giusto.

Lei è una macchina fotografica analogica. Di quelle vere, con i rullini e la pellicola, che pretendono tempo, cura, rispetto e attenzione per ogni singolo fotogramma. E per tutto quello che accade dopo.

Per anni siamo stati inseparabili e le cose più belle, i momenti più autentici del mio percorso, li ho vissuti con lei. Una lunga storia d'amore che ad un certo punto si è interrotta, senza mai spegnersi davvero. Ritrovarci significa riannodare quel filo sospeso: questa storia non è finita, è pronta a ripartire.

Perché il meglio deve ancora ve**re.

“Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere.” (Lu...
10/08/2026

“Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere.” (Luigi Pirandello, “Uno, nessuno e centomila”, 1925)

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Cosa mi ha insegnato una rosa che ho visto cambiare in una settimana

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04/08/2026

La barca è ferma. Tirata a riva con i remi appoggiati di traverso che sicuramente ne hanno di anni da raccontare. Ventiquattro dicembre duemiladodici, mezzogiorno e cinquantadue. Nonostante la stagione, la temperatura era mite, il vento assente e il mare calmo... Continua a leggere su Substack ⬇️

Il gozzo barese, il sale, e i motivi per cui si torna sempre nello stesso posto. Nonostante la stagione, la temperatura era mite, il vento assente e il mare calmo.

Anni 70Ci sono alcune foto, scattate nel corso degli anni, che tengo da parte per le occasioni giuste. Oggi è una di que...
01/08/2026

Anni 70

Ci sono alcune foto, scattate nel corso degli anni, che tengo da parte per le occasioni giuste. Oggi è una di quelle occasioni...

Parco Ducale, metà febbraio 2012. A Parma e nei dintorni era nevicato tutta la notte e la città si era fermata, di quelle belle nevicate abbondanti che chiudono le scuole e svuotano gli uffici, e fanno felici tanti bambini. Ma anche tanti adulti.

E allora noi, invece di restare a guardare dalla finestra la città imbiancata, come le persone sensate forse avrebbero fatto, ci siamo vestiti pesanti e ci siamo ritrovati in strada, macchina fotografica al collo.

Giovanni con l'obiettivo puntato in alto, verso i rami spogli. Cosa stesse fotografando solo lui lo sa: per chiunque altro quegli scatti erano indecifrabili come un quadro futurista o una poesia ermetica, ma lui ne era convintissimo, e con Giovanni la convinzione bastava. Chiedergli di spiegarlo a parole sarebbe stato tempo perso, probabilmente non ci sarebbe riuscito nemmeno lui.

Io, mentre lui era tutto concentrato sulla sua fotografia, rubavo letteralmente questo scatto. Uno dei pochi ritratti che io abbia mai fatto.

Per tutti, da sempre, è Janez. Io lo conosco così da quasi venticinque anni, e il soprannome, credo, è nato per via dei baffi: gli stessi dello Janez di Sandokan, per intenderci. Gli è rimasto addosso meglio di certe giacche.

Oggi è il suo compleanno, e visto che lui è fatto così, uno che minimizza tutto tranne l'entusiasmo per una buona luce, non starò qui a svelare il numero esatto delle candeline. Diciamo solo che quest'anno il numero fa rima con qualcosa, e chi vuole capire capisce.

Quello che mi resta di quel giorno non è la foto in sé, ma il fatto che a un certo punto, tra uno scatto e l'altro, abbiamo smesso di essere colleghi e siamo tornati, per un pomeriggio, semplicemente due ragazzini (un po' cresciuti) con la macchina fotografica in mano.

Le amicizie vere si riconoscono da questo: sopravvivono ai cambi di ruolo, a quelle incombenze che erediti da un collega quando va in pensione senza nemmeno un manuale di istruzioni.

Sopravvivono persino ai capelli che se ne vanno prima delle voglie di uscire a fotografare.

"Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po'". (Lucio Dalla, "L'anno che verrà", dall'album "Lucio Dalla", 1979)

Questa foto l'ho voluta in bianco e nero. Visti gli anni che oggi compi, Giovanni, mi sembrava la scelta più adatta: una foto d'altri tempi, ecco.

Buon compleanno, Janez! Anni 70, appunto...

Qualche tempo fa avevo letto qualcosa di Edward De Bono e i suoi “sei cappelli per pensare”, uno per ogni modo di ragion...
29/07/2026

Qualche tempo fa avevo letto qualcosa di Edward De Bono e i suoi “sei cappelli per pensare”, uno per ogni modo di ragionare. Il giallo era quello della positività, mi pare, gli altri onestamente non li ricordo bene. Quella donna, con quel giallo acceso in mezzo al grigio della strada, sembrava indossarlo senza neanche aver mai sentito nominare De Bono...

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“Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.” (Cesare Pavese, "Il mestiere di vivere")

Non riesco a capire come mai abbiamo sempre tutti una fretta del diavolo. E poi, se abbiamo sempre tanta fretta, come ma...
26/07/2026

Non riesco a capire come mai abbiamo sempre tutti una fretta del diavolo. E poi, se abbiamo sempre tanta fretta, come mai il nostro sguardo è sempre incollato sul telefono invece di dare uno sguardo a ciò ci circonda?

Eppure, a qualche centimetro dalle nostre scarpe, vanno in scena degli incredibili spettacoli silenziosi che se ne fregano di tutto, soprattutto dei nostri orari.

Guardate queste malve, nessuno le annaffia, nessuno si preoccupa di tirar via le erbacce tutto intorno, nessuno scrive post su quanto siano “resilienti” (parola che vorrei vietare per legge). Eppure, loro se ne stanno lì, tranquille in mezzo a tutta quell'erba alta, a godersi tutta la luce che possono.

Il punto non è avere tempo ma, come ripeto spesso, è avere occhi che sappiano guardare oltre la superficie delle cose.

Provate a fermarvi e ad inginocchiarvi per una volta nell’erba (e amen anche se vi si sporcate i pantaloni) e guardate cosa succede davvero ai bordi di una qualunque strada di una città qualunque…

L'asfalto ancora umido faceva da specchio al sole basso, e quella luce arancione sembrava scivolare dritta verso di me l...
22/07/2026

L'asfalto ancora umido faceva da specchio al sole basso, e quella luce arancione sembrava scivolare dritta verso di me lungo la curva della strada. Vi è mai capitato di fotografare un momento e sentirvi, per una frazione di secondo, gli unici testimoni rimasti in città? Ecco, io ieri sera mi sono sentito esattamente così...

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Sull'abitudine di fermarsi a guardare anche quando lo spettacolo è già finito

“Tu che dicevi che non pioveva piùche ormai non ti saresti mai più innamoratae adesso guardati sei tutta bagnata”Continu...
15/07/2026

“Tu che dicevi che non pioveva più
che ormai non ti saresti mai più innamorata
e adesso guardati sei tutta bagnata”

Continua a leggere… ⬇️

Madonna come piove senti come viene giù!

Una mattina tra amicizia, stupore e quella gioia dentro. Che ti rimane.Qualche giorno fa ero con un'amica di passaggio a...
10/07/2026

Una mattina tra amicizia, stupore e quella gioia dentro. Che ti rimane.

Qualche giorno fa ero con un'amica di passaggio a Parma, Annalisa (di Colori Vivaci Magazine), che mi aveva chiamato per salutarci. Eravamo sul sagrato del Duomo, con alle spalle i due grandi leoni di marmo che precedono il portale maggiore.

Stavamo parlando di quanto la fotografia su pellicola di un tempo risulti ancora più affascinante e attrattiva rispetto a quella digitale, di pesi visivi, di linee. Di quel modo strano che abbiamo di ritagliare il mondo dentro un rettangolo.

Se vuoi leggere il resto della storia, trovi il link nel primo commento...

Indirizzo

Viale Agostino Berenini
Parma

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