22/01/2018
Nato a Venezia nel giugno del 1994, attualmente residente Battaglia Terme ma cresciuto nella campagna carrarese, Fabrizio Nicolò Rosada, studente di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Ferrara, è un fotografo amatoriale dalla personalità multivaria ed eclettica: "della verità non c’è mai certezza alcuna. Anche io stesso ridisegno il tracciato della mia persona e del mio profilo costantemente e incessantemente, come fosse una lavagna cancellabile e spesso e volentieri piena zeppa di errori da correggere. La mia arte, come anche la mia vita, è una storia che scrivo e sovrascrivo allo stesso tempo".
Esteta ed edonista, nutre una spiccata predilezione e passione l'arte (influenze e ispirazioni promanano soprattutto dalla ritrattistica settencento-ottocentesca, dall'arte impressionista, nonché da quella romantica di Eugene Delacroix e del suo - aestimatissimo - William Turner). La sua arte fotografica non potè dunque non risentire di tali influenze. Il taglio paesaggistico-impressionista e odeporico, incentrato e strettamente correlato alla tematica del viaggio è praticamente onnipresente o comunque in larga parte predominante: viaggio inteso non solo come via di fuga ed evasione dalla mondanità e dalla stressante caoticità ma anche e soprattutto come tentativo di riscoprire se stessi (ovviamente anche mettendosi in discussione) e come esperienza totalizzante e rigeneratrice sia mentalmente che culturalmente.
Fotografia e viaggio trovano un connubio nell'ispirazione che promana da noi stessi, da quello che siamo e che siamo stati e da tutto ciò che ci circonda e ci ha circondato.
L'eclettismo e il desiderio viscerale di esperire fanno sì che per Fabrizio dunque non esistano regole e/o confini alla creatività e nulla sia statico e/o immutabile (in questo campo il concetto del pantha rei di Eraclito troverebbe la sua piena estrinsecazione). Proprio in questo contesto la creatività sì intesa si presenterebbe, per Fabrizio, come un mare di incessanti flutti di spunti riflessivi e sintetici di novità e idee a cui poter di volta in volta attingere.
"Fotografare è come ripercorrere se stessi; è come rivedere il turbinio di istinti, passioni ed emozioni configgenti e alle volte spesso inconsce che ci hanno accompagnato in tutti i nostri scatti, in quei frangenti in cui dalla natura ci si lasciava sedurre e sublimare e dall'occhio attrarre. E' una macchina, quella fotografica, che ha davvero del talento! Pensare che all'unisono possa essere persuasione, comunicazione espressiva e sentimento è davvero una cosa notevole.".