01/09/2026
IERI SERA, IN CONSIGLIO COMUNALE, NE ABBIAMO SENTITE TROPPE E CREDIAMO CHE SI SIA SUPERATO OGNI LIMITE.
Allora diciamolo chiaramente, senza diplomazia, senza ipocrisie e senza paura di disturbare nessuno.
LA FINE ANNUNCIATA DELLA NOSTRA FESTA PATRONALE: DA ECCELLENZA DELLA TRADIZIONE A FESTA DI QUARTIERE.
C’era un tempo in cui la nostra Festa Patronale era un punto di riferimento. Una vera eccellenza. Una firma capace di far parlare di Viagrande ben oltre i confini del paese.
La aspettavamo per mesi.
Si arrivava in piazza con gli occhi pieni di meraviglia: le grandi architetture di luce realizzate dai migliori maestri delle luminarie, le bande musicali più prestigiose, le strade gremite di gente.
E poi arrivava il momento in cui tutti guardavano verso il cielo.
I grandi maestri pirotecnici trasformavano la notte in uno spettacolo capace di lasciare senza fiato.
Era arte. Era tradizione. Era competizione. Era ambizione. Era BELLEZZA.
Bastava percorrere Via della Regione per rendersene conto.
L’odore del torrone caldo appena preparato sul marmo. Il profumo della calia tostata. Decine e decine di bancarelle. Colori, luci, dolciumi, voci, famiglie, gente arrivata dai paesi vicini ma non solo, gente disposta a fare anche 1000 km per essere qui.
VIAGRANDE ERA VIVA.
Oggi, invece?
Le strade sono sempre più spoglie.
Sempre più buie.
In Via delle Regione le bancarelle sono decimate.
E quella che un tempo era una manifestazione capace di richiamare persone da tutto il territorio rischia di diventare poco più di una festa di quartiere.
E qui arriva la domanda che qualcuno, prima o poi, dovrà avere il coraggio di fare.
MA DAVVERO SOLO A VIAGRANDE È IMPOSSIBILE ORGANIZZARE UNA GRANDE FESTA?
Guardiamoci intorno.
NEI PAESI LIMITROFI LE FESTE SI FANNO.
E si fanno grandi.
Si fanno con le luminarie più belle.
Con spettacoli pirotecnici di ogni tipologia e con calibri diversi, in luoghi diversi.
Con eventi e novità capaci di attirare migliaia di persone.
Con investimenti, sponsor, organizzazione e soprattutto con una cosa che sembra essere diventata merce rara dalle nostre parti:
LA VOLONTÀ DI FARE LE COSE IN GRANDE.
Allora chiediamocelo una volta per tutte:
SOLO A VIAGRANDE NON CI SONO SPAZI?
Solo a Viagrande è impossibile organizzare?
Solo a Viagrande i fuochi diventano improvvisamente un problema?
Solo a Viagrande una festa patronale deve necessariamente essere ridotta all’osso?
SOLO A VIAGRANDE?
Perché se negli altri paesi si riesce a fare, forse il problema non è che “non si può fare”.
Forse il problema è che non si vuole più fare.
E questa differenza è enorme.
Perché negli altri comuni, evidentemente, qualcuno continua a trovare una soluzione.
E allora bisogna avere il coraggio di dirlo.
A VIAGRANDE LA FESTA NON STA MORENDO DA SOLA. LA STIAMO LASCIANDO MORIRE.
E poi ci chiediamo perché nessuno voglia più organizzare.
Ma chi dovrebbe mettersi in gioco?
Un comitato dovrebbe lavorare per mesi, assumersi responsabilità, affrontare sacrifici, cercare sponsor e risorse, mettere tempo e faccia in un'organizzazione enorme.....per poi vedere il risultato finale sempre più ridimensionato?
CHI VUOLE ESSERE IL CURATORE FALLIMENTARE DI UNA TRADIZIONE GLORIOSA?
Nessuno.
E non prendiamoci in giro.
La festa non muore perché mancano le persone che vogliono lavorare, ne perché le persone non hanno più soldi (è stato detto anche questo).
LA FESTA MUORE QUANDO SI TOGLIE TUTTO CIÒ PER CUI VALE LA PENA LAVORARE.
È inutile nascondersi dietro un dito.
Ci siamo raccontati per anni che “piuttosto che niente, meglio qualcosa”.
E questo è il risultato:
OGGI RISCHIAMO DI NON AVERE PIÙ NIENTE.
Una festa patronale non è un semplice calendario di eventi.
È identità.
È storia.
È economia.
È turismo.
È memoria.
È orgoglio di appartenenza.
E soprattutto è una tradizione che, se viene continuamente impoverita, prima o poi MUORE.
Se vogliamo davvero salvare la nostra Festa Patronale, allora dobbiamo smetterla di ragionare al ribasso.
Dobbiamo ritrovare AMBIZIONE.
Dobbiamo tornare a puntare all'eccellenza.
Dobbiamo restituire dignità ai maestri delle luminarie, della musica e della pirotecnica.
Dobbiamo tornare a costruire una festa per la quale valga la pena ve**re a Viagrande.
Una festa che faccia parlare del nostro paese.
Una festa che faccia dire a chi arriva da fuori:
“QUESTA È VIAGRANDE.”
Altrimenti abbiamo anche il coraggio di dirlo apertamente.
STACCHIAMO LA SPINA.
Perché continuare a mettere in scena una versione sempre più povera di ciò che un tempo eravamo non significa salvare una tradizione.
SIGNIFICA ACCOMPAGNARLA LENTAMENTE ALLA MORTE.
E allora smettiamola anche di prendercela con chi oggi non vuole più organizzare.
Prima di puntare il dito contro chi si tira indietro, chiediamoci cosa gli stiamo chiedendo di organizzare.
Perché il problema non è necessariamente la mancanza di volontà.
IL PROBLEMA È CHE NESSUNO VUOLE METTERCI LA FACCIA PER UNO SPETTACOLO CHE HA PERSO LA SUA ANIMA.
La nostra Festa Patronale merita molto di più.
VIAGRANDE MERITA MOLTO DI PIÙ.