C’era una volta Mola di Bari

C’era una volta Mola di Bari Immagini, ricordi e storie di un paese che vive nel cuore. La memoria di Mola appartiene a tutti noi.

C’era una volta Mola di Bari non è solo una pagina:
è un abbraccio alla nostra storia, un invito a riscoprire il valore dei ricordi, delle persone e dei luoghi che hanno fatto grande il nostro paese. Ogni immagine, ogni racconto, ogni testimonianza è un piccolo frammento d’anima che ci unisce nel nome dell’amore per Mola. Un grazie di cuore va a tutti i gruppi, le pagine e le persone che ogni gior

no ci aiutano a mantenere viva la memoria collettiva, condividendo immagini, documenti e ricordi preziosi. Grazie a chi crede, come noi, che ricordare non è guardare indietro — è tenere accesa la luce di ciò che siamo stati. Un ringraziamento speciale a Filippo Affatati e Nicola Castellana che con passione e dedizione ci aiutano a rifornire la nostra pagina di fotografie storiche e autentiche testimonianze del passato. E un abbraccio al nostro caro amico Leo Acquatico , sempre presente con il suo contributo e il suo entusiasmo contagioso, C’era una volta Mola di Bari non ha scopi di lucro. Nasce per preservare la memoria storica, culturale e sociale della nostra città, raccontando con immagini e parole la vita, gli usi e i costumi di un tempo.

🖼️ Le foto pubblicate hanno esclusivamente valore documentaristico e divulgativo (art. 97 L. 633/1941). Le fonti principali sono il giornale Città Nostra, archivi locali e collezioni private, con citazioni tratte da libri e testi di autori molesi come Michele Calabrese, Nicola Uva, Mario Ventura, Domenico Affatati e molti altri.

💬 Le storie e i ricordi che condividiamo sono il filo invisibile che unisce passato e presente. Custodirla è un atto d’amore verso la nostra storia. ❤️

Tutti insieme, stiamo costruendo un archivio d’amore per la nostra Mola:
una raccolta di emozioni che parla di radici, di identità e di orgoglio. Perché C’era una volta Mola di Bari… e continua a esserci ogni giorno, grazie a tutti voi

1918 – VIA COLOMBO, QUANDO UNA STRADA ERA ANCHE UN LUOGO D’INCONTROQuesta volta il nostro viaggio nella memoria ci porta...
06/09/2026

1918 – VIA COLOMBO, QUANDO UNA STRADA ERA ANCHE UN LUOGO D’INCONTRO

Questa volta il nostro viaggio nella memoria ci porta nella Via Colombo del 1918.

Più di un secolo fa questa strada aveva un volto completamente diverso. Basta osservare la fotografia per accorgersi di un particolare che oggi colpisce immediatamente: la strada apparteneva soprattutto alle persone.

Uomini fermi davanti alle abitazioni, piccoli gruppi intenti probabilmente a parlare, qualcuno che cammina tranquillamente al centro della carreggiata e, più lontano, alcuni mezzi dell’epoca.

Le case si affacciavano direttamente sulla vita del paese. I balconi erano punti di osservazione, le porte diventavano luoghi nei quali fermarsi e una strada poteva trasformarsi, quasi naturalmente, in uno spazio dove incontrarsi, parlare e conoscere ciò che accadeva nel vicinato.

Guardando quelle persone viene spontaneo chiedersi chi fossero.

Forse tra loro stava un pescatore appena rientrato, un lavoratore diretto verso casa, un commerciante o semplicemente qualcuno che aveva trovato un conoscente e si era fermato per scambiare due parole.

Non conosciamo i loro nomi, ma sono proprio quelle piccole figure a dare vita alla fotografia.

Pensate al 1918. Quelle persone non potevano immaginare che un giorno il loro semplice stare per strada sarebbe diventato una testimonianza storica, osservata più di cento anni dopo da altri molesi.

Via Colombo nel frattempo è cambiata. Sono cambiate le facciate, il traffico, i mezzi, i rumori e il modo stesso di vivere la strada.

Eppure qualcosa resiste.

Resiste il nome di una via, resistono alcuni edifici e soprattutto resiste quella sensazione particolare che proviamo quando riconosciamo un angolo del nostro paese dentro una fotografia antica.

È come se il tempo, per qualche istante, facesse marcia indietro.

❤️ Guardatela attentamente: riuscite a riconoscere qualche edificio o qualche particolare della Via Colombo di oggi? E quali ricordi avete di questa strada?

📝 NOTA
Le vostre testimonianze sono importanti. Un soprannome, il nome di una vecchia famiglia, un’attività scomparsa o un ricordo raccontato dai nonni può aiutarci a ricostruire la storia quotidiana di questa strada.

❤️ Grazie a tutti voi che continuate a far vivere, attraverso i vostri ricordi, la Mola che il tempo ha trasformato ma non cancellato.

1918 – PALAZZO ROBERTI, QUELLE “CENTO CAMERE” NEL CUORE DI MOLAUna piazza quasi vuota, un carro trainato da un cavallo c...
06/09/2026

1918 – PALAZZO ROBERTI, QUELLE “CENTO CAMERE” NEL CUORE DI MOLA

Una piazza quasi vuota, un carro trainato da un cavallo che attraversa lentamente la scena e, davanti all'obiettivo, l'imponente Palazzo Roberti.

Siamo nel 1918 e questa fotografia ci restituisce una Mola che sembra lontanissima dalla città che conosciamo oggi.

Palazzo Roberti domina l'immagine con la sua grande facciata, le finestre perfettamente allineate, i balconi e quel maestoso portone centrale. Un edificio che nella memoria popolare veniva chiamato anche “le cento camere”, un'espressione che già da sola bastava ad alimentare la curiosità dei ragazzi e i racconti tramandati dagli adulti.

Ma guardate tutto ciò che sta intorno.

La piazza appare enorme proprio perché quasi nulla interrompe lo sguardo. Niente automobili, niente file di mezzi parcheggiati, nessuna segnaletica moderna. Soltanto poche figure lontane e quel carro in primo piano che sembra raccontare, meglio di qualsiasi libro, il ritmo della vita di allora.

Immaginiamo per un momento il rumore degli zoccoli, il lento girare delle ruote e le voci che arrivavano dalle case.

Quante persone avranno attraversato quella piazza? Quanti bambini avranno guardato incuriositi quel grande palazzo chiedendosi davvero se al suo interno avesse cento camere?

È proprio qui che una fotografia smette di essere soltanto un'immagine antica e diventa memoria.

Perché Palazzo Roberti è ancora capace di parlare a Mola, mentre intorno a lui sono cambiate generazioni, abitudini, mezzi di trasporto e modi di vivere la piazza.

Più di un secolo separa i nostri occhi da quel 1918, eppure basta osservare questa fotografia per avere la sensazione che quel carro possa riprendere a muoversi da un momento all'altro.

❤️ E voi avete mai sentito chiamare Palazzo Roberti “le cento camere”? Chi ve lo raccontava? Scrivetecelo nei commenti, perché anche un soprannome tramandato in famiglia può custodire un piccolo pezzo della storia di Mola.

📝 NOTA
I ricordi tramandati oralmente hanno un valore enorme. Se conoscete storie, curiosità o vecchi racconti legati a Palazzo Roberti, condivideteli con noi: saranno altre voci da aggiungere alla memoria del nostro paese.

❤️ Grazie a tutti coloro che continuano a custodire e condividere i ricordi della Mola di un tempo.

1902 – VIA VITTORIO EMANUELE, UNA STRADA CHE RACCONTA UN'ALTRA MOLAGuardatela con attenzione, perché questa fotografia n...
06/09/2026

1902 – VIA VITTORIO EMANUELE, UNA STRADA CHE RACCONTA UN'ALTRA MOLA

Guardatela con attenzione, perché questa fotografia non mostra soltanto Via Vittorio Emanuele: ci porta dentro la vita quotidiana della Mola dei primi anni del Novecento.

Siamo nel 1902. La strada che oggi conosciamo appare quasi irriconoscibile, con il fondo ancora lontano dall'aspetto moderno, le abitazioni affacciate direttamente sulla via, i balconi, qualche carro e poche figure che sembrano perdersi nella profondità dell'immagine.

Al centro della strada una persona cammina tranquilla. Non sappiamo chi fosse, dove stesse andando o quale fosse la sua storia. Eppure, dopo più di un secolo, è ancora lì.

Allora una strada non era soltanto un luogo da attraversare.

Era uno spazio nel quale la vita entrava e usciva dalle porte delle case, dove bastava affacciarsi a un balcone per sapere cosa accadeva nel vicinato, dove passavano carri e lavoratori e dove una voce poteva raggiungere facilmente la casa di fronte.

Via Vittorio Emanuele ha visto passare generazioni di molesi. Bambini diventati adulti, famiglie, commercianti, lavoratori, partenze e ritorni. Ha ascoltato dialetti, richiami dalle finestre, ruote dei carri e passi che il tempo ha lentamente cancellato.

Oggi percorriamo la stessa strada in pochi minuti, magari distratti, senza pensare a quante vite siano passate esattamente sotto i nostri piedi.

Ed è forse questo il valore più grande di una fotografia del 1902: ricordarci che i luoghi restano, ma cambiano insieme alle persone che li abitano.

Guardate i palazzi, i balconi, le porte, il fondo stradale e soprattutto quelle piccole figure.

Poi provate a immaginare di poter entrare nella fotografia e camminare per qualche minuto nella Via Vittorio Emanuele di oltre cent'anni fa.

❤️ Che cosa vorreste vedere? Chi vorreste incontrare? E quale ricordo di questa strada conservate voi?

📝 NOTA
Se riconoscete qualche edificio ancora esistente, ricordate un'antica attività della zona o possedete fotografie e racconti legati a Via Vittorio Emanuele, scrivetelo nei commenti. Ogni testimonianza può aggiungere un piccolo tassello alla memoria del nostro paese.

❤️ Grazie a tutti voi che, attraverso ricordi, fotografie e testimonianze, continuate a far parlare la Mola di un tempo.

1895 – SAN DOMENICO, QUANDO LA PIAZZA AVEVA UN ALTRO RESPIROBasta fermarsi qualche secondo davanti a questa fotografia p...
05/09/2026

1895 – SAN DOMENICO, QUANDO LA PIAZZA AVEVA UN ALTRO RESPIRO

Basta fermarsi qualche secondo davanti a questa fotografia per rendersi conto di quanta strada abbia percorso Mola di Bari.

Siamo nel 1895 e davanti ai nostri occhi appare San Domenico in un volto che oggi sembra appartenere quasi a un altro mondo.

La piazza è immensa, aperta, silenziosa. Nessuna automobile, nessun parcheggio, nessuna fretta. A scandire la giornata erano il rumore delle ruote dei carri sulla strada, i passi delle persone e le voci che attraversavano lentamente quello spazio.

In primo piano un grande carro sembra essere stato lasciato lì soltanto per un momento. Poco più avanti se ne intravedono altri. Erano strumenti indispensabili della vita quotidiana: servivano per trasportare merci, prodotti della terra e tutto ciò che permetteva al paese di lavorare e andare avanti.

Poi lo sguardo inevitabilmente raggiunge San Domenico.

La chiesa domina la scena e sembra vegliare sulla piazza, sulle poche figure umane e su quella Mola che alla fine dell'Ottocento viveva secondo ritmi che oggi facciamo persino fatica a immaginare.

E proprio quelle piccole sagome rendono questa fotografia straordinariamente viva.

Chi erano quelle persone?

Dove stavano andando?

Chi guidava quei carri?

Qualcuno forse stava tornando dal lavoro, qualcun altro si era fermato a parlare. Gesti normalissimi per loro, diventati dopo più di un secolo frammenti preziosi della nostra storia.

È questo il piccolo miracolo delle vecchie fotografie: chi venne immortalato quel giorno probabilmente non avrebbe mai immaginato che, oltre centotrent'anni dopo, qualcuno avrebbe osservato ancora quella piazza cercando con gli occhi una Mola ormai scomparsa.

Oggi San Domenico è ancora lì, ma tutto intorno la città ha cambiato volto. Sono cambiati i mezzi di trasporto, le strade, gli edifici, le abitudini e soprattutto il ritmo delle nostre giornate.

Eppure, guardando questa immagine, per qualche istante sembra quasi di poter attraversare quella piazza.

❤️ Provate a guardarla bene e poi chiudete gli occhi: quale rumore immaginate nella San Domenico del 1895?

📝 NOTA
Ogni vecchia fotografia custodisce particolari che possono aiutarci a ricostruire la storia di Mola. Se riconoscete elementi della piazza, ricordate racconti tramandati dai vostri nonni o avete altre immagini di San Domenico, condividete i vostri ricordi nei commenti.

❤️ Grazie a tutti coloro che continuano ad accompagnarci in questo viaggio nella memoria di Mola di Bari.

❤️ VITTORIO SUGLIA, UNA VITA DEDICATA ALLO SPORT E ALLA SUA MOLASfogliare le pagine della memoria significa, qualche vol...
05/09/2026

❤️ VITTORIO SUGLIA, UNA VITA DEDICATA ALLO SPORT E ALLA SUA MOLA

Sfogliare le pagine della memoria significa, qualche volta, incontrare uomini la cui storia merita di essere raccontata nuovamente. Vittorio Suglia è uno di quei nomi che appartengono alla storia sportiva molese.

Nato il 22 maggio 1921, Vittorio attraversò il mondo del calcio ricoprendo ruoli diversi: calciatore, arbitro, giornalista, allenatore e dirigente. Una passione che non rimase confinata al rettangolo di gioco, ma lo accompagnò per buona parte della sua vita.

Dopo gli studi al Liceo Classico “D. Morea” di Conversano, si iscrisse alla facoltà di Medicina dell'Università di Bari, percorso successivamente interrotto dal secondo conflitto mondiale, durante il quale fu chiamato alle armi e destinato all'Africa Settentrionale.

Terminata la guerra, il pallone tornò a occupare un posto importante nella sua vita.

Giocò nella Pro Polignano, nell'Audace Monopoli, nell'U.S. Noci e nella S.S. Diaz di Bisceglie. Proprio con quest'ultima arrivarono risultati importanti: la promozione in Prima Divisione e la Coppa Puglia 1946/47. Con il Monopoli conquistò invece la promozione in Serie C.

Ma Vittorio Suglia non volle soltanto giocare.

Nel 1948 frequentò il corso regionale pugliese per allenatori e, negli anni successivi, mise la propria esperienza a disposizione di numerose squadre, allenando realtà come Mola, Bitetto, Noicattaro, Noci, Ostuni e Conversano, oltre a guidare anche le formazioni giovanili.

La sua storia professionale si intrecciò poi con il lavoro presso la IV ZAT di Bari, nell'ambito dell'aeronautica, dove mise a disposizione competenza ed esperienza fino al pensionamento.

E ancora una volta lo sport tornò a chiamarlo.

Assunse la presidenza della Jigoro Kano, società di judo molese fondata da Tonino Castellana, Angelo Gassi e Sebastiano Roca, continuando così a offrire il proprio contributo alla vita sportiva della comunità. Un impegno riconosciuto anche dalla FIGC, che gli conferì una medaglia d'oro per i meriti acquisiti durante la sua lunga carriera.

Vittorio Suglia si spense il 25 maggio 2008, pochi giorni dopo aver compiuto 87 anni.

Oggi, però, quello che rimane non è soltanto un elenco di squadre, campionati e risultati.

Rimane la storia di un molese che attraversò epoche profondamente diverse, conobbe la guerra, tornò alla vita civile, lavorò, costruì una famiglia e continuò a coltivare quella passione per lo sport che aveva accompagnato la sua giovinezza.

❤️ Ringraziamo sentitamente il nipote, Vittorio Suglia, per averci inviato questo prezioso documento e per aver condiviso con “C’era una volta Mola di Bari” la memoria di suo nonno, permettendoci di riportare alla luce una pagina della storia sportiva del nostro paese.

Un ringraziamento va anche a Sebastiano Roca, autore del “Ritratto di Vittorio Suglia”, dal quale sono tratte le informazioni che ci hanno permesso di ricostruire questo racconto.

📝 NOTA
Se avete conosciuto Vittorio Suglia, se lo ricordate sui campi di calcio o custodite fotografie, aneddoti e ricordi legati alla sua vita sportiva, raccontateli nei commenti. La memoria di Mola diventa ancora più preziosa quando tante piccole testimonianze si incontrano.

LORETO E IL PORTO: QUANDO MOLA VIVEVA AL RITMO DEL MAREGuardare questa fotografia significa affacciarsi su una Mola lont...
05/09/2026

LORETO E IL PORTO: QUANDO MOLA VIVEVA AL RITMO DEL MARE

Guardare questa fotografia significa affacciarsi su una Mola lontana, quasi sospesa nel tempo.

In primo piano il porto, le imbarcazioni, le vele, il fumo che sale verso il cielo e quella vita quotidiana che ruotava attorno al mare. Sullo sfondo, invece, Loreto, con il suo campanile che svetta sopra ogni cosa, come un punto fermo per chi partiva e per chi tornava.

Il mare non rappresentava soltanto il paesaggio. Era lavoro, sacrificio, speranza. Ogni partenza portava con sé l'incertezza del ritorno, ogni barca che rientrava significava famiglie che aspettavano, mani pronte a scaricare il pescato, voci che si rincorrevano sulla banchina.

E mentre il porto respirava, Loreto osservava.

Chissà quanti pescatori avranno alzato gli occhi verso quel campanile prima di prendere il largo. Chissà quante madri e quante mogli avranno guardato il mare aspettando di riconoscere, tra le altre, proprio quella barca che stavano aspettando.

Oggi il porto è cambiato, sono cambiate le barche, il lavoro, le abitudini e persino il modo di vivere il mare. Eppure basta questa vecchia fotografia per accorciare improvvisamente la distanza fra ieri e oggi.

Perché un paese non vive soltanto nelle sue strade e nei suoi edifici. Vive nella memoria delle persone.

❤️ E voi, guardando questa immagine, quale ricordo avete della vecchia zona di Loreto e del porto? Raccontatecelo nei commenti: magari un vostro ricordo riuscirà a dare nuovamente voce a qualcuno di quei giorni lontani.

📝 NOTA
Le fotografie del passato rappresentano una preziosa testimonianza della memoria collettiva. Condividerle significa custodire una parte della storia di Mola e consegnarla alle generazioni che verranno.

❤️ Grazie a tutti coloro che, attraverso fotografie, testimonianze e ricordi, continuano ad aiutarci a mantenere viva la memoria di Mola di Bari.

MASSERIA PEPE – TRA LE PIETRE, LA MEMORIA DELLA CAMPAGNA MOLESENelle campagne di Mola di Bari, in Contrada Pepe, una vec...
04/09/2026

MASSERIA PEPE – TRA LE PIETRE, LA MEMORIA DELLA CAMPAGNA MOLESE

Nelle campagne di Mola di Bari, in Contrada Pepe, una vecchia masseria conserva tra le sue mura il racconto di un mondo profondamente legato alla terra.

È Masseria Pepe, risalente al XVIII secolo, immersa in un territorio caratterizzato dalla macchia mediterranea e dalla presenza di alberi di carrubo e di ulivo.

La fotografia ci restituisce una costruzione imponente e affascinante. La masseria era organizzata in un unico corpo di fabbrica ed era una delle masserie fortificate di tipo residenziale del nostro agro.

A colpire immediatamente sono le due scalinate, quasi simmetriche, che accompagnavano verso il piano superiore e il loggiato. Dietro quelle aperture si sviluppavano gli ambienti della residenza: un salone centrale, la cucina con camino e forno, le terrazze e gli spazi destinati alla vita quotidiana.

Al piano inferiore trovavano posto gli ambienti della servitù e un locale probabilmente utilizzato come deposito. Persino una botola permetteva, in caso di necessità, un accesso diretto al piano padronale.

Ma proviamo per un momento a dimenticare l'architettura e guardiamo questa fotografia con gli occhi della memoria.

Quelle scale non erano semplicemente pietra.

Erano passi.

Passi di chi saliva dopo una giornata trascorsa nei campi, di chi portava qualcosa in cucina, di chi lavorava tra ulivi e carrubi, di bambini che forse correvano nel cortile e di famiglie che vedevano cambiare le stagioni attraverso quelle finestre.

❤️ Le masserie dell'agro molese sono pagine di un grande libro scritto nella pietra. Alcune pagine le conosciamo, altre aspettano ancora la voce di qualcuno che possa raccontarle.

E allora chiediamo proprio a voi:

Ricordate Masseria Pepe? Qualcuno della vostra famiglia vi ha lavorato o frequentato queste campagne? Conservate un episodio, un nome o un racconto legato a questo luogo?

Raccontatecelo nei commenti. Anche un piccolo ricordo può aiutarci a ricostruire un pezzo della nostra Mola.

NOTA: Le informazioni storiche e architettoniche riportate sono tratte dalla documentazione che accompagna la fotografia. I ricordi e le testimonianze dei lettori potranno arricchire ulteriormente la storia di Masseria Pepe.

MASSERIA ROBERTI – UNA SENTINELLA NELLA CAMPAGNA MOLESELontano dal rumore del paese, lungo la strada provinciale che col...
04/09/2026

MASSERIA ROBERTI – UNA SENTINELLA NELLA CAMPAGNA MOLESE

Lontano dal rumore del paese, lungo la strada provinciale che collega Mola di Bari a Conversano, la campagna custodisce una delle testimonianze della nostra storia rurale: Masseria Roberti, in contrada Torre delle Mule.

Questa immagine ci riporta indietro nel tempo, davanti a un edificio che non era soltanto una costruzione agricola. La masseria rappresentava un piccolo mondo, legato alla terra, al lavoro e alle giornate scandite dal sole e dalle stagioni.

La documentazione che accompagna la fotografia la fa risalire al XVIII secolo e ne sottolinea alcuni particolari architettonici davvero interessanti: la grande scalinata esterna che conduceva al piano padronale, le decorazioni intorno alle aperture del secondo livello e le numerose feritoie, utilizzate per la difesa dell'edificio.

Guardandola oggi attraverso questa vecchia fotografia viene spontaneo immaginare quante vite siano passate davanti a quelle mura. Contadini che partivano quando il cielo era ancora scuro, carri che percorrevano lentamente le strade di campagna, animali, raccolti, voci e famiglie per le quali quella terra significava lavoro, sacrificio e futuro.

E poi quella scala...

Chissà quante persone l'avranno salita e discesa. Quanti passi avrà ascoltato quella pietra, quante partenze e quanti ritorni avrà visto.

❤️ Una masseria non racconta soltanto l'architettura di un'epoca: racconta le persone che l'hanno abitata e la terra che ha dato loro da vivere.

Ora chiediamo ai nostri amici molesi di aiutarci a far parlare ancora questa fotografia.

Qualcuno ricorda Masseria Roberti?
Qualcuno della vostra famiglia ha lavorato in questa zona oppure conserva racconti legati alla masseria e a contrada Torre delle Mule?

Scrivetelo nei commenti. A volte basta un cognome, un ricordo dei nonni o una piccola storia familiare per restituire una voce a un luogo rimasto in silenzio per tanti anni.

NOTA: Le informazioni storiche e architettoniche riportate nel post sono tratte dalla documentazione visibile nell'immagine originale. Eventuali testimonianze dei lettori saranno preziose per arricchire la memoria del luogo.

IPOGEO DI PIAZZA RISORGIMENTO – LA MOLA NASCOSTA SOTTO I NOSTRI PIEDIQuante volte abbiamo attraversato Piazza Risorgimen...
04/09/2026

IPOGEO DI PIAZZA RISORGIMENTO – LA MOLA NASCOSTA SOTTO I NOSTRI PIEDI

Quante volte abbiamo attraversato Piazza Risorgimento senza immaginare che, sotto i nostri passi, un’altra Mola custodisse silenziosamente le proprie tracce?

Queste fotografie ci conducono proprio lì, nel sottosuolo, all’interno dell’Ipogeo di Piazza Risorgimento.

Muri di pietra, piccoli ambienti, aperture scavate nel tempo, terra e macerie. A prima vista potrebbero sembrare soltanto spazi abbandonati, eppure fotografie come queste possiedono un valore particolare: permettono ai nostri occhi di entrare in luoghi che moltissimi molesi non hanno mai avuto occasione di vedere.

Ed è affascinante pensare alla vita che continua qualche metro più sopra. Le persone camminano, parlano, attraversano la piazza, tornano a casa, mentre sotto rimane immobile una parte nascosta del paese.

È quasi come se Mola avesse due memorie: quella alla luce del sole, fatta di strade, case, piazze e mare, e quella sotterranea, più misteriosa, rimasta per anni lontana dagli sguardi.

Guardate attentamente queste immagini.

Forse qualcuno ricorderà quando si parlava dell'ipogeo, qualcuno potrebbe averlo visitato o conoscere racconti tramandati dai genitori e dai nonni.

❤️ Ed è proprio a voi che chiediamo di aiutarci a ricostruirne la memoria.
Cosa ricordate dell’Ipogeo di Piazza Risorgimento? Avete mai avuto la possibilità di entrarci? Conoscete qualche storia legata a questo luogo?

Raccontatecela nei commenti. Ogni testimonianza può diventare un altro piccolo pezzo della grande memoria di Mola di Bari.

NOTA: Le informazioni e i ricordi eventualmente condivisi nei commenti potranno aiutarci ad approfondire la storia di questo luogo, distinguendo le testimonianze popolari dalle informazioni storicamente documentate.

MASSERIA NETTI: QUANDO LA CAMPAGNA ERA UN MONDO DA VIVERE ❤️Una strada sterrata, qualche muretto di pietra, gli alberi, ...
03/09/2026

MASSERIA NETTI: QUANDO LA CAMPAGNA ERA UN MONDO DA VIVERE ❤️

Una strada sterrata, qualche muretto di pietra, gli alberi, una grande palma che domina il paesaggio e, in fondo, una masseria.

Questa fotografia ci porta nella contrada La Ca****la, davanti alla Masseria Netti, e basta osservarla attentamente per comprendere quanto fosse diverso il paesaggio rurale che circondava Mola di Bari.

Non guardiamo soltanto un edificio.

Guardiamo una maniera di vivere.

Le masserie rappresentavano punti fondamentali della vita nelle campagne. Intorno alla terra ruotavano il lavoro, le stagioni, i raccolti, gli animali e soprattutto le famiglie che trascorrevano buona parte delle proprie giornate seguendo i ritmi della natura.

La mattina iniziava presto.

Molto prima che il sole diventasse forte, la campagna aveva già le sue voci: passi sulla terra, attrezzi da preparare, uomini diretti nei campi e lavori che cambiavano a seconda del periodo dell'anno.

Osservate la fotografia.

La strada che conduce all'ingresso non ha nulla di monumentale. E forse proprio per questo è bellissima.

Sembra quasi invitarci a percorrerla.

Passando idealmente attraverso quel portone potremmo immaginare un'altra Mola, quella che viveva oltre le strade del paese, disseminata nelle contrade e legata profondamente alla propria terra.

Una Mola fatta anche di mani segnate dal lavoro, di giornate trascorse sotto il sole, di raccolti attesi per mesi e di conoscenze che non si imparavano sui libri, ma venivano tramandate guardando lavorare chi era venuto prima.

Perfino quella grande palma sulla sinistra diventa una presenza.

Chissà quante persone le saranno passate accanto.

Chissà quanti lavoratori avranno percorso quella strada e quante volte quel portone si sarà aperto all'inizio di una giornata per richiudersi quando il lavoro era terminato.

Ed è questo che rende preziose fotografie come questa.

Un edificio può raccontare molto più delle sue mura.

Può raccontare il lavoro, le famiglie, la campagna e un pezzo dell'economia rurale di un territorio.

Oggi qualcuno potrebbe passare davanti a una vecchia masseria senza fermarsi.

Una fotografia, invece, ci obbliga quasi a rallentare.

E allora quella strada sterrata torna ad avere passi, quel portone torna ad avere persone e la campagna, almeno per qualche minuto, torna ad avere una voce. ❤️

📜 NOTA

L'immagine è indicata come Masseria Netti, contrada La Ca****la. Vorremmo approfittare proprio della memoria dei nostri amici per ricostruirne meglio la storia.

Qualcuno ricorda questa masseria? Chi erano i Netti? Qualcuno della vostra famiglia vi ha lavorato o frequentava questa contrada? Sapete raccontarci come appariva questa zona tanti anni fa?

Scrivetelo nei commenti. Anche un piccolo ricordo, un soprannome o il nome di una famiglia può diventare prezioso per ricostruire la storia della Mola rurale.

C'era una volta Mola di Bari…
e una parte della sua storia cresceva silenziosamente tra la terra, le pietre e le nostre campagne. 🌿❤️

****la

Indirizzo

Mola Di Bari
70042

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