21/03/2022
Nawrūz.
Ieri era il capodanno persiano, gioiosa festa per il popolo che abita all’incirca il territorio dell’Iran.
Come lo so? Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non l’ho appreso da un articolo di qualche giornaletto o tiggì mainstream, che vuole riempire i propri spazi editoriali, né dall’internet. La forza dell’intrattenere relazioni con persone di culture e nazionalità diverse, fortunatamente, si dimostra ancora una volta valida per accrescere il proprio bagaglio culturale: un amico nativo persiano mi ha parlato ieri, giorno della ricorrenza, di questa festa rilevante per lui e i suoi conterranei. E siccome oggi è il primo giorno di primavera, mi è venuto naturale domandargli se l’essere a ridosso fosse una coincidenza o meno. Ebbene si: il capodanno persiano, in lingua “nowruz” che significa “nuovo giorno”, simboleggia la rinascita e la guarigione peculiarmente collegate alla stagione fra l’inverno e l’estate, in cui i campi tornano fertili e la natura si risveglia. È una festa molto antica, profondamente radicata nella società iraniana, e nel 2009 è stata riconosciuta patrimonio culturale intangibile dell’umanità dall’Unesco.
Abbino l’aneddoto, che con piacere ho narrato, a questa foto che “guarda avanti”, verso l’orizzonte della bella stagione, per cercare qualcosa che solo lo spettatore sa, e dà per un momento le sp***e al vissuto 💐