📷Dal 2 al 30 novembre l’area espositiva della biblioteca Bassani (via Grosoli 42 a Barco) ospiterà la mostra fotografica “Un altro tempo un altro luogo” del poeta visuale Gian Franco Ganzaroli.
La nuova mostra fotografica di Gianfranco Ganzaroli, verte su sentieri nascosti, nuovi territori, non ancora esplorati, o forse esplorati talmente tanto da non sembrare neppure che possano portare da qualche parte.
“Un altro tempo” questo, dove le lancette non si rincorrono, ma si fermano, riprendono, e perché no, vanno all’indietro, in un presente/passato/futuro, ancora da definire nel suo essere. Un tempo sospeso nel limbo, come una ragnatela di ricordi impauriti, che si rimescolano tra loro tra le mille cromature del grigio di ‘inferno b/n’, dove ‘l’altro luogo’ ora prende forma, nella psiche della persona mascherata che non riesce a strapparsela di dosso, divenendo infine parte integrante di essa, come un’eterna bugia teatrale. Altri luoghi e altri tempi, che forse non sono umani, o vanno al di là dell’umano, divenendo qualcosa di inafferrabile, ma terribilmente concreto, in un concetto di spazio-tempo, che esula dalle normali leggi della fisica, ma che rientrano nella pienezza delle poesie visuali di Gianfranco Ganzaroli.
Da estense.com di ven 1 Nov 2013
6 marzo 2017
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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
La mia passione per la fotografia e nata quasi per caso nell’ormai lontano 1986 .
Sono rimasto per anni bloccato nell’esprimere ciò che avevo dentro: pittura e scrittura non riuscivano a darmi soddisfazione.
Poi un giorno decisi di comprare la mia prima reflex e da li è iniziato un viaggio che tutt’oggi è ben lungi dall’essere finito.
Devo dire però che l’aver abitato per 30 anni dentro il Palazzo dei Diamanti a Ferrara (mio padre ne era il custode) mi ha aiutato a formarmi una cultura e gusto artistico.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Se parliamo di fotografi: Robert Capa, Henry Cartier Bresson, Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli e svariati altri.
Per quanto riguarda i pittori si parla di: Leonor Fini e buona parte del movimento surrealista, Emilio Vedova, Giorgio De Chirico; e anche diversi scultori tra cui Emilio Greco.
Diciamo pure che ho avuto la fortuna di avere due maestri di fotografia qui a Ferrara che mi hanno aiutato ad affinare il “gusto” e la tecnica e mi hanno “nutrito” con le loro opere.
Cosa cerchi attraverso l’arte?
Cerco di esprimere la mia visione di ciò che mi circonda e che ho dentro, in definitiva di migliorare e di dare questa ricchezza anche ad altri.
Sia con le immagini che con i titoli, ispirandomi per questi ultimi alla poesia giapponese Haiku.
E se tutto questo ha anche un ritorno in denaro ben venga ma non è il mio fine ultimo.
Molte persone che acquistano le mie fotografie lo fanno per portarsi a casa un’ emozione, un po’ di magia da poter rivivere ogni volta che le guardano.
Io penso che far arte solo ed esclusivamente per vendere con l’andare del tempo rende sterili a livello artistico.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
La mia ricerca è mutata con gli anni e si è affinata; ora come ora cerco con una fotografia di raccontare una storia, di ” dipingere ” qualcosa che vedo sia attraverso gli occhi, sia attraverso il cuore.
Tutto questo emerge sempre nelle mie fotografie anche quando sono, per cosi dire, commissionate.
Nel linguaggio del bianco e nero ho la mia massima espressione proprio perché e più difficile usarlo bene.
Negli ultimi anni Roberto Guerra, blogger e scrittore ferrarese, ha accostato il mio lavoro al movimento della Poesia Visuale.
Diciamo che la mia ricerca si divide grosso modo in due parti: la poesia visuale in cui catturo un momento, la luce, gli “odori” di un luogo o di una situazione; e una seconda nei ritratti, quasi mai posati per cosi dire, in cui cerco di catturare l’essenza di quella persona, quello che esprime in quel momento.
Qual è il tuo rapporto con il mercato
Vivere di sola fotografia non è facile come dicevo prima, di solito chi compra le mie opere lo fa per portarsi a casa una emozione e questo restringe un po’ il mio mercato.
Per quello che riguarda in generale il mercato della fotografia, secondo me, negli ultimi anni si e assistito ad una massificazione ed a una perdita di qualità.
Mi spiego meglio: con l’avvento del digitale, sia reflex e similari che smartphone, si è avuto un aumento delle fotografie disponibili (soprattutto in rete) ed a un fortissimo calo della qualità.
Molti pensano che la macchina fotografica faccia il fotografo, cosa che non è.
In tempi dove tutto deve essere pronto in poco tempo e con poca spesa porta inevitabilmente ad un calo delle immagini di qualità: non parlo di tecnica, parlo di contenuti.
Non voglio fare polemica, ognuno ha il diritto di fotografare i propri momenti della vita, ma da qui a spacciarli come arte il passo è lungo.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Di munirsi di tanta pazienza e di non cedere alle lusinghe del mercato, del tipo se fai cosi guadagni di più e di essere sempre fedeli a se stessi, di mettersi sempre in discussione; avere rapporti continui con altri artisti e non ultimo di cercarsi un buon maestro, indispensabile anche a livello spirituale perché se non si nutre l’anima non si nutre la propria arte e si rischia di diventare solo dei mestieranti.
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Profilo facebook: https://www.facebook.com/gianfranco.ganzaroli?fref=ts
Francesco Cogoni.
http://www.cagliariartmagazine.it
Ganzaroli e la ricerca del sé alla Bassani
12 Nov
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La nuova mostra fotografica di Gianfranco Ganzaroli, “Un altro tempo un altro luogo”, è visitabile fino al 30 novembre alla Biblioteca Comunale Bassani in via G. Grosoli, 42. Un’odissea personale, un viaggio nel tempo, quello del ricordo, non lineare ma irrazionale, come quello del sogno. Un percorso, dunque, che pone al centro la persona, il suo volto, che cerca di cogliere il proprio sé trasfigurandolo. Si parte dai punti di riferimento del “pellegrino interiore”: il dove, il quando, il cosa. La “scultura naturale” che con la sua luce indica la via da seguire (“L’albero a guardia dei sogni”), il tempo a-temporale (“Un altro tempo, un altro luogo”) del sogno, l’atavico ricordo della nostra natura (“La fata del bosco”). Il percorso ripercorre le tappe dell’ “Inferno”, nell’inquietudine, nella solitudine e nello smarrimento (“Un fantasma dal palcoscenico”, “Marinaio a terra”, ad esempio). Un percorso lungo e tortuoso, una ricerca di sé nel profondo per riscoprire le proprie radici (“L’uomo dei boschi”), l’unità del proprio sé, la propria identità. La casa, dunque, come rifugio, simbolo di unità. Ritrovato il proprio luogo, la propria origine (“Tornando a casa”), il viaggio può rincominciare, ma ora “La fuga” finale non è più da sé stessi, ma dentro una prospettiva ben precisa di autorealizzazione.
L’esposizione è ad ingresso gratuito negli orari di apertura della Biblioteca Bassani (martedì e sabato dalle 9 alle 13, martedì, mercoledì e giovedì dalle 15 alle 18.30).
Andrea Musacci
Pubblicato su la Nuova Ferrara il 12 novembre 2013
‘Scatti Sparsi’: il percorso di un’anima
Diversamente da quanto lascerebbe supporre il nome, la personale ‘Scatti Sparsi’ di Gianfranco Ganzarol (Enoteca Al Brindisi – 27.2/31.3.2010) non rappresenta un insieme di immagini disaggregate bensì un percorso di vita chiaro e ben delineato, condiviso da molte persone, nel quale non è insolito riconoscersi.
Il primo scatto, ‘La fede perduta’, raffigura un oratorio in stato di abbandono; al di là di essa, appare palese l’associazione a qualcosa di prezioso che, come sempre succede nella vita e proprio per ciò che essa è, si è perduto...e di cui si avverte fortemente, spesso dolorosamente, l’assenza; nell’immagine la perdita, la desolazione che ne conseguono, il sentimento di abbandono e decadenza appaiono evidenti ed avvolgono chi osserva immergendolo subitaneamente nell’atmosfera che la personale intende trasmettere.
‘Appunti’, la seconda immagine, fa riferimento al passaggio immediatamente successivo alla perdita, cioè al bisogno di esaminare la situazione in cui ci si è venuti a trovare: ti**re le somme della propria vita è il primo passo, in quanto il cammino verso la rinascita non può iniziare senza una presa di coscienza su ciò che si è vissuto e si sta vivendo.
La ricerca conduce ad un percorso spirituale, che per molti si traduce nella fede religiosa, qui rappresentata con ‘Devozione’, che comunica il senso di solitudine, di freddo interiore provato da chi avverte un forte bisogno di conforto; in questa immagine molto ben espressi con la ricchezza di particolari e la nitidezza dei contorni ben delineati e del contrasto.
Il freddo permane, anzi viene ancor più vigorosamente raffigurato, in ‘Se così non fosse...’, un chiaro riferimento allo stato di abbandono, di esposizione ai colpi inferti dall’esistenza, qui benissimo rappresentati dalla neve che quasi riempie il campo visivo.
Ne ‘La bambina ai confini del tempo’ si riconosce la scelta del ritorno in sè stessi, la ricerca delle proprie parti originarie ancora integre, quelle parti che restano sempre dentro di noi come fonte di nuova energia per condurci alla rinascita; che qui passa dapprima attraverso la comunicazione di ‘Parole sparse’, dove l’anima si libera di ogni residuo esponendolo agli sguardi del mondo – e nel contempo ricerca un nuovo obiettivo, un nuovo fine, un’altra ragione al proprio esistere – in un contesto che, però, non consente una comunicazione reale, in quanto filtrata dal vetro e da questo privata della possibilità del contatto reale.
Segue poi ‘Ascolta: si fa sera’, dove oltre al passaggio obbligato attraverso l’accettazione, quasi la rassegnazione, filtra un messaggio di speranza: la sera qui rappresentata non è, infatti, priva di luci; è anzi dipinta con l’ordine, la consueta linearità delle immagini con le quali l’autore, attraverso la nitidezza dei contorni, la loro definizione e gli accostamenti dei diversi toni di grigio riesce trasmettere un forte messaggio di positività, che esplode con forza in ‘Con tutto me stesso’. Qui infatti la ricerca interiore ha avuto l’esito sperato – e decisamente fortunato – di consentire il contatto con un’immagine di sè ridente e solare, quel lato maschile altamente positivo che costituisce uno dei muri portanti della personalità, un lato senza il quale molti percorsi non trovano, purtroppo, una conclusione adeguata.
Il ritrovamento del maschile solare non costituisce in sè stesso una garanzia di successo, il cammino come ben si sa non è giunto al termine e lo vediamo in ‘Pensieri’, che rappresenta efficacemente le incertezze, le esitazioni ed anche i momenti di solitudine che ancora costellano il percorso del ‘Seeker’, di colui che compie la ricerca: che talvolta – o spesso – ancora vive attimi di instabilità, dubbio o vera e propria sofferenza.
In questo momento interviene la saggezza interiore – qui, con un acuto senso di ironia che alleggerisce l’intensità altrimenti molto forte di questo racconto in chiave fotografica, rappresentato in maniera insolita e piuttosto informale: ‘Solo tra un pò!’ descrive infatti il bisogno di stabilire, anche in uno stile del tutto personale, propri limiti e propri tempi per il completamento del percorso interiore....più ancora, un riappropriarsi della facoltà di decidere, per sè stessi, il quando ed il come.
Seguire queste poche istruzioni, qui semplicemente ma efficacemente fornite attraverso immagini fotografiche, non può rappresentare un rischio: ed ecco che, infatti, ‘It’s my life’ dipinge un lato femminile che è tutto leggerezza e ariosità; compagna ideale per un maschile così solare come quello prima descritto perchè anche qui la nitida distinzione tra i toni chiari e quelli scuri rivela la forte presenza solare. Abbiamo così completato gli aspetti maschile e femminile della psiche umana, della persona...e come in un’immagine alchemica, questa mostra può rappresentare un aiuto, un incoraggiamento per tutti coloro che stanno attraversando momenti analoghi.
A conclusione di una ricerca così densa di turbamenti emotivi, di questo percorso – assai faticoso – comune a moltissime vite, l’autore ci regala, con la ricchezza di particolari che lo contraddistingue, nella quale si può rilevare la voluta accuratezza, quasi un lieve autocompiacimento pittorico, l’ultima immagine in mostra.
Questa dipinge a chi osserva l’approdo della nave: non necessariamente un punto di arresto o la fine del viaggio, forse solo una sosta prima di un nuovo inizio, ma certamente una pausa necessaria, quasi dovuta, per una migliore consapevolezza. Il raggiungimento dell’obiettivo che forse, nel proprio immaginario, l’autore rivela credere il migliore fra tutti: ‘Quiete’.
Annalisa Vannini
La nuova mostra fotografica di Gianfranco Ganzaroli, verte su sentieri nascosti, nuovi territori, non ancora esplorati, o forse esplorati talmente tanto da non sembrare neppure che possano portare da qualche parte.
"Un altro tempo" questo, dove le lancette non si rincorrono, ma si fermano, riprendono, e perché no, vanno all'indietro, in un presente/passato/futuro, ancora da definire nel suo essere.
Un tempo sospeso nel limbo, come una ragnatela di ricordi impauriti, che si rimescolano tra loro tra le mille cromature del grigio di "inferno b/n", dove "l'altro luogo" ora prende forma, nella psiche della persona mascherata che non riesce a strapparsela di dosso, divenendo infine parte integrante di essa, come un'eterna bugia teatrale.
Altri luoghi e altri tempi, che forse non sono umani, o vanno al di là dell'umano, divenendo qualcosa di inafferrabile, ma terribilmente concreto, in un concetto di spazio-tempo, che esula dalle normali leggi della fisica, ma che rientrano nella pienezza delle poesie visuali di Gianfranco Ganzaroli.
Sands from mars