Roberto Bordino Photography

Roberto Bordino Photography - V I S I O N I F O T O G R A F I C H E -

Osservo il mondo con occhi diversi, e da prospettive differenti. Ciò induce a una continua ricerca.

A soffermarsi, ma soprattutto a saper andare oltre.

Carnevale dei bambini - Cuneo 2025
03/03/2025

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09/06/2019
Grazie ancora di cuore Vittoria Fenati Vittoria Fenati Morace Photography
01/06/2019

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Roberto Bordino Photography Roberto Bordino

LSP - Little side of photography : Diane ArbusOggi parliamo di Diane Arbus, la fotografa che è entrata in punta di piedi...
17/04/2019

LSP - Little side of photography : Diane Arbus

Oggi parliamo di Diane Arbus, la fotografa che è entrata in punta di piedi ai margini della società americana.

Diane Arbus nasce nel 1923 a New York, da una famiglia ebrea molto ricca. Sin da piccola ha una spiccata passione per l’arte. Trascorre la sua infanzia chiusa in un clima di irrealtà. Cosi protetta che nessuna contrarietà, le poteva accadere. La sua infanzia influenzerà notevolmente le sue reazioni, il desiderio di emozioni e la sua continua esistenziale nel corso degli anni. Cosa che la influenzerà anche fotograficamente.

Ad appena 18 anni sposa Allen Arbus, con il quale inizierà la sua attività fotografica.
Appena ventenne , agli inizi degli anni 40, insieme al marito apre uno studio fotografico.

Diane avverte subito l’esigenza di consolidare la sua formazione. Decide cosi di studiare fotografia con Brodovitch e Lisette Model, fotografa già nota per le sue immagini estreme in termini di contenuto.

Scopre l’Hubert’s Museum, un baraccone dove si esibiscono quei personaggi bizzarri che la società del tempo chiama “Freaks”.
La sua ricerca si colloca su un piano diverso da quello che propone la fotografia professionale. Con l’antitesi della mostra The Family of Man riesce a rendere mostruosa la banalità del quotidiano e allo stesso tempo, rendere banale e inusuale la diversità.

Un mondo ai margini della società che Diane fotografa nella più assoluta normalità, in profondo contrasto con la classe media banale e crudele.

Stabilisce dei rapporti con le persone che ritrae, come con Cha cha cha, l’uomo messicano affetto da nanismo che sarà ritratto più volte dalla Arbus. Questo approccio renderà le sue fotografie di difficile interpretazione.

Guardando le sue immagini è l’osservatore che deve stabilire il rapporto con il soggetto che, nel lavoro di Diane Arbus, sembra perfettamente a suo agio con la sua condizione. Un’accettazione serena che mette in difficoltà chi non è abituato a rapportarsi con queste realtà.

Il suo modo di fotografare diventa un manifesto della diversità e contro le discriminazioni.
Soprannominata “la fotografa dei mostri”, cosa che le porterà qualche problema con i lavori su commissione.
Ma la sua visione sugli stati Uniti è decisamente in anticipo sui tempi. Lei non denuncia, bensì fa osservare, lì dove tutto è apparentemente normale.

Sono gli anni della Beat Generation, a cui Diane guarda con interesse, tramite le immagini di Robert Frank in American on the road, girato insieme a Jack Kerouac.

Nel 1963 vince la sua prima borsa di studio della Guggenheim. In questi anni è a stretto contatto con Richard Avedon. Qualche anno dopo, Diane tiene un corso di fotografia alla Parson school of design. Ed adotta un metodo diverso, molto pratico, invece di far studiare l'arte sui libri la Arbus porta gli studenti a vedere le opere nei musei.
Grazie al New York Times va in Giamaica, dove fotografa la moda per bambini.

Nel 1967 il MOMA espone trenta sue foto nella mostra New Documents, la mostra riscuote un grande successo, nonostante le foto abbiano un forte impatto sociale.
Diane Arbus è una delle figure più importanti della fotografia del XX secolo. Un punto di riferimento. Un cardine su cui ruotano ancora molte situazioni.

Le ultime immagini realizzate nel 1971, sono le più drammatiche. I soggetti sono giovani affetti dalla sindrome di down, in spiaggia dove ballano e si mascherano.
Alla Biennale di Venezia del 1972 sono esposte le sue immagini, un documento fortissimo e scioccante della contemporaneità, in cui la tecnica fotografica, l’”arma speciale” di cui si serve e il pensiero si fondono alla perfezione.

Per farci comprendere meglio il suo atteggiamento nei confronti della vita, Diane definisce gli aristocratici come i veri mostri. Proprio perché hanno già superato alcune sfide che la vita pone. Persone che hanno già accantonato la paura e l’angoscia per qualcosa di traumatico che potrebbe accadere – quella stessa paura e angoscia che la gente normale continua ad avere – e quindi possono guardare la vita con distacco e leggerezza.

La macchina fotografica allora, non rappresenta tanto il personaggio , ma il suo atteggiamento, rivelando ciò che esso rappresenta. A favorirla è questa misteriosa e sorprendente coincidenza tra, il suo particolare modo di vedere il mondo e l’altra realtà. Quella di tutti i giorni.

LSP - Little side of photography : Horst Paul HorstOggi parliamo di Horst Paul Horst, Lo Sguardo Dell’Eleganza“La moda è...
10/04/2019

LSP - Little side of photography : Horst Paul Horst

Oggi parliamo di Horst Paul Horst, Lo Sguardo Dell’Eleganza
“La moda è un’espressione dei tempi. L’eleganza è un’altra cosa” Horst P. Horst

Horst Paul Horst nasce in Germania nel 1906 da una famiglia benestante.

In giovinezza l’aver conosciuto la ballerina Eva Weidemann risvegliò in lui l’interesse per le arti d’avanguardia, in particolare per il Surrealismo, corrente all’epoca largamente apprezzata dagli animi più sensibili alla questione umana. Fu dopo l’incontro con la Weidemann che Horst decide di dedicare la sua vita all’arte, iscrivendosi all’Accademia delle Arti di Amburgo.

Dopo aver studiato architettura ad Amburgo, stanco dell’ambiente tedesco scrive all’architetto Le Corbusier chiedendogli di lavorare insieme a Parigi. Con immensa sorpresa il celebre architetto accetta e lo inserisce a lavorare nel suo studio. Divenne suo assistente.

Il sodalizio tra i due finisce presto, Horst è deluso dall’approccio intellettuale e troppo pragmatico di Le Corbusier. Cosi grazie al fotografo Hoyningen Huene che lo presenta al direttore di “Vogue America” ottiene il suo posto come fotografo di moda per l’edizione francese della rivista. Da questo momento la carriera di Horst riceve una forte spinta verso il successo. Perfeziona quello stile che lo renderà celebre in tutto il mondo. I suoi ritratti saranno riconosciuti come formali e dall’eleganza calma e distante.

Horst è molto abile a modellare la luce in modo da far risaltare la silhouette lasciando che l’intera composizione scaturisca dall’oscurità senza svelare il suo mistero. E’ abile a perfezionare lo studio come un set teatrale. Ma soprattutto un profondo rispetto per le modelle, sempre immerse in un aura di eleganza in modo da risaltarne la personalità.

La bellezza è il suo ideale principale, che esprime attraverso le immagini. Dedica molta attenzione ai dettagli, quindi alla posizione delle braccia e delle mani. E qui rivela la sua passione per la scultura classica. E’ un creatore di illusioni, attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, riesce a immortalare le cose proprio come vuole lui.

Dà alla bellezza una concezione immortale. Separandola dal tempo e dal superfluo, trasformando l’immagine in invenzione. E quindi in arte. Fissata su pellicola per l’eternità. Questo scostamento netto che si crea tra le sue immagini e la realtà rappresenta il punto cardine del suo lavoro artistico.

Negli anni in cui si trova a Parigi, ha conosciuto e fotografato moltissimi personalità importanti, tra cui Coco Chanel con la quale iniziò un sodalizio artistico durato per piu’ di trent’anni. Frequenta anche esponenti surrealisti come Dalì e Man Ray che sono stati d’ispirazione per molte sue fotografie.

Nel 1932 Janet Flanner, corrispondente americana a Parigi di “The New Yorker”, scrive un importante articolo di recensione delle sue fotografie che attira l’attenzione della casa editrice americana Condé Nast, responsabile della distribuzione dell’edizione americana e francese di “Vogue”.

Horst si divide tra New York e Parigi, finché negli anni quaranta si trasferisce in modo definitivo in America ed inizia a lavorare per “Vogue”. Ormai naturalizzato in America, viene chiamato nell’esercito, ma continua a lavorare fotografando la vita quotidiana del distaccamento a cui viene assegnato.

La collaborazione con “Vogue” dura fino agli anno cinquanta , da quel momento in poi si sente oppresso dalla politica adottata dalla rivista. L’audacia lascia il posto alla sterilità delle immagini. Decide quindi di abbandonare la fotografia di moda e dopo aver viaggiato per tutta l’Europa, si dedica alla pubblicità commerciale. E in seguito alla fotografia d’interni per la rivista “House and Garden”.

Dalla fine del 1970 fino all’inizio del 1980 la moda trova nuova ispirazione nell’estetica drammatica e artefatta dei vecchi anni trenta. I servizi di moda si rilanciano e cosi Horst viene nuovamente richiesto per i suoi servizi fotografici, questo rinnovato interesse verso Horst viene anche espresso dalle gallerie.

Horst e’ diventato un fotografo leggendario, e le sue fotografie sono universalmente riconosciute come sinonimo di eleganza, stile e glamour.

06/04/2019

Buongiorno e buon weekend!
"Il teatro è così infinitamente affascinante perché è così casuale. E’ come la vita."
Il teatro, quale finzione?

LSP - Little side of photography: René BurriOggi parliamo di René Burri:  il fotografo delle visioni”Non ho mai pensato ...
28/03/2019

LSP - Little side of photography: René Burri

Oggi parliamo di René Burri: il fotografo delle visioni
”Non ho mai pensato di voler diventare fotografo” René Burri

René Burri nasce a Zurigo nel 1933, frequenta ala scuola d’arte, ma decide subito di intraprendere la strada del cinema, strada però che in svizzera gli permette di fare poco, cosi deluso dalla cinematografia tenta con la fotografia, spera cosi di coltivare la sua irrefrenabile passione per l’immagine.

Frequenta già da adolescente una scuola di fotografia , senza tralasciare la sua passione di regista cinematografico. Usa la fotografia per portare avanti la sua passione, la sua idea di arte. La scuola riporta a dei nomi importanti, come Alfred Willimann per la fotografia applicata e soprattutto Hans Finsler che diventa uno delle sue guide. Gli insegnerà a trattare la luce, a riordinare il caos della scena e a fissare dei limiti entro cui lavorare con le strutture, la geometria delle ombre, linee e superfici.

Inizia a lavorare come regista e realizza i suoi primi documentari, contemporaneamente inizia ad usare la sua prima macchina fotografica, una Leica.
Da quel momento, le sue immagini avrebbero subito una trasformazione e che quel semplice escamotage, sarebbe diventato l’intero senso della sua esistenza. Inizia a fotografare senza più fermarsi, si appassiona all’arte della fotografia unendo sapientemente il suo sguardo cinematografico.

Nel 1950 René approda a Parigi portando con sé la visione di classe data da Finsler. Siamo nell’epoca d’oro della fotografia umanistica, quell’ambiente ha già forgiato Robert Doisneau, Isiz e René Jacques.
In Francia Henry Cartier Bresson prende il posto di Finsler, diventa il suo maggiore ispiratore e maestro, su Renè avrà però un’ influenza filosofica più che estetica.

Riesce ad apprendere molto velocemente, nel giro di circa 5 anni Werner Bischof lo esorta a presentare i suoi lavori all’agenzia Magnum. Una delle agenzie fotografiche più importanti al mondo.
Decide cosi di mostrare il suo reportage sui bambini sordomuti, quel reportage riesce a incuriosire i dirigenti della Magnum, nel 1955 entra a far parte dell’agenzia, decidono di affidargli dei lavori.

Con Magnum viaggia attraverso l’Europa, il Medio Oriente, il Giappone, la Cina e l’America Latina, dove realizza una serie fotografica sui Gauchos che fu pubblicata dalla rivista Du nel 1959.

Inizia a conoscere e scoprire culture diverse. I suoi viaggi sono tipici di uno straniero senza patria, alla scoperta del mondo e di tutto ciò che offre. Una mente cosi propensa a scoprire gli dà la possibilità di realizzare dei reportage eccezionali che rimarranno per sempre nella storia della fotografia. Si realizza per lui la fusione tra fotografia e viaggi. I suoi lavori vengono pubblicati su molte riviste tra cui Life.

René però non è solo un artista nel campo dei reportage ma anche un grande ritrattista.
In questo periodo René conosce molti esponenti della vita artistica di quel periodo, Picasso, Ingrid Bergman, Che Guevara, Alberto Giacometti ed anche l’architetto Le Corbusier. Stringe amicizia con molte celebrità, le fotografa e la sua carriera raggiunge traguardi che non immaginava neanche.

Nulla è lasciato al caso, le immagini di René sono costruite e riflessive, con forme rigorose e subito chiare. Per lui la fotografia non è un mezzo per fermare sulla pellicola l’istante decisivo di un evento. Secondo il suo modo di concepire il tempo, infatti, non esiste un istante più importante degli altri ma tutti sono fondamentali perché costituiscono i tasselli, apparentemente disuguali, dell’evento completo. Quindi ogni istante diventa una piccola parte di storia che se non ci fosse non racconterebbe bene l’evento.

Cerca cosi di trasferire questo concetto nelle sue immagini e, per questo motivo, è possibile parlare di fotografia costruttiva, la sua arte non tende a distruggere un evento per cercarne l’essenza ma a costruire, all’interno di un solo scatto, ogni singolo istante di quell’evento.

Convinto quindi che non sia l’immobilità la caratteristica più importante dell’immagine bensì la sua capacità di cogliere le trasformazioni e i cambiamenti.
Attraverso le sue immagini e i suoi reportage è possibile avere una chiara visione di tutti gli eventi e gli stravolgimenti che hanno caratterizzato l’epoca moderna. I suoi reportage sono il documento dei cambiamenti passati che hanno costruito le basi della società moderna.

Indirizzo

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