28/03/2019
LSP - Little side of photography: René Burri
Oggi parliamo di René Burri: il fotografo delle visioni
”Non ho mai pensato di voler diventare fotografo” René Burri
René Burri nasce a Zurigo nel 1933, frequenta ala scuola d’arte, ma decide subito di intraprendere la strada del cinema, strada però che in svizzera gli permette di fare poco, cosi deluso dalla cinematografia tenta con la fotografia, spera cosi di coltivare la sua irrefrenabile passione per l’immagine.
Frequenta già da adolescente una scuola di fotografia , senza tralasciare la sua passione di regista cinematografico. Usa la fotografia per portare avanti la sua passione, la sua idea di arte. La scuola riporta a dei nomi importanti, come Alfred Willimann per la fotografia applicata e soprattutto Hans Finsler che diventa uno delle sue guide. Gli insegnerà a trattare la luce, a riordinare il caos della scena e a fissare dei limiti entro cui lavorare con le strutture, la geometria delle ombre, linee e superfici.
Inizia a lavorare come regista e realizza i suoi primi documentari, contemporaneamente inizia ad usare la sua prima macchina fotografica, una Leica.
Da quel momento, le sue immagini avrebbero subito una trasformazione e che quel semplice escamotage, sarebbe diventato l’intero senso della sua esistenza. Inizia a fotografare senza più fermarsi, si appassiona all’arte della fotografia unendo sapientemente il suo sguardo cinematografico.
Nel 1950 René approda a Parigi portando con sé la visione di classe data da Finsler. Siamo nell’epoca d’oro della fotografia umanistica, quell’ambiente ha già forgiato Robert Doisneau, Isiz e René Jacques.
In Francia Henry Cartier Bresson prende il posto di Finsler, diventa il suo maggiore ispiratore e maestro, su Renè avrà però un’ influenza filosofica più che estetica.
Riesce ad apprendere molto velocemente, nel giro di circa 5 anni Werner Bischof lo esorta a presentare i suoi lavori all’agenzia Magnum. Una delle agenzie fotografiche più importanti al mondo.
Decide cosi di mostrare il suo reportage sui bambini sordomuti, quel reportage riesce a incuriosire i dirigenti della Magnum, nel 1955 entra a far parte dell’agenzia, decidono di affidargli dei lavori.
Con Magnum viaggia attraverso l’Europa, il Medio Oriente, il Giappone, la Cina e l’America Latina, dove realizza una serie fotografica sui Gauchos che fu pubblicata dalla rivista Du nel 1959.
Inizia a conoscere e scoprire culture diverse. I suoi viaggi sono tipici di uno straniero senza patria, alla scoperta del mondo e di tutto ciò che offre. Una mente cosi propensa a scoprire gli dà la possibilità di realizzare dei reportage eccezionali che rimarranno per sempre nella storia della fotografia. Si realizza per lui la fusione tra fotografia e viaggi. I suoi lavori vengono pubblicati su molte riviste tra cui Life.
René però non è solo un artista nel campo dei reportage ma anche un grande ritrattista.
In questo periodo René conosce molti esponenti della vita artistica di quel periodo, Picasso, Ingrid Bergman, Che Guevara, Alberto Giacometti ed anche l’architetto Le Corbusier. Stringe amicizia con molte celebrità, le fotografa e la sua carriera raggiunge traguardi che non immaginava neanche.
Nulla è lasciato al caso, le immagini di René sono costruite e riflessive, con forme rigorose e subito chiare. Per lui la fotografia non è un mezzo per fermare sulla pellicola l’istante decisivo di un evento. Secondo il suo modo di concepire il tempo, infatti, non esiste un istante più importante degli altri ma tutti sono fondamentali perché costituiscono i tasselli, apparentemente disuguali, dell’evento completo. Quindi ogni istante diventa una piccola parte di storia che se non ci fosse non racconterebbe bene l’evento.
Cerca cosi di trasferire questo concetto nelle sue immagini e, per questo motivo, è possibile parlare di fotografia costruttiva, la sua arte non tende a distruggere un evento per cercarne l’essenza ma a costruire, all’interno di un solo scatto, ogni singolo istante di quell’evento.
Convinto quindi che non sia l’immobilità la caratteristica più importante dell’immagine bensì la sua capacità di cogliere le trasformazioni e i cambiamenti.
Attraverso le sue immagini e i suoi reportage è possibile avere una chiara visione di tutti gli eventi e gli stravolgimenti che hanno caratterizzato l’epoca moderna. I suoi reportage sono il documento dei cambiamenti passati che hanno costruito le basi della società moderna.