20/08/2019
«Qui a noi tremenda e orribil cosa a un tratto
Davanti agli occhi apparve, e tal che i cuori
D’improvviso terrore sgomentò.
Laocoonte, allora tratto a sorte
Sacerdote a Nettuno, ai sacri altari
Quale vittima scelta un toro offriva.
Ed ecco che da Tendo, per l’acque
Alte e tranquille (inorridisco al dire!)
Due con immense spire orrendi mostri verso la riva tendono i lor petti
Alti tra flutti e le sanguigne creste
Superavano l’onde; il resto, orrendo,
sforzava il mare intorno spumeggiante
il dorso immenso in giri ampi avvolgendo.
S’udiva ovunque alto fragor di schiuma,
e già teneano il lido e, gli occhi ardenti
d’ira e di sangue rutili volgendo,
or qua or là i labbri sibilanti
con la lingua vibratile lambrivano.
Fuggimo eangui alla lor vista, e quelli
Con sicuro cammino dritto volsero
Contro Laocoonte; e prima i corpi
Dei suoi figli orribilmente avvinti,
e l’uno e l’altro serpe a sé li strinse
pascendosi coi morsi delle membra;
e poi lui stesso, in loro aiuto accorso
con l’armi in mano, afferrano ed avvolgono
nelle lor spire smisurate.
Poi due volte in mezzo strettolo, due volte
al collo date le squamose terga,
col capo e l’alte creste lo sovrastano.
Egli strappar quei nodi con le mani
Tentava pur, di sangue e di veleno
Sporche le bende: ed urli al cielo orrendi
Alzava intanto, pari a quei muggiti
Quando un toro ferito fugge l’ara,
scossa dal capo la malferma scure»
Virgilio, Eneide.